Un piccolo “ripescaggio”: un racconto di Flavio Santi uscito sul giornale l’estate del 2009…
Eccomi qua. Tutti a sputar sentenze e a dar giudizi, ma nessuno che si preoccupa davvero di me, nessuno che mi chieda come sto. Ma è mai possibile? In fondo il diretto interessato sono io, no? E che cazzo… Lui, lassù, non va mica tanto per il sottile, anzi, mi usa e mi riusa, pelo e contropelo, manco fossi un rasoio usa e getta. Soprattutto in questo periodo c’ha un surriscaldamento addosso, sarà il buco dell’ozono, saranno i neomelodici napoletani che si spara a nastro, anche se in questi giorni ho notato una preferenza per le pizziche baresi, sarà l’eccitazione per la ritrovata vittoria, ma è una furia. Come? Non mi riconoscete? Va’ là che non mi stupisco, Lui di qua, Lui di là, sempre Lui sulla bocca di tutti e di tutte, Lui dalla prima fino all’ultima pagina, Lui a destra e – a volte, un po’ meno se può – a manca, Lui Lui Lui. E io che sono io manco di striscio… Forse non mi riconoscete perché sono in incognito, eh? Va be’ vi capisco. Comunque io sono io. Il supercalifragilistichespiralidoso, la carta più preziosa del mazzo, il cric di tutta la sua vita, il missile orbitale teleguidato, il fedele gaucho della pampa, il primus inter pares, l’Edgar Hoover dei quartieri bassi, il pasticcone salvavita, il gladiatore del Circo Massimo, il manovratore occulto, la locomotiva della Brianza, il supertelegattone che va sempre più su ù ù ù. Ma da dove credete che venga il biscione? Bella va’ la storia dello stemma dei Visconti, che il biscione si ispira alla nobile tradizione milanese e balle varie, sì se solo un italiano su mille sapesse chi sono i Visconti, ma visto che dura minga, dura no e a sapere chi sono i Visconti sono rimasti ormai i Visconti morti e sepolti al cimitero, a cosa credete che pensava la gente quando vedeva il biscione? Va’ là… Mi ricordo ancora le discussioni: “Vedono il biscione e, tàc, pensano al sottoscritto, eh Marcello, testina, che ne dici?”. Battuta che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come Lui tende a identificarsi con tutto, e così a me manco la gloria resta, manco la soddisfazione che so di vantarmi di aver contribuito alla causa, va’ là… La mia è una vita da mediano. In tutti i sensi, va’ là… Lui centravanti e io mediano…
Ma stavolta ho deciso di venire allo scoperto, di espormi personalmente, non è che posso sempre parlare per interposta persona, no? Anche perché nella mischia poi chi getta? mi getta a me, e che cazzo. E scusate se ogni tanto mi cito.
Che poi non è mica facile stare con lui. Se ci vado d’accordo? Cribbio, dipende. Dipende da tanti fattori, tipo che quando è su di giri, tipo che il Milan ha vinto, è passata una sua legge, la Lega non lo smarona, allora, canchero balordo, siamo molto amici e via a gonfie vele. Allora un po’ mi commuovo, mi sembra di aver ritrovato un vecchio amico, come ai bei vecchi tempi. E chi se li scorda i ruggenti e diamantiferi anni Settanta e Ottanta? quando era tutto un entrare e uscire, un vortice di festa in festa, e io ero un torello che non si fermava davanti a nessuna staccionata, e quando dico nessuna, credetemi, vuol dire nessuna. Io e Lui eravamo una sola cosa, fusa e armoniosa, che so, tipo Starsky e Hutch, Gullit e van Basten, Cip e Ciop, Gianni e Pinotto, Terence Hill e Bud Spenser, la pasta e i fagioli, il Milan e Milanello, Cesare Ragazzi e il suo tuppè, Ernesto Calindri e l’amaro Cynar, Mike Bongiorno e la grappa Bocchino, il Titanic e il suo capitano, Sandy Marton e la sua pianola, people e Ibiza. Così ci chiamavamo, io “People” e Lui “Ibiza”. “Ehi, People, pronto che stasera si va in immersione?”, e io “Vai, Ibiza, che stasera facciamo più centri di Virdis e Van Basten insieme”. Si mettevano in fila queste giovani puledre dinamiche e atletiche, Lui sussurrava con la sua voce flautata “Gradisca…”. Io gradivo, Lui gradiva, loro gradivano, cribbio sembra di essere tornati a scuola quando la prof gli chiedeva i verbi e lui attaccava come un fulmine.
Certo, non era tutto ostriche e champagne. Lo scontro più forte l’abbiamo avuto qualche anno fa, cribbio. Che poi anche io avrei i miei gusti, e che cazzo. Per esempio mi ero preso una bella scuffia per la signora moglie del suo amico (“People, nessun amico, nessun nemico”) presidente: a me il tipo un po’ stagionato come il formaggio di fossa mi garbava molto, più di una volta gliel’avevo fatto capire, ma il mio raggio d’azione, capite bene, è limitato. A certi ricevimenti cercavo di attivarmi come il ramo di un rabdomante e spingerlo verso la luce dei miei occhi, Franca, Franca! Così distinta e modesta, l’esatto contrario di tutte quelle sgallettine svalvoline miagoline che continuava a razziare come un unno in calore. Non c’era verso di fargli apprezzare la classe cristallina di quella donna, per altro accasata e impossibile da raggiungere, un sogno, un sacrificio, una devozione, cui però io, cribbio, come il cavaliere medievale di Lady Hawk, mi piegavo volentieri, nauseato da tutta quella sarabanda che lo circondava. “Che ti succede, People, sei diventato comunista?”. Ma niente: mission impossible. Per me fu una brutta delusione. Cominciai a farmi delle domande, su di me, il mio passato, il futuro che mi attendeva, le aspettative, i sogni, i progetti. Era quella la vita che volevo fare? Sicuro? Era già un periodo che non me la passavo benissimo, intendo fisicamente, cominciavo a sentire i primi acciacchi, ma Lui, niente, non voleva sentirne e mi mandava in missione. E io a scongiurarLo di darmi un mesetto di vacanze, non chiedevo di più, solo un mesetto, di assoluto riposo, che Gli costava?, ma Lui niente, chi Lo teneva?. Alla fine crollai, mentalmente e fisicamente. Brutto colpo. Stress da attività polifunzionali, fu la diagnosi. E che cazzo, te l’avevo detto, Ibiza, ma tu nada de nada. In quel periodo comunque Lui mi fu molto vicino, cercammo insieme di venirne fuori, di trovare una soluzione. Insomma ormai una cosa era certa come i comunisti si fanno i barbecue di bambini: senza un aiutino non me la potevo più passare alla grande. Prima le pastiglie, ma la cosa non lo esaltava, lo vedevo, lo faceva sentire come un calciatore in panchina, poi, luci a San Siro!, il suo medico gli consigliò di farmi fare una piccola operazione, “non invasiva” si premurò subito di specificare, e non aveva manco finito la frase che Lui fischia subito sull’aereo di Stato via per le efficienti terre di Svezia. “Così proviamo in loco, People!” Manco me ne sono accorto. Come funziona? Avete presente quando una ruota di bici è sgonfia? Sì, no? Be’ che fate? Pigliate una pompa e pompate e quella torna come nuova di zecca. Mi seguite? Ecco, il principio l’è istess. Ed è tornato più ruggente di prima. Sì, così Gli sento dire da lassù, certo il giudizio spassionato dovrei darlo io, e dico: come a Portofino negli anni Ottanta, no, quei tempi sono passati e non torneranno più, però adesso ha trovato queste simpatiche signorine del Mezzogiorno d’Italia che vanno aiutate, incentivate. Non ci sta più la Cassa per il Mezzogiorno, però ci sta il suo Ca*** per il Mezzogiorno, scusate la sincerità, ma non è così? Certo che è così, lo vedete benissimo voi stessi. Certo con Lui ci vuole tanta pazienza, però funziona, va’ là, siamo tornati a essere gli amici di un tempo, io al solito il più saggio, Lui il più testina calda. Niente, è come un bambino, Gli piace giocare, non può farne a meno, il problema è che manda avanti sempre prima me…
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