Lo sguardo di Pasolini si era spinto molto lontano, lambendo e intuendo i drammi che oggi viviamo concretamente: la vittoria dello sviluppo sul progresso, la dittatura della televisione, il fascismo di tempi apparentemente democratici, il dominio della pornografia, l’abbrutimento dei ceti medi. Un libro chiaro ed efficace per ripercorrerne la vita e le opere è quello di Roberto Carnero, Morire per le idee. Vita letteraria di Pier Paolo Pasolini (Bompiani, 2010, pp. 208, € 10,50). Il libro rientra in quella categoria sempre più rara, ma di cui si avverte sempre di più il bisogno, del saggio di divulgazione, con uno scopo – pasolinianamente – pedagogico. Spesso la saggistica letteraria è piena zeppa di libri iperspecialistici e strenuamente tecnici, che non parlano a nessuno, relegati nei fondi di magazzino, utili al massimo per vincere qualche cattedra universitaria e niente di più. Il saggio di Carnero, invece, ha una forte spinta esplicativa e divulgativa. Così chi conosce Pasolini potrà approfondire determinati aspetti; chi lo conosce poco o nulla troverà una prima guida utile. Ma la vera punta di diamante del saggio è l’appendice finale, dove si fa il punto sulla morte dello scrittore. Alla luce di tutte le evidenze acquisite (i recenti libri di Gianni D’Elia, l’ultima testimonianza di Pelosi) insistere sulla pista omosessuale appare sempre più limitante e inverosimile. L’omicidio sembrerebbe, dunque, assumere i connotati di un’esecuzione politica, legata probabilmente al caso Mattei, all’Eni e alla P2. All’epoca, del resto, si ammazzava per molto meno, e le ricerche condotte da Pasolini in quel periodo (mentre scriveva Petrolio) lo stavano mettendo in contatto con un mondo parallelo fatto di servizi deviati, informazioni manovrate, corruzioni e omissis. In più la visibilità ottenuta con gli articoli sul “Corriere della Sera” – autentiche sferzate al buoncostume democristiano – lo rendeva sempre meno gradito. Rileggete il famoso articolo che inizia con “Io so i nomi di coloro…”: è un atto di accusa potentissimo ed esplosivo. Scagliato dalle colonne di un giornale all’epoca percepito come la roccaforte del potere borghese e industriale: insomma Pasolini stava cercando di scardinare il potere dall’interno, di farlo implodere, mossa dirompente e rivoluzionaria. Quasi secondo tecniche virali che si svilupperanno con i media successivi: un hacker ante litteram. La riapertura del caso giudiziario è assolutamente necessaria. Per “giungere a una verità chiara e definitiva”, come chiede Carnero.
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Altri materiali pasoliniani. Sono appena usciti Pasolini in salsa piccante di Marco Belpoliti (Guanda, 2010, pp. 144, € 12,50) e Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente del misterioso Giorgio Steimetz (Effigie, 2010, pp. 200, € 19). Il volume di Belpoliti è un libro su Pasolini; invece il secondo è la ristampa di un libro usato da Pasolini stesso, subito ritirato dal commercio, una biografia non autorizzata di Eugenio Cefis, il successore di Enrico Mattei all’Eni. Due libri completamente diversi, ma soprattutto due libri che conducono a strade diametralmente opposte, ma che forse proprio per questo permettono di ricostruire un quadro più ampio e variegato, proprio in quello spirito pasoliniano che esalta la contraddizione come strumento interpretativo. La forza del saggio di Belpoliti sta nell’attenzione riservata all’omosessualità del poeta: un tassello fondamentale, è vero, per capire Pasolini, con tutte le luci e le ombre che esso comporta – pulsioni sadomasochistiche, pederastia ecc. –, anche se non ci risulta che oggi sia un elemento rimosso (“La sorpresa è dunque di scoprire che [...] la sua particolare omosessualità viene rimossa, a sinistra come a destra”), lo è stato in passato, ma non oggi – a riprova, ad es., le pagine di un attento osservatore del mondo omosessuale come il poeta Franco Buffoni. Altro punto forte e originale del saggio è la convincente analisi delle fotografie scattate a Pasolini da un giovanissimo Dino Pedriali nell’ottobre 1975, a poche settimane dalla morte. Non ci convince, invece, la conclusione sull’omicidio, la cui vera connotazione sarebbe essenzialmente sessuale. Ed è a questo punto che interviene il nostro secondo libro, quello su Cefis, che ci dà l’altro aspetto di tutta la vicenda, quello politico: il libro racconta, in toni accesi ma in modo puntuale e informato, la carriera dell’“indomito e raggelante boss dell’economia (statale) italiana”. Ecco, immaginate questo materiale, del resto fatto sparire rapidamente dalla circolazione (perché mai?), in mano all’intellettuale più in vista del momento, che scriveva sul giornale più letto e ascoltato, il quotidiano della borghesia perbene italiana (industriali, politici, massoni, pidduisti ecc.). Insomma, un intellettuale che si opponeva al Potere dall’interno stesso del ventre molle di quel Potere. Forse qualche fastidio poteva darlo, in anni in cui si gambizzava per molto meno. Ecco, leggete i due libri perché sono due documenti importanti, che forse, insieme, ci suggeriscono una ricostruzione credibile: quello di Pasolini può essere stato un omicidio a più livelli, uno più interno, sessuale, e uno più esterno, politico. Partire da questa molteplicità sarebbe già una conquista.
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Elio
14 gennaio 2011 at 20:50
Anche a me è successa la stessa cosa di Ivano. Il mio commento era conseguente all’articolo di “Ed ora prepariamoci al voto”. Dopo INVIO, trovo che è finito sull’articolo di Pasolini. Boh!
elio
14 gennaio 2011 at 20:44
Sono d’accordo con l’articolo. Vedo, come unico leader del PD, almeno allo stato attuale e dati gli interminabili evidenti dissidi interni tra i leader. Ma le capacità politiche di Vendola già da sole gli meritano la posizione. Sono convinto che la base del PD auspica più che volentieri questa scelta.
Cosa credono all’interno del PD? Che il più sprovveduto cittadino non si rende conto che se dal partito escono poche idee e per di più fiacche, c’è una causa diversa che rapporti di forza inconciliabili, dove la sola logica che prevale è quella del “o vinco io o tutti a morte”? Possibile che la base davvero meriti solo questo? e che differenza farà, tra poco, votare destra o sinistra?
Ivano
14 gennaio 2011 at 17:30
non so come mai, il mio commento non voleva essere su questo articolo, ma su un’altro(relativo alla sentenza sullo scudo a berlusconi). comunque, in generale il discorso non cambia. sansonetti impara a fare un contraddittorio(sai cosa sia?) in tv, e non il timido, balbettante manichino, invece di fare l’intellettuale ed il superiore.
Ivano
14 gennaio 2011 at 17:27
ridicoli come sempre, ritiratevi.
renzo
13 gennaio 2011 at 22:08
L’articolo è bello ma c’è una sola cosa che non mi convince. Quanto si può andare d’accordo con il PD? Che oggi ha rischiato la spaccatura definitva?
Se senti Veltroni, chiamparino etc. parlano come Marchionne, bisogna accetare il si all’accordo. Allora se la sinistra o centro sinistra come lo si vuole chiamare và al governo per far fare les tesse cose che vuole marchionne cosa ci và a fare? Vendola potrà essere sostenuto da questa gente? E’ un ottimo politico sicuramente ma come farà a mettersi d’accordo con certi soggetti nel PD? E se accetta certe condizioni sicuramente perde la faccia.