Stasera (venerdì 5) sarò nel “covo nero” di Milano a parlare di antifascismo. Il titolo del discorso che terrò è : «Perché sono antifascista». Dopo averci pensato parecchio su, ho accettato un invito che mi è venuto da “Forza Nuova”. Dopo di me parlerà Roberto Fiore, cioè il leader nazionale dell’organizzazione. Poi ci sarà una discussione e avrò il modo di intervenire ancora. Naturalmente so benissimo quali siano le idee di fondo che ispirano “Forza Nuova” e quale sia la sua storia. Diciamo che “Forza Nuova”, tra le varie organizzazioni politiche extraparlamentari, è quella più vicina alle radici del nazi-fascismo. E per questa ragione qualcuno mi ha già detto: «Non puoi andare lì: la discriminante antifascista te lo impedisce. Se vai lì li legittimi. Se vai lì fai cadere la discriminante». Ho due obiezioni a questo “ammonimento”. La prima riguarda il termine “discriminante”, che allude alla necessità di operare una discriminazione; la seconda riguarda il senso della politica
La discriminazione. La discriminazione – mi sono convinto in questi anni – qualunque discriminazione, è un aspetto negativo e reazionario della politica. Cioè ne è uno strumento oppressivo e totalitario. Le discriminazioni fondamentali che conosco sono quella razziale, quella di genere, quella sessuale. Cioè si riferiscono a quei modi di pensare che pretendono uno stato di inferiorità di alcuni popoli (in genere i popoli del Sud, ma ormai non più solo quelli), o di un genere umano (le donne), oppure di chi nutre un certo orientamento sessuale considerato non normale e destabilizzante. La discriminazione è una idea essenziale per chiunque aspiri a una società ordinata fondata sulle gerarchie. La discriminazione è lo strumento di costruzione delle gerarchie: sociali, culturali, sessuali, di casta. La discriminazione anti-islamica o quella antisemita, oppure la discriminazione anticomunista (in Germania fu introdotta nel 1972 con la riesumazione del berusverbot) o la discriminazione antifascista non sono diverse da altre discriminazioni. Sono comunque lo sbocco totalitario della politica. Cioè il pilastro di una politica che punta alla semplificazione e all’oligarchia. E che si costruisce sull’esclusione. Sulla definizione dei limiti di tollerabilità e sulla separazione tra i buoni e i cattivi. Discriminazione e intolleranza sono la stessa cosa. Alcune discriminazioni razziali o religiose – molto diffuse nell’opinione pubblica italiana - sono odiose, e credo siano le vere nemiche della modernità. Alcune discriminazioni politiche sono, oltre che odiose, insensate, antistoriche. La discriminazione antifascista e quella anticomunista non sono ragionevoli soprattutto perché il fascismo e il comunismo sono due ipotesi politiche tramontate. Questo vuol dire che per me comunismo e fascismo sono la stessa cosa? No, per me non lo sono. La discriminazione contro queste due ideologie però è identica. Quando dico che non ammetto le discriminazioni non intendo dire che nella formazione degli schieramenti politici non debbano esserci punti fermi che servono per separare i campi. Ad esempio io pongo dei valori non negoziabili nel mio fare politica: i diritti uguali per tutti gli esseri umani e il rifiuto della sopraffazione e della dittatura. Discriminazione e definizione dei campi non sono la stessa cosa. Discriminazione vuol dire rifiuto del dialogo con l’altro campo. Mi spiego meglio. C’è una parte del mondo cattolico, per esempio, che non crede nell’uguaglianza dei diritti degli esseri umani. Non riconosce ai gay gli stessi diritti che riconosce agli eterosessuali, non riconosce alle donne il diritto a rappresentare Dio e ad essere sacerdote come lo riconosce ai maschi. Io non posso, facendo politica, stare dalla loro parte; ma non mi sogno nemmeno di dire: discriminiamoli, mettiamoli fuori. O di rifiutare il dialogo. Così come non rifiuto il dialogo con qualche minoranza comunista, che in linea di principio non è contraria alla dittatura (a quella cubana o a quella cinese).
La politica. Non riesco oggi ad avere un concetto della politica diverso da questo: la politica è confronto, dialogo e messa in discussione di idee. Quali idee? Tutte. Io stesso oggi ho un a idea di antifascismo che è molto diversa da quella che avevo dieci anni fa. Per me, dieci anni fa, l’antifascismo era essenzialmente un dogma. La base di tutto. La “materia” della politica democratica. Perché non lo è più?
Credo che non debba più esserlo innanzitutto perché il vecchio antifascismo è stato una delle cause dello sfarinarsi della sinistra e del suo pensiero. Per decenni una idea immobile e idolatra dell’antifascismo ha garantito alla sinistra la sua identità. Gratis. Senza bisogno di pensiero nuovo, senza bisogno di analisi, di critica, di ricerca. Questo ha provocato un rinsecchimento del pensiero della sinistra, che fino alla fine degli anni sessanta era stata una miniera di idee e di innovazione. Dal 1956, più o meno (Ungheria), e in modo ancora più chiaro e limpido dal 1968 (Praga), la sinistra italiana ha capito che nel comunismo c’era qualcosa che non funzionava. Che era irriformabile. Problema gigantesco, devastante. E’ sopravvissuta però senza affrontare questo problema e senza che questo diventasse un ostacolo alla sua esistenza e al suo sviluppo; in che nodo? Appoggiandosi al colosso dell’antifascismo. La sua identità era quella. La sua legittimazione era quella: l’antifascismo. E le permetteva di non dover produrre pensiero politico nuovo. Bastava il pensiero antifascista. E però non era vero. L’antifascismo era pieno di bandiere ma non di idee. Teneva insieme l’armata rossa sovietica – stalinista, totalitaria, stragista – e lo spirito libertario di Giustizia e Libertà. Le bandiere rosse e la Dc. Non aveva una struttura di pensiero: solo di valore, di tradizione, di retorica. Così la sinistra è rimasta senz’anima. Senza mente.
Oggi io penso che dell’antifascismo vada recuperata la parte vera, migliore, moderna. Cioè il suo aspetto libertario. Può tornare a vivere, una idea antifascista, solo se si libera del peso della tradizione comunista e degli imbalsamati valori democristiani, e recupera la sua parte libertaria rivoluzionaria e anarchica. Antifascismo cioè antiautoritarismo, antilegalitarismo, garantismo, antitotalitarismo, antistatalismo… se no non è niente, è roba inutile.
Vale la pena di andare a dire queste cose nel cuore nero del fascismo milanese? Penso che sia il posto migliore dove andare a dire queste cose. Sono convinto che non sia necessario avere paura. Qual è il rischio: di non riuscire a spiegarsi? Di non trovare un linguaggio comune? Può darsi, ma per superare questo rischio bisognerà che qualcuno ci provi.
La legittimazione. Sento l’ultima obiezione: “li legittimi”. E’ una obiezione agghiacciante. Che vuol dire “legittimi”? Dunque c’è una legge che decide chi ha diritto di esistere e chi no? Dunque su questa legge si fonda la sinistra del domani? Spero di no, francamente. Io spero che un giorno la nostra società supererà questa visione medievale e autoritaria della politica. Cioè quella che ha bisogno della legittimazione. Del Papa, del re, del partito. Trovo odiosa persino questa parola. Legittimazione. Tutti sono legittimi, e nessuno – per fortuna – né io, né un gruppo politico né un giudice né il presidente della Repubblica hanno il potere di legittimare o delegittimare. Chi crede che le cose stiano così è prigioniero di un passato talmente vecchio che non riesco più nemmeno a ricordarmelo.
Questo pezzo era già in pagina. E’ l’editoriale del numero de Gli Altri che potete trovare in edicola da oggi (in alcune città da domani). Poi nelle ultime ore ho subito moltissime pressioni perché ci ripensassi. Mi dicevano tutti: non ci andare, è un errore. Ho deciso di non andare e ho inviato questa lettera agli organizzatori di Forza Nuova.
Carissimi,
mi dispiace molto, ma non sarò alla vostra iniziativa di venerdì. Anche se so benissimo che l’avevamo concordata insieme.
Non ci sarò per una ragione molto semplice:
tutti i miei amici, i miei compagni, i miei fratelli – tutti, proprio tutti – mi hanno detto in queste ultime ore che non devo andare. Sapete, a me piace fare le battaglie minoritarie. Non sono mai stato in maggioranza in vita mia. Però, una cosa è essere minoranza, anche piccola minoranza, una cosa diversa è sentirsi assolutamente solo. Penso che talvolta bisogna avere l’umiltà di pensare: “Forse sono io che sbaglio”. E di considerare l’ipotesi che l’anticonformismo, quando è assolutamente isolato, diventa goliardia.
Carissimi, mi dispiace per i danni che vi creo con questa mia decisione così tardiva. Ma è inevitabile. Per me è una sconfitta: in politica esistono le sconfitte, anche se in genere le si nega. Resto convinto che il dialogo sia l’unica forma civile di rapporto tra esseri umani. Il dialogo con tutti. Tutti. Penso che prima o poi riusciremo a riprendere il dialogo anche con Voi.
Vi faccio gli auguri di buon lavoro. In bocca al lupo
Piero Sansonetti
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Aribandus
5 marzo 2011 at 03:40
Ho letto poco, ho letto la prima parte, e l’ultima, e i primi tre commenti, e ho subito capito l’antifona. Io non sono di sinistra, ma potrei anche esserlo, ma anche no. Non voglio essere veltronico con questo “ma anche no”, voglio solo essere uno che pensa, e quando uno pensa, pensa davvero, significa che può anche ritornare sui suoi passi e riprendere una strada migliore. Pensare significa migliorarsi, migliorarsi significa non fossilizzarsi ma evolversi e seguire i tempi, per non restarne travolti, come fa la sinistra. Sbagliato, quindi, anche quello che vedo espresso nel commento, “L’umiltà non centra una sega bisogna avere coraggio di portare a temine le proprie scelte giuste o sbagliate che siano.”… No, le idee non si portano avanti se sono sbagliate, perché è stupido, perché non significa usare il cervello. Le idee vanno migliorate, quindi anche cancellate se serve, o posticipate. Ad entrambi gli estremismi un po’ di filosofia cinese farebbe bene, perché ogni tanto bisogna cedere, solo così si può andare avanti, l’acqua è morbida ma porta avanti la sua forza perché si adatta, quindi abbatte anche le montagne.
Io ammiro, Sansonetti, uno dei pochi di sinistra che ammiro, e sapete perché? Per quello che ho detto, sa pensare, quindi E’. Non è manipolato, e queste persone, come lui, sono le sole che possono portare avanti la vostra Sinistra, perché gli altri, quelli fossilizzati, anche negli errori, la distruggono, ve la distruggono. Mentre le persone non legate agli schemi, non solo sono le uniche in grado di migliorare le cose, in tutto, scienze comprese e soprattutto, ma sono in grado di vedere molto più avanti, ma soprattutto di vedere, e sono quindi delle preziose risorse.
Forza Nuova non se la deve prendere più di tanto, trovarsi davvero soli a Sinistra, perché la sinistra è dappertutto, ed è spesso pure violenta, non è facile per nessuno, neanche per gli eroi.
Io che non sono di sinistra, ripeto, se non fosse per persone come Sansonetti, anche come l’Annunziata che comunque non è più un fossile come una volta, fosse per i leader del vostro PD che ritengono che essere “Opposizione” sia essere contro di princìpio, sareste già estinti, vi avrebbero estinti, letteralmente, lo siete già, quasi.
Perché vedete, l’evoluzione umana… non può prescindere dal dialogo e dal confronto, perché è l’unico modo per capire i propri errori e quelli altrui, è l’unico modo per migliorare sé stessi e e gli altri (nelle loro cazzate), è l’unico modo per non sotterrare quel bene prezioso che è il cervello. Perché io non sono di sinistra, ma per me è un piacere parlare con un comunista, per dirne una, non ho alcun problema, perché son sicuro che da lui, ma anche da uno di destra, e anche da uno di centro, etc, so di poter imparare qualcosa. E ho amici comunisti.
La vita, non è la curva dello stadio, o sei Sud o sei Nord e basta, e insulti e botte da orbi… solo gli animali fanno così, anzi nemmeno loro, mentre noi siamo esseri umani.
Se la sinistra fosse stata composta da persone come Sansonetti, o altre, come lui, perché ci sono, io avrei potuto anche votare la sinistra, perché contano le idee, non le bandiere, le bandiere vengono dopo, non prima. E le idee purtroppo vanno aggiornate ai tempi, altrimenti si rimane davvero sempre più isolati dal mondo, è non è colpa del mondo, perché il mondo non può fare altro che evolversi.
Quindi, non può essere definito schiavo, o sottomesso al padrone, chi è libero di pensare e sa evolversi, ma è schiavo colui che rinchiuso in una gabbia ideologica non sa evolversi, cioè migliorarsi.
Quindi non odiate, ve lo chiedo umanamente, le persone che semplicemente parlano e discutono con chi appartiene a una sponda diversa, perché non c’è niente di male e nulla da temere, perché chi è in grado di fare questo, significa che è talmente libero che non verrà mai condizionato da altri ma solo dal suo (proprio) ragionare. Significa che questa persona è in grado di ascoltare (che non significa ubbidire, semplicemente poterla veder più lunga), significa che questa persona può arricchire enormemente sé stesso , e in questo caso la vostra Sinistra. Dovreste stendergli un tappeto rosso, no dirgli su.
Lui non è passato all’altra curva, è andato solo a curiosare, e a far capire che nella vostra curva ci sono persone e idee interessanti, quindi non merita questo astio e queste pressioni.
Non dovete temere il dialogo, perché se i vostri ideali sono davvero forti, sono davvero validi, allora sono invincibili e sopravviveranno addirittura senza di voi (o di me). Se invece si teme il dialogo allora c’è qualcosa che non va, si può nascondere la paura con l’aggressività e l’odio, ma oltre a fare, e farsi, male non cambia nulla, perché c’è sempre qualcosa che non va.
Chi invece si sente forte, anche dei suoi ideali, guardate Gandhi, non odierà mai nessuno (non sarà mai razzista) e migliorerà sé stesso e la sua causa confrontandosi con tutti.
Un uomo forte, e sicuro, (o una donna, chiaro) non temerà mai il dialogo, con nessuno. Anzi, addirittura inviterà a casa sua la persona più diversa da lui (o lei).
Sansonetti, non so se se lo ricorda ma io sono quel ragazzo che qualche anno fa, durante una manifestazione in un’altra città del nord, la salutò e sorridendo le disse che sul suo blog parlava ogni giorno male di voi… e lei mi chiese sinceramente stupito “Perché?!”, poi le dissi che scherzavo e me ne andai.
Io ho letto davvero poco di quello che scrive, motivi di tempo, le sue idee non le condivido del tutto, ma la stimo davvero molto, lei è una persona intelligente, a sinistra non credevo ma ce ne sono davvero poche (mentre sono molte le furbe), ed è un grand’uomo, non posso non ammirarla.
Le persone come lei sono le uniche che possono creare un opposizione degna di chiamarsi tale, di Sinistra, e perché no, un giorno anche un governo di sinistra, ve lo auguro perché significherà che sarete usciti tutti, finalmente, dall’ottusità politica globale e dalla stupidità universale. Questa vostra rivista può aiutarvi, molto, a sinistra, e lo spero per voi.
Ultima cosa e poi me ne vo’, io ammiro molto certa sensibilità non della sinistra ma propria dei comunisti, però questo loro odio veramente stona, e mi dispiace vedere quelli di destra continuamente discriminati, perché da quanto posso vedere vi assicuro ci sono delle buonissime persone, e da quanto ne so siamo tutti esseri umani, quindi fondamentalmente tutti fratelli. Non bisogna essere troppo schiavi dei simboli, bisogna prima di tutto essere esseri umani, il resto viene da sé.
Un saluto a tutti.
emiliofido
13 febbraio 2011 at 15:40
questa chicca me l’ero persa .Sansonetti , ma vai a blaterare un po’ con i tuoi compagni (absit inirua verbis) di merende come Forbice o Vespa e poi, magari, fuggi ad ASntigua con il Berlusca.Ci guadagnerà l’Italia intera
Rosanna
25 gennaio 2011 at 11:10
Oh Piero ma che discorso è? Sei così convinto che ti fai convincere dagli “amici” ad abiurare? Se sei veramente convinto, non devi tirarti indietro. Se non sei veramente convinto, non devi cercare scuse.
Personalmente, condivido il tuo discorso fino al punto in cui ti smutandi perchè ti senti solo. Capisco il sentirsi solo ma – deh – è lo smutandarsi che mi pare poco rispettoso, anche nei confronti di chi ti legge.
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Jacopo
29 novembre 2010 at 21:33
Sono sempre stato tendente a destra, ma allo stesso tempo non ho mai condiviso l’estremismo di Forza Nuova, anche se forse, il movimento di Fiore, è forse nel panorama politico uno dei pochi coerenti, di questo ne và dato atto, anche da chi non condivide i principi e le idee del movimento Forza Nuova.
Allo stesso tempo, ho sempre stimato Sansonetti, ritengo che sia uno dei pochi del panorama della Sinistra con il quale si possa avere un dialogo, un confronto e un dibattito costruttivo e leale (non a caso i fanatici di quella estrema-sinistra becera lo cacciarono dalla direzione di Liberazione); quindi, personalmente non capisco questa rinuncia di Sansonetti a partecipare all’incontro con Forza Nuova, lo avrei capito da altri della Sinistra, di quella Sinistra, che sà solamente insultare, contestare, ecc senza prima ascoltare e avere un confronto.
Questa volta, Sansonetti ha voluto seguire i consigli di chi lo circonda, rinunciando alla politica del “dialogo con tutti” della quale lui è uno delle persone più convinte. Mi spiace, e forse anche un pò deluso, da questa scelta di Sansonetti, che comunque continuo a stimare molto.
alessandra
21 novembre 2010 at 14:19
ragazzi Sansonetti ha invitato a Lamezia fascisti e mafiosi, e latra robaccia del genere…ma vi rendete conto?
Andrea
19 novembre 2010 at 00:35
Mah…a me più di tutto mi preoccupa il cosiddetto “buon lavoro” di Forza Nuova, così come augurato da Piero Sansonetti ai militanti del partito di Fiore.
Speriamo che non portino mai più a compimento nessun “lavoro” piuttosto…
luxd88
12 novembre 2010 at 21:30
in italia sono tollerati e fanno carriera ladri, assassini, pedofili, politici corrotti, arrivisti, ma il fascista no. non mi sento italiano per fortuna.
Rosario Conte
11 novembre 2010 at 00:29
voi degli altri siete fantastici! mi fate divertire davvero!
un pò come quando sansonetti usava liberazione per fare propaganda a vendola asserendosi super partes! continuate così, vi preferisco al vecchio Cuore!
ragazzi, farsi amici i fasciti e dar contro agli antifascisti per amore di quella libertà che i fascisti vorrebbero sopprimere è splendido
Marco Valisano
10 novembre 2010 at 20:48
Credo che l’ articolo di Piero sul perchè si sente antifascista meriterebbe una considerazione diversa da quella che la maggior parte di voi gli sta dando. I temi da lui affrontati sono di enorme spessore, non solamente per il caso peculiare di fascismo e antifascismo. Discriminazione, legittimazione.
Come si può essere socialisti, o comunisti, o anarchici, o in ogni senso di sinistra, se si accettano discriminazioni? Come si può pensare di essere noi in grado di legittimare il pensiero di altri? Come si può definirsi democratici se non si dà la possibilità ad una minoranza di avere un volto? Questo è autoritarismo, vecchia prigione ideologica nella quale la sinistra ha dimostrato di poter finire, ma che non posso credere le sia propria. Lasciamo perdere la realpolitik, la questione è di principio. E sui principi non si negozia, non si scende a compromessi.
Demonizzare, o santificare, è quanto mai dannoso nell’affrontare un qualsiasi tema, impedisce di comprendere, nel bene e nel male.
Mi duole constatare che lo studio, attitudine ed impegno indispensabile per una sinistra degna di questo nome, viene lasciato morire, e che la dicotomia tra il bene e il male si riaffacci (ammesso che abbia mai lasciato il balcone) nelle menti.
A mio modo di vedere, Piero ha commesso un solo errore, proprio in virtù dei pincipi da lui stesso espressi: non è andato a spiegare a Forza Nuova perchè si sente antifascista.
(A)
10 novembre 2010 at 17:26
la verità unica e sola è che l’ unico modo di smuovere un pò d’ interesse attorno a sta specie di giornale, e far parlare di se è aderire alle più fetenti e nefaste iniziative fasciste che riesce a trovare in giro, la prossima è la riabilitazione del boia chi molla: poi non piagnete se finite appesi a un lampione…..
alessandra
10 novembre 2010 at 00:37
e che c’entra la sinistra rivoluzionaria con Scopelliti?