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Fiom, spartiacque per la sinistra

Ritanna Armeni Pubblicato da
il 14 ottobre 2010.
Pubblicato in Diritti, gli Altri, Lavoro.

Sarebbe bene che la sinistra tutta, a cominciare dal Partito democratico,  partecipasse  con convinzione alla manifestazione della Fiom, il prossimo sabato. E ringraziasse questa organizzazione sindacale che dà l’opportunità di definire la sinistra distinguendola dalla destra su questioni più serie e importanti di quanto si sia fatto finora. Andando alla manifestazione della Fiom o, all’opposto non andandoci, ci si schiera sulla condizione di lavoro in fabbrica, sull’atteggiamento e sul comportamento della Fiat e del suo amministratore delegato Marchionne, sulle risposte da dare alla globalizzazione. Problemi seri che almeno per una giornata  metteranno da parte scandali e giudici, cricche e veline, case a Montecarlo e appalti illeciti.

Finora il Pd non l’ha fatto. O almeno non l’ha fatto con la sufficiente chiarezza e determinazione. Ha preferito sposare la vulgata dei grandi giornali nazionali e, di fronte agli attacchi di Marchionne,  in sostanza, ha sostenuto la seguente posizione: siamo di fronte ad una scelta obbligata per un’azienda che vuole mantenere la sua competitività nella globalizzazione. Il mercato “oggettivamente” esige scelte drastiche. E’ il governo che, se mai, deve intervenire per evitare che queste scelte “oggettive” e “obbligate” ricadano sui lavoratori.

Ora l’assenza di una politica economica del governo italiano è evidente. Contrariamente a quello che è avvenuto in altri paesi europei e negli Stati Uniti nulla è stato fatto per rispondere agli effetti della crisi, per adottare misure di sostegno allo sviluppo. Ma è altrettanto evidente che le imprese, la Fiat in testa, sono soggetti che fanno delle scelte anche nella globalizzazione, anche nella ricerca della competitività. E’ una scelta, ad esempio destinare come fa la Fiat solo il 4 per cento del suo fatturato in innovazione. E’ una scelta puntare su un minore costo del lavoro andando in Serbia o in Polonia. E’, ancora, una scelta puntare sulla qualità della produzione come hanno fatto le aziende dell’auto tedesche. E’, infine, una scelta chiedere di rinunciare ad un diritto costituzionale come il diritto di sciopero. Non risulta che altre aziende lo facciano. Le decisioni aziendali esistono eccome. Non vederle e parlare di oggettività significa, di fatto, appoggiarle anche se poi si mostra preoccupazione per la condizione dell’occupazione  e dei lavoratori.

Sarebbe bene che la sinistra, tutta, andando alla manifestazione dicesse che cosa pensa fino in fondo dell’accordo di Pomigliano perché esso non è – contrariamente a quel che si dice – un’eccezione che nulla tocca nel sistema sociale e contrattuale. Pomigliano è stato e vuole essere un laboratorio sociale. A partire da lì si vuole estendere un modello di impresa sul quale si ha il dovere di pronunciarsi. A Pomigliano si limita il diritto di sciopero così come è previsto dalla Costituzione. La sinistra è d’accordo? Si peggiorano con la minaccia del posto di lavoro e della perdita del salario le condizioni di lavoro. E’ un ricatto accettabile aspettando tempi migliori? Si dice ai lavoratori che se vogliono continuare a lavorare devono stare zitti e buoni cioè devono rinunciare a contrattare. In fabbrica si accetta e basta altrimenti ci sono nel mondo operai che non aspettano altro che il trasferimento delle linee di produzione nel loro paese per poter offrire il loro lavoro a basso prezzo. Anche questo fa parte della “oggettività” del mercato e della globalizzazione?

O non è forse più probabile che la Fiat di Marchionne abbia già deciso di spostare il suo asse negli Stati Uniti, di diluira l’azionariato italiano, e che Fabbrica Italia sia stata uno specchietto per fare accettare la chiusura di Termini Imerese e l’accordo di Pomigliano?

Sarebbe  bene davvero che la sinistra tutta  andasse alla manifestazione di sabato perché troverebbe qualcuno che spiegherebbe che i lavoratori metalmeccanici sono con la Fiom. E gli ultimi dati del tesseramento. che non hanno l’onore delle cronache, stanno là a dimostrarlo. La Fiom ha chiuso il tesseramento 2009 con 363.569 iscritti, con il maggior incremento degli ultimi 30 anni. E il 20 per cento sono lavoratori che aderiscono per la prima volta al sindacato. Si tratta di un dato politico importante. C’è una condizione operaia oramai negletta di cui gli articoli dei giornali non danno alcun conto, ma, che, evidentemente è rappresentata dalla Fiom.

Sarebbe bene che ci andasse, infine, per mettere in chiaro che in una società moderna il conflitto esiste. E che esso si può vincere o perdere, ma che ha comunque un ruolo propulsivo. E’ esattamente quello che la Fiat nega, affermandone l’inutilità e la inevitabile ancora una volta “oggettiva” fine. Ieri la Francia si è fermata per un grande sciopero  che è la quinta mobilitazione generale contro le pensioni. Altre seguiranno in un braccio di ferro col governo nel quale la maggior parte dell’opinione pubblica sostiene i sindacati. E davvero difficile dire che è finita l’era dei conflitti. Quel che succede in Europa, non solo in Francia, lo dimostra.

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2 Responses to Fiom, spartiacque per la sinistra

  1. francesco arcuri

    23 ottobre 2010 at 00:03

    Non molto tempo fa “qualcuno” (ricordate chi?) dichiarò che per risolvere i problemi dell’economia l’Italia doveva prendere esempio dalla …CINA.
    Quel “qualcuno alla manifestazione c’era, ma non ci ha mai detto se, per la Cina, si riferiva ai salari (bassi) agli orari di lavoro (lunghi), alla sicurezza sul lavoro (quasi inesistente) alla contraffazione (questa sì elevata) o alle libertà democratiche (inesistenti).
    Veniamo al dunque.
    Premesso che limitare il diritto di sciopero come previsto dalla Costituzione, è inaccettabile e che altrettanto inaccettabile è il “prendere o lasciare” imposto dalla Fiat, quale è l’alternativa?
    Non certo il conflitto (che si risolverebbe solo in una perdita dei posti di lavoro in Italia) o 100 manifestazioni oceaniche (che aggraverebbero la situazione e non salverebbero l’occupazione), ma il confronto ed il monitoraggio dell’andamento aziendale: PRETENDERE che un di eventuale maggior utile non ne traggano vantaggio solo gli azionisti Fiat ma anche i lavoratori che quell’utile hanno prodotto.
    Lo sciopero in Francia per l’innalzamento dell’età pensionabile da 60 a 62 anni? Il coinvolgimento degli studenti e dei giovani?
    Senza prendere esempio dalla Cina, “qualcuno” vuole spiegare ai giovani che se non si aumenta l’erà pensionabile, se non si riduce il debito pubblico (e gli interessi che paghiamo per il debito pubblico), TUTTE queste spese le pagheranno le future generazioni, che forse per loro non ci sarà NESSUNA pensione?

    Anche questo fa parte della “oggettività” del mercato e della globalizzazione?
    Francesco Arcuri

  2. marco

    14 ottobre 2010 at 20:09

    Questa manifestazione puo’ essere importante davvero ma questo non e’ scontato. Puo’ essere importante perche’ mettera’ insieme operai e i moltissimi studenti che parteciperanno con le loro parole d’ ordine. Probabilmente saranno presenti in maniera visibile anche una sinistra diffusa e movimenti diversi. Il rischio e’ che questa mobilitazione, che sara’ sicuramente grande, non trovi obiettivi su cui muoversi insieme e giudizi comuni sul grande disagio sociale che c’e’ attualmente in Italia e che continuera’ anche se Berlusconi dovesse uscire di scena. Comunque potrebbe essere un inizio di qualcosa, speriamo sia un buon inizio.