Socialize

FacebookTwitter

(B-Day. Seconda parte). Ahi, Silvio, domani è un brutto giorno

Andrea Colombo Pubblicato da
il 29 settembre 2010.
Pubblicato in gli Altri, Politica.

Il conto preciso è incerto: è invece appurato che Silvio Berlusconi veleggia molto al di sotto dei 316 voti necessari per governare senza l’ipoteca dei finiani. Sulla carta il suo governo sembrerebbe uscito rafforzato dalla turbina estiva: 342 voti, qualcuno in più di quanti ne prese nel 2008. Solo che di quei 342 voti 331 vengono dai finiani (togliendo dal gruppo di 35 deputati di Futuro e libertà i due voti già negativi di Granata e Tremaglia, quello di Menia che non ha fatto in tempo a votare e quello di Fini che, in quanto presidente dell’assemblea, non vota) e quattro dall’Mpa di Lombardo (un assente sul gruppo di cinque deputati). Gente di cui Silvio si fida poco, Bossi per niente e anche così peccano entrambi di ottimismo.
Per tornare al pallottoliere, siamo a quota 307: i conti non tornano neanche sommando il voto di a favore del Pdl Pittella (un altro che non ce l’ha fatta a tornare in aula in tempo) e del prode Calearo, che ieri si è astenuto perché, non essendo il suo voto determinante, gli è parso elegante non prendere a schiaffoni senza motivo i suoi elettori veneti. Eh sì, perché trattasi proprio di quel Calearo, già presidente di Federmeccanica, che Veltroni aveva voluto piazzare come capolista del Pd in Veneto. Un geniaccio quel Walter.
Calearo o non Calearo, il Cavaliere sempre sotto il quorum necessario per ottenere la fiducia senza dover bussare da Fini e Lombardo rimane, ed esce quindi strapazzato di bruttissima dalla giostra parlamentare che è andato preparando per quasi un trimestre. Come se non bastasse, poi, ci si mette l’imminente nascita del partito di Fini, annunciata giusto per l’occasione e destinata a rendere tutto ancora più difficile.
In realtà non è neppure questione di numeri. Se quei 316 voti ci fossero stati, o se almeno Silvio lo sconsiderato fosse arrivato a lambirli, l’effetto propagandistico e quello psicologico sarebbero stati notevoli, ma sul piano strettamente politico le cose sarebbero cambiate di poco. Sempre e comunque Berlusconi avrebbe dovuto perdere il sonno e quel poco di tenuta nervosa che gli resta cercando di quadrare il cerchio tra i sostenitori meridionali e i leghisti, con sul tavolo questioni incandescenti come il federalismo fiscale o l’esasperazione del sud per i fondi saccheggiati dal governo e trasferiti a nord. E’ una missione impossibile e i primi a saperlo sono proprio i leghisti, che hanno ricominciato subito a scalpitare.
Bossi non l’ha mandata a dire. Nemmeno avevano fatto in tempo a leggere i risultati della conta e già sbraitava che i numeri sono stretti e che è sempre molto meglio seguire la via maestra, al secolo la conta vera, quella elettorale. Maroni nemmeno aveva aspettato il voto: si era fatto sorprendere nel primo pomeriggio dai cameramen della 7 mentre, in una conversazione privata con Franco Giordano e Nichi Vendola, palesava la propria convinzione sulla estrema probabilità di un voto in primavera. Poi sono arrivate le cifre e la convinzione deve essersi fatta certezza. Del resto l’assenza dei ministri leghisti dai banchi del governo durante la replica del gran capo era di per sé eloquente.
I guai inizieranno subito, già domani, quando arriverà alla Camera lo spinoso nodo del pedaggio per il Gra a Roma, una faccenda che solo a sentirla nominare i padani vedono rosso. Un antipasto. Il piatto forte, la sfiducia nei confronti di Umberto Bossi, arriva la settimana prossima, e d’ora in poi sarà tutto così, grana per grana, leggina per leggina. Per Silvio sarà difficile l’ordinaria amministrazione, figurarsi le fiabesche grandi riforme con cui ha intrattenuto ieri i telespettatori (non i parlamentari: tra quelli non ce n’era è uno, neppure tra i suoi, che lo prendesse sul serio. Bastava guardare la faccia costernata di Giulio Tremonti per accorgersene).
La corsa alle elezioni è iniziata e ci si augura che i leader del Pd, dopo essersi baloccati a vuoto (o peggio) sinora, si decidano a capirlo e comincino a darsi da fare per non uscire dalla prova con le ossa ancor più rotte del solito. All’uopo si consiglia di internare momentaneamente Walter la volpe. Prima che tiri fuori qualcun’altra delle sue trovate brillanti, modello Calearo.

Be Sociable, Share!
Puoi seguire gli aggiornamenti di questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Both comments and pings are currently closed.