29 settembre: buon compleanno a Berlusconi
Il 29 settembre, giorno del suo compleanno, Berlusconi si avrà un gran bel regalo facendo il suo discorso “da statista” in Parlamento. Gonfierà il petto [«Vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il fascismo fosse finito»], avocherà a sé ogni responsabilità [«Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere»], sfiderà qualunque opposizione [«Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda!»]. Forse non sarà necessario chiedere la fiducia e fare la conta della maggioranza [«Un discorso di siffatto genere può condurre, ma può anche non condurre ad un voto politico»]. Berlusconi ha sempre la maggioranza perché non c’è ancora alcuna alternativa. E se prima o poi andasse in minoranza, spazzerà via ogni ricerca parlamentare di altre maggioranze [«Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò»] chiedendo nuove elezioni e vincerà di nuovo.
Il 29, fisserà i cinque punti del suo governo del fare e varerà presto le sue leggi berlusconissime. Al centro, l’accentuazione del federalismo. Bossi ha già il suo Parlamento padano senza bisogno di aspettare la secessione: è di stanza a Montecitorio.
La guerra tribale apertasi nella destra italiana non promette nulla di buono. Non c’è solo la guerra fra Berlusconi e Fini – messo sotto tutela, e il cui compito istituzionale di presidente della Camera non potrà che essere guardingo –, da cui Bossi si è sfilato sicuro di poterci solo lucrare. Si è aperta anche una guerra tra il Popolo delle libertà e la Lega nei territori padani: il pugno di gerarchi – dalla Gelmini a La Russa, da Sacconi a Brunetta – che ha aperto l’offensiva, per frenare la prevedibile ma futuribile emorragia di voti e per riprendersi l’attualissima influenza e il consistentissimo potere, insegue la Lega sui suoi temi, scavalcandola in proposte reazionarie. Così, se alla scuola di Adro mettono i simboli leghisti, La Russa e Gelmini propongono l’addestramento paramilitare nelle scuole; se Maroni dice che intensificherà le operazioni di polizia al Sud, La Russa dice che bisogna mandarci l’esercito; se Calderoli parla male dei forestali in Calabria, Brunetta dice che senza la Calabria l’Italia starebbe meglio. Berlusconi si muove su uno scenario più ampio: accoglie come un principe Gheddafi perché funga da braccio armato contro gli immigrati, e se Sarkozy espelle i rom si schiera a sua difesa contro tutta l’Europa.
L’Italia s’è destra.
Francesco Verderami, sul Corriere della Sera del 25 settembre, per non mostrare scandalo – siamo uomini di mondo – rispetto lo spettacolo offerto dal groviglio di porcherie intorno l’appartamento di Montecarlo, ha evocato il braccio di ferro fra Chirac e Sarkozy per la guida della destra in Francia dove ci si accapigliò persino per i rimborsi dei chilometraggi delle auto di servizio. In realtà, lo scontro fu molto più pesante, riguardava la vendita di navi da guerra, la costituzione di società finanziarie all’estero e c’erano invischiati con prova provata i servizi segreti. Ma lo schema non è completo. Sarkozy conquistò la guida della destra e l’eredità politica di Chirac non solo piegando Villepin con ogni mezzo ma battendo soprattutto Le Pen – che era arrivato a contendere la presidenza della Repubblica – sul suo terreno di propaganda elettorale: l’immigrazione. Qualcuno ricorda la racaille, i ragazzi sparati nelle cabine telefoniche, le periferie in fiamme?
Temo che sarà questo il nostro futuro prossimo: la corsa a chi dice cose più di destra. Su tutto, su ogni singola cosa.
Mi chiedo cosa ci rimanga a fare l’opposizione in Parlamento, quando la guerra tribale dentro la destra ha completamente “sequestrato” il ruolo di contestazione, di proposta, di mediazione: se Granata o Briguglio parlano del regime come la Finocchiaro e Leoluca Orlando, e forse con più crudezza, se Bocchino e la Bongiorno limano il lodo Alfano meglio di Enrico Letta e Fioroni, che ci stanno a fare Bersani e Di Pietro lì?
Per me, è il momento dell’Aventino. Se nuovi scenari vanno costruiti e legittimati, è altrove.
Intanto, buon compleanno, presidente. Che ti vada storto lo champagne.
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TINTUNTA
6 ottobre 2010 at 03:43
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6 ottobre 2010 at 02:42
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mariolino
29 settembre 2010 at 20:21
grande caminiti !
Lanfranco Caminiti
29 settembre 2010 at 18:41
egregio cecco beppe,
quaquaraquà, se lo lasci dire, si scrive così.
la citazione viene da sciascia.
lui aggiungeva pure i pigliainculo.
veda un po’ lei.
francesco giuseppe
29 settembre 2010 at 14:22
“Molti nemici,molto onore”.Ma questi non si possono chiamare neanche nemici.Sono una miscellanea di:invidiosi,inconcludenti,beceri,ominicchi e quaquaraccua’.Tanti auguri Presidente!Lunga vita a Lei.L’Italia ha bisogno di Lei.Qanti sono 54 ?ah,ah,ah.Veramente, a vederLa in televisione,sembra un “giovinetto”.Presidente,lasci che continuino a schiattare tutti d’invidia.Buon Compleanno.E sempre avanti!
Sergio Guagliumi
27 settembre 2010 at 22:56
Amarcord…. “Ma che ci stiamo a fare al governo (allora Prodi)?” E adesso “Ma che ci sta a fare l’opposizione al parlamento”. Ma Berlusconi di cosa si preoccupa? A sinistra ci sono solo dei polli.
MAURO1
27 settembre 2010 at 21:35
Brutta bestia il comunismo!! Acceca e riduce il cervello in pappetta. C’è chi beve per dimenticare. Chi si droga. E chi è comunista.