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Video di Fini: una proposta di tregua. Berlusconi accetta o va allo scontro?

Andrea Colombo Pubblicato da
il 26 settembre 2010.
Pubblicato in gli Altri, Politica.

Si è fatto attendere per estenuanti ore e quando infine è arrivato sugli schermi, con tempismo perfetto, in stretta sincronia con i Tg della sera, Gianfranco Fini ha deluso quanti si aspettavano la stoccata finale, le parole al vetriolo che avrebbero di fatto aperto la crisi.

Politicamente, il senso del suo intervento è una proposta di tregua. Un cessate il fuoco di brevissima durata, utile solo a evitare che la situazione precipiti nei prossimi cinque giorni. Passati i quali si potrà tranquillamente riprendere a sparare.

Da giorni e giorni palazzo Grazioli lancia segnali non equivocabili, confermati dalle confidenze dei soliti “pontieri”. Il capo prepara la carica. E’ sempre più tentato dall’idea di trasformare il discorso in aula del 29 settembre in una requisitoria contro Gianfranco Fini, tanto violenta da rendere impossibile ai 35 deputati di Futuro e Libertà un voto favorevole, concesso esclusivamente per evitare la crisi e le elezioni anticipate. Il Cavalier furioso non esclude neppure il ricorso all’ “arma-fine-di-mondo”: una richiesta aperta e solenne di dimissioni del presidente della Camera.

Fini avrebbe potuto anticiparlo scatenando lui l’attacco nel videodiscorso di ieri. Non lo ha fatto. Non ha alcuna intenzione di accollarsi la responsabilità di aver reso inevitabile la crisi, tanto più che la saldezza del suo gruppo parlamentare è ancora malcerta. Per una parte almeno di quei 35 deputati e 10 senatori sarà determinante vedere quale dei due contendenti farà saltare l’ultimo ponte.

Inoltre, Fini sa bene che dentro il Pdl la situazione è molto meno tranquilla di quanto non appaia. Certo non gli sfugge il malcontento che serpeggia nel cuore dello stato maggiore berlusconiano, e che coinvolge persino Gianni Letta. Ma, per sperare di trovare una sponda da quelle parti, il presidente della Camera deve evitare di passare per il guastatore che ha reso ineluttabile il tracollo. Non a caso ha fatto in modo di rabbonire nel suo discorso proprio Letta, furibondo per le accuse mosse dai finiani ai servizi segreti e dunque, indirettamente, a lui.

Dunque il presidente della Camera non ha affondato la lama. Ha usato sì gli ormai consueti toni durissimi nei confronti dell’ex alleato, però ha anche chiesto di fermarsi sull’orlo del baratro. Ha fatto capire che da una prosecuzione della guerra dei dossier nessuno si salverebbe. Ha messo sul tavolo persino la possibilità di lasciare spontaneamente l’alta carica, ove venisse accertato che la maledetta casa è proprietà del cognato locatario. Ha concluso ammonendo il Sommo: qualora scegliesse la spallata, tutti capirebbero chi si è reso responsabile della deflagrazione decisiva.

La scelta finale spetta dunque a Silvio Berlusconi, a un premier che, fosse per lui, non esiterebbe un secondo a far saltare il tavolo ma ancora esita proprio perché, a sua volta, quella responsabilità non intende prendersela, e poi perché teme le manovre che mirano a rinviare le elezioni il più a lungo possibile. Sa che, una volta aperta la crisi, diventerebbero frenetiche.

Nelle scorse settimane, più che dell’acquisto di deputati pronti a rimpiazzare i finiani, re Silvio si è occupato di conquistare qualche senatore: tanti da rendere impossibile la costituzione di una maggioranza a sostegno del governo tecnico a palazzo Madama. E’ convinto di avercela fatta ma nessuno meglio di lui sa che, in casi del genere, di certezze non ne esistono. Meno che mai nell’eventualità, tutt’altro che remota, di trovarsi contro il presidente della Repubblica.

Di qui a mercoledì prossimo, Silvio Berlusconi dovrà risolvere il suo dilemma. Forse prevarrà la rabbia da cui si fa sempre più spesso guidare, e  in quel caso non gli ci vorrà molto a provocare i finiani costringendoli a negare il proprio voto. Forse, invece, opterà per la prudenza e si adopererà per rinviare il botto finale.

Nella sostanza le cose cambieranno di poco. Col suo videomessaggio Fini ha inaugurato quella che, da sempre, rappresenta in politica la fase agonica: il gioco del cerino, come si dice quando nessuno pensa, spera o davvero più vuole salvare la situazione, quando l’unica preoccupazione è far apparire il rivale come responsabile del fattaccio. E’ un gioco che può durare settimane e mesi. Non anni.

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2 Responses to Video di Fini: una proposta di tregua. Berlusconi accetta o va allo scontro?

  1. MAURO1

    27 settembre 2010 at 21:39

    Se Berlusconi è alla frutta, Fini è in piena PENNICHELLA!!

  2. vice

    26 settembre 2010 at 20:01

    Dunque Fini come Binladen minaccia ritorsioni in un linguaggio ambiguo, in una probabile guerra di pubblicazione di scheletri nell’armadio,gelosamente conservati nelle numerose procure italiane che giocano al gatto con il topo.Perchè se ancora non è chiaro, chi si diverte, chi anticipa il gioco e gioca di rimessa è la Magistratura, che ohimè tiene in pugno tutta la classe politica italiana.Da quelli che dicevano” abbiamo una banca”, sino ai Mastella, Scaiola e company. Insomma ha ragione Renzi, una gerontocrazia dalle mani sporche, che non trova alcun detergente per poterle pulire, in definitiva da rottamare.Se tutti costoro, una volta per tutte non si decide di mandarli a casa,( ma come, nessuno lo sa), la democrazia italiana rimarrà ancora per molto tempo bloccata.Ogni mattina l’Italia ha un Bocchino in bocca da consumare. Non se ne può più. Fini, nel discorso alla nazione attraverso Internet, da persona intelligente avrebbe dovuto avere il buon senso di comunicare al Paese le dimissioni da Presidente della Camera ed aggiungiamo noi di ritirarsi a vita privata, gesto peraltro che dovrebbe essere seguito da larghissima parte dell’attuale classe politica italiana. E allora forse si che avrebbe potuto fare un bel discorso alla Nazione. Smagrito, imbarazzato, voce flebile, nel discorso di ieri indirizzato agli Italiani, cercando di barcamenarsi alla meno peggio, la sua statura ha rivelato tutta la sua fragilità, confermando una triste verità, anche se non detta. La casa di Montecarlo è del cognatino Tulliani, il giovane ferrarista monegasco.
    Non avrebbe mai dovuto svendere una proprietà donata per” la buna causa” da una militante dell’MSI ad una società off-shore.Se il signor Fini si ritiene un vero statista, eticamente corretto nei suoi comportamenti, avrebbe certamente dovuto vendere ad un prezzo equo l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte ad un signore con nome e cognome.Sbagliamo? Sennò perchè ad una società off-shore? Il fatto è che Fini sta giocando, alla faccia degli Italiani, credendosi un gatto con il topo Berlusconi. Non essendo pronto a nuove elezioni, gioca al logoramento dell’avversario, re Silvio, avendo anche la faccia di bronzo nel dire che non vuole tradire il mandato degli elettori per poter permanere nel centrodestra.
    Mai vista gente simile, buttata fuori e che elemosina una poltrona, quella cioè della permanenza alla presidenza della Camera senza alcuna dignità. Veramente stomachevole, che la dice lunga sul livello della considerazione che hanno questi politicanti, camaleonti, trucidi e squallidi, verso gli elettori italiani.Un disastro l’ immagine all’estero del nostro paese che in in questo periodo ha toccato il fondo. Signor Fini, un consiglio? Stia a casa sua, con la sua Elisabetta Tulliani, si goda le sue due splendide bambine, e stop a tutte queste manfrine. Per L’Italia!