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Giuliano Ferrara: “Ora Silvio è costretto a far politica, quella che lui detesta”

Davide Varì Pubblicato da
il 29 luglio 2010.
Pubblicato in gli Altri, Politica.
“Che fine farà Berlusconi? Nessuna fine, la realtà è che ha appena iniziato a far politica”. Acuto e originale – originale quasi al punto da sfiorare il paradosso –  Giuliano Ferrara è convinto che la vera stagione berlusconiana sia appena iniziata e che alla fine lui, il Cav, chiarirà i suoi equivoci con Fini – “uno dei litigi più inutili e grotteschi della politica” – e approderà come un salvator mundi, un cristo benedicente, al Qurinale.
Impossibile dire se andrà proprio così, in ogni caso dobbiamo tener presente che è Ferrara che parla, è il Mazarino del primo Berlusconi. E, d’altra parte, lui stesso ammette un “certo” qual debole per il Cavaliere, per quello che il suo giornale chiama senza pudore alcuno “l’amor nostro”. Del resto, l’amore è sempre così: spudorato e  irragionevole. “Io prevedo sempre le cose che mi auguro accadano – confessa Ferrara – le cose che desidero. E la cosa che più desidero in questo momento è che Berlusconi superi questa crisi e governi per altri tre anni”.
Insomma, pur non avendo risparmiato critiche al premier nelle notti di palazzo Grazioli – critiche affettuose, s’intende – Ferrara resta convinto che Berlusconi, per quanto accerchiato, troverà la forza per cavarsela di nuovo.
Il problema del premier semmai è un altro: sfuggire alla presa mortale del “teatrino della politica”, evitare le acque paludose del Transatlantico dove Fini, animale della prima Repubblica, lo sta trascinando come un caimano, un caimano vero, fa con la sua preda.
“Il fatto è – spiega ancora Ferrara – che il presidente della Camera e politico “rozzo”, ed è abituato a farsi temere machiavellicamente anche dai suoi. E di fronte a questo atteggiamento Berlusconi deve cercare di resistere aprendo un dialogo con lo stesso Fini e, perchè no, con l’opposizione”. Insomma, per vicere l’ultima partita il Cav. dovrà fare politica, politica vera, quella che lui detesta. Quella che nel lontano ‘94 aveva promesso di liquidare per sempre.
Direttore, è il capolinea del Cavaliere?
Ma quale capolinea, siamo appena al’inizio.
All’inizio? Ma sono sedici anni che Berlusconi scorazza tra palazzo Chigi e palazzo Grazioli. Nessuno è durato come lui…
Certo, ma questo non vuol dire nulla. Nel ‘94 ha fondato il cosiddetto partito azienda ed è entrato in politica senza neanche accorgersene, vi è entrato in modo quasi inconsapevole.
Non vorrà presentarcelo come un bambino ingenuo che, quasi per caso, è arrivato nella stanza dei bottoni..
Dico solo che quando ha fondato Forza Italia, quando è “sceso in campo” ha giocato una partita complessa, complessa e solitaria, per arginare l’attacco giustizialista, per difendere la libertà d’impresa e per difendersi da chi voleva portargli via la “roba”. Una partita esaltante e solitaria: ha vinto, perso, rivinto, riperso e, infine, ha ripreso il potere. Il tutto senza mai fare politica o quantomeno senza mai farla con consapevolezza. Ha vinto grazie al suo formidabile intuito e alla sua capacità di manovra e di movimento. E i suoi avversari sono stati sbaragliati e sbranati da quello stesso giustizialismo che hanno alimentato.
Lei dice che soldi e tivvù non hanno contato proprio nulla?
Io dico che anche i suoi avversari hanno capito che siamo di fronte a un politico e a uno statista fuori dal comune.
In un suo fondo sul Foglio non ha esitato a parlare di gigante. Anzi di gigante inetto, che è come dire un po’ ingenuotto. Conferma quel giudizio?
Ci mancherebbe, Berlusconi ha cambiato davvero la politica di questo paese. E l’ha cambiata per passione e per cinismo da superego, per interesse e per altri motivi che in fondo non importano poi molto.
Il tutto, dice lei, sventolando la bandiera dell’antipolitica…
Basta ricordarsi delle prime convention – convention e non congressi – con le luci psichedeliche. Del suo modo di rivolgersi direttamente agli italiani saltando a piè pari il Parlamento. Insomma, Berlusconi ha rivoluzionato nel profondo il linguaggio della politica. Lo ha rivoluzionato negandolo. La sua era ed è tutt’ora una gigantesca partita personale.
Poi è arrivato il giorno del predellino. Lì, forse, qualcosa è cambiato…
Fini e Casini volevano farlo fuori e lui capì che era arrivato il momento di fare il partito unico: si tenne Fini e cacciò Casini. Poi fondò il Popolo delle Libertà, cadde Prodi e tornò al governo. Ma attenzione, era convinto di aver fondato un nuovo movimento e non un partito…
E invece?
E invece, senza saperlo, ha fondato proprio un partito e si è messo in casa gli estranei, quelli che non hanno mai riconosciuto in lui il leader carismatico, il padrone del partito-azienda.
Sta parlando di Fini?
Certo, di Fini, del vero professionista della politica berlusconianamente inteso. E in questo modo Berlusconi si è ritrovato la politica in casa propria. Ma quello che ancora non ha ben chiaro, è che è stato proprio lui ad aprirgli la porta: dopo quasi un ventennio di avventure ha fondato un partito, un partito vero.
Dovrà democristianizzarsi?
Ma no, dovrà solo seguire l’eterno schema della politica: affermare il proprio primato con progetti e idee, trovare compromessi e stabilire un rapporto con l’opposizione. Insomma, dovrà essere un poco più ipocrita. Il problema è che l’ipocrisia non è certo una sua qualità.
Per questo è nei guai?
E sì, dopo quindici anni è entrato in politica e ora è nei guai.
Però ha dalla sua molti colonnelli ex finiani…
Non sono sicuro che siano una risorsa. Certo, loro devono molto a Berlusconi, a quest’uomo carismatico che li ha emancipati dal loro passato. E d’altra parte a Berlusconi è sempre piaciuto molto fottere i compagni di cordata, sedurre gli uomini degli altri e portarli dalla sua parte.
Dunque è un maligno chi dice cha ha comperato i Colonnelli con moneta sonante…
Ma no, lui è un ammaliatore e ci tiene a rivendicare la sua capacità seduttiva.
Ma sembra che queste stesse “vittime” stiano diventando carnefici…
In un certo senso sì. I colonnelli iniziano a dare problemi e le stesse ministre, quelle che avrebbero dovuto rappresentare l’emblema dell’era berlusconiana, sono in fibrillazione.
Le ministre?
Ma sì: la Gelmini, la Carfagna e la Prestigiacomo dovevano rappresentare il volto nuovo del berlusconismo. Lui non avrebbe mai messo la faccia da prima Repubblica di Cicchitto in prima fila. No, lui voleva trasmettere freschezza, novità, leggerezza.
E ora? Tutta questa leggerezza lo aggraverà e lo affonderà?
Vedremo. Una cosa è però certa: adesso dovrà cercare di dominare tutti questi piccoli ammutinamenti.
La nostra cara Rina Gagliardi sosteneva che Berlusconi è un signorotto medievale fisiologicamente impotente di fronte al correntismo politico. Lo salverà Letta da questo marasma?
Non credo. Letta è un grande ambasciatore, ma non è un grande politico. E’ funzionario di primissimo rango del Palazzo, ma nulla di più. Per certi versi è simile ad Andreotti: grande rappresentate della politica vaticana ma politico tutt’altro che geniale.
E quindi? Chi lo aiuterà a salvarsi dal pantano della politique politicienne? forse Ferrara?
Non lo so. Nel frattempo spero che lui riesca a far pace con Fini, anche perchè il loro litigio politico è sempre più grottesco e incomprensibile. Poi vorrei che aprisse un dialogo con l’opposizione, quello stesso dialogo che gli portò il “cadavere” caldo di Prodi, e continuasse a governare per tre anni. Insomma, lo vorrei un po’ più uomo di stato e un po’ meno leader carismatico.
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One Response to Giuliano Ferrara: “Ora Silvio è costretto a far politica, quella che lui detesta”

  1. Ariel 54

    1 agosto 2010 at 11:45

    Per quanto mi sforzi non riesco a vedere la politica innovativa che si attribuisce a Berlusconi. Io vedo una continuità con i metodi democristiani che, comunque, qualche brava persona la annoveravano.
    Le cose stanno peggiorando poichè è innegabile che la Moratti ha proposto una riforma articolata della scuola (una quasi fotocopia della riforma Berlinguer) e che la Gelmini non sa neanche di che cosa parla.
    Berlusconi è al potere da tanti anni perchè è funzionale ad un paese che non ha il minimo senso dello stato ma pensa solo ai propri interessi grazie ad un apparato burocratico inefficiente.
    Ora si “scoprono” i falsi invalidi e non si ha il coraggio di portare in giudizio i medici, ben pagati, certificatori. Che senso ha mettere su un teatrino di medici, assistenti sociali, segratari e quant’altro per certificare qualcosa per la quale dovrebbe bastare il medico di base?
    Ho un’invalidità al 90% per una malattia cronica. I medici che mi hanno esaminato non conoscevano la terapia e, quindi, le reali conseguenze della stessa nella vita di tutti i giorni che sia il medico di base e lo specialista conoscono molto bene.
    Le cricche in Italia sono presenti in tutti i posti di lavoro. Che dire degli insegnanti che promuovono o bocciano in ragione del numero di alunni che servono per formare le classi?
    E’ colpa della Gelmini? Credo proprio di no. L’onestà è quello che manca in un paese dominato da istinti primordiali.Altro che G8!