di Ivano Stelluto
Ci incontriamo alla fine della prima giornata di Eyjafjallajökull, il vulcano islandese che dà il nome agli Stati generali delle Fabbriche di Nichi. Insieme vogliamo provare a capire cosa la tre giorni barese può davvero iniettare nella politica italiana, se delle buone eruzioni di politica, come è nei propositi degli organizzatori, o solo e soltanto mandare a dire al centrosinistra che il primo candidato per le primarie del 2013 è qui e si chiama Vendola.
Il mio interlocutore mi incalza, vuole sapere, è assetato di conoscenza. La sua prima domanda è netta: «Di cosa parliamo quando parliamo delle Fabbriche di Nichi?». Bel quesito. «Ha provato a risponderti Vendola dal palco – gli dico. Per lui le Fabbriche sono la via di fuga rispetto ai luoghi tradizionali della politica, luoghi dove vige un principio distruttivo, il berlusconismo, che è dentro ognuno di noi sotto forma di competizione. Qui puoi trovare invece un nuovo vocabolario, si parla la lingua della cooperazione». Ovvio che il primo pensiero, quando si parla di vecchi luoghi della politica, va ai partiti e alle loro sezioni con «ritratti pieni di muffa» come dirà lo stesso Vendola. Ritratti stantii a cui si vuole contrapporre la bellezza delle Fabbriche «nate in Puglia – racconta il rivoluzionario gentile – perchè prima di battere la destra abbiamo dovuto sconfiggere la sinistra».
Basta girare il villaggio Baia San Giorgio, dove si tengono gli Stati generali, per capire che qui c’è un’altra generazione, per loro in politica non è detto che due più due faccia sempre quattro.
La pensano come il loro leader, del resto, che prova a chiudere nel cassetto «una politica fatta di sapienti che sceglievano i candidati chiudendosi nel palazzo con la p maiuscola senza ascoltare la gente».
Mi tornano in mente le parole di Mario, 49 anni, uno che contribuisce ad alzare la media anagrafica di Eyjafjallajökull: «Le fabbriche devono essere il tatto per una sinistra ormai disabituata a toccare con mano i problemi della gente. Sono qui perchè ho voglia di scambiare esperienze, di mettere in moto una discussione, di far circolare delle idee. Non so se esse verranno mai messe in atto, ma per me è già tanto che se ne parli. La sinistra è troppo avviluppata nel dialogo sopra i massimi sistemi, quando non fa questo discute di memoria e di formule e invece gli argomenti proposti al Fabbricamp dicono che c’è voglia di dire la propria su temi vissuti e sentiti da vicino».
Torno con lo sguardo al mio interlocutore, lo vedo attento, sempre silenzioso ma pronto a sferrare l’attacco. Infatti ricomincia a parlare: «A proposito di Fabbricamp vorrei dire due cose. Da una parte vedo che c’è un bisogno crescente di finirla con la delega, non a caso la parola d’ordine è “tutti fabbricanti e nessuno spettatore” e si provano a mettere in piedi delle ipotesi sugli argomenti più disparati, dal “turismo sostenibile ed accessibile” alle “Fabbriche di Nichi come modello per l’orientamento” passando per “l’abolizione delle discariche e degli inceneritori con la tecnologia della pirogassificazione del plasma”. Dall’altra parte mi chiedo e ti chiedo come mai queste cose non debba e non possa farle Sinistra e Libertà. Ti faccio una domanda provocatoria: non è che lanciando le Fabbriche Vendola stia smarcandosi da Sel, in fondo pur sempre un partito fatto di uomini e donne, di dinamiche di produzione e riproduzione di potere?».
Annamaria mi aveva posto lo stesso problema: «Il mio timore è che la bella esperienza delle Fabbriche si lasci contaminare troppo dalle dinamiche di Sel». Riemerge qui, credo, un tema che certamente non si può trascurare quando si tratterà di rispondere alle tante domande sul futuro delle Fabbriche: il costo della politica. Non poterne far fronte può significare che da tante parti si voglia correre il “rischio” di confondere i territori (quanti e per quanto tempo possono permettersi di tenere in piedi delle Fabbriche?) e la vera abilità, in caso di convivenza, starà nel riuscire a conciliare logiche più fluide con logiche più organizzate.
Girando per Baia San Giorgio ho notato un “operaio” con una maglia su cui c’era scritto: «Le Fabbriche di Nichi sono tra le poche a non aver chiesto la cassa integrazione». La pensione, quella forse sì, per i partiti e le loro logiche.
Vendola, nel suo intervento, aveva detto che «Le Fabbriche sono come comunità di cura contro le comunità di rancore, dobbiamo raccogliere quello che si muove al di fuori del recinto dei partiti». Molti lo paragonano a Obama, specie per l’uso del web e delle nuove tecnologie e allora quando incontro Shawn, 29 anni dal Canada non posso non chiedergli se il paragone è azzeccato. «Sono impegnato a Lecce per il progetto dei Musagetes Café – mi dice – e il Presidente Vendola si è subito mostrato interessato a questa esperienza». I Musageset Cafe’ sono luoghi dove circolano le idee, si riflette su problemi globali e si propongono soluzioni locali. Un po’ come le Fabbriche di Nichi, par di capire, se è vero che il loro metodo è questo: individuata una criticità, i Musageset Cafe’ convocano artisti, intellettuali, architetti o esperti che propongono soluzioni creative per risolvere le problematicità che il territorio presenta.
Per Shawn, Vendola è «l’Obama italiano perchè è vicino alla gente, fa politica in maniera nuova, fa usare in maniera intelligente i media e ha capacità di far circolare gli argomenti».
A conclusione dei lavori di Bari, le Fabbriche diranno cosa fare da grandi.
Intanto, il mio spirito critico, interlocutore privilegiato, così si congeda: «Sono convinto che è stato intrapreso il cammino verso le primarie del 2013. Adesso ci sarebbe da ragionare di alleanze, di programmi, di questa pessima legge elettorale». E di questa cattiva Italia. «Come in Florida – sono le parole di Vendola – c’è una fuoriuscita di petrolio che inquina il mare, qui c’è una tracimazione di fogna e di discarica, il Paese è spezzato nella sua spina dorsale, disgregato nel suo essere comunità di uomini e donne».
Fabbriche o no, un dato è certo: qualcuno, a sinistra, ha finalmente cominciato a chiamare le cose col proprio nome.
Ariel 54
1 agosto 2010 at 12:36
Belle parole, di Vendola, bell’articolo di Stelluto! Comunque io non vedo nessuna proposta aggregante. Mi spiego meglio. Sono della generazione che ha vissuto le battaglie per il divorzio e per l’aborto che hanno spaccato la società per molto tempo.
Sono passati con i voti di tutti, sopratutto l’aborto che le donne di quel periodo conoscevano bene: tutte le donne, indipendentemete dlla posizione sociale.
Idem per il divorzio, facile da capire per tutti.
Quello che manca a sinistra è la capacità di fare propria e difenfere qualcosa di concreto. La scuola, ad esempio.
La destra continua a prendersela, stupidamente, con il 68 e la sinistra non sa andare olter il 6 politico che è servito solo a nascondere i problemi che sono sempre quelli ben esposti da Don Milani.
E’ noto a tutti che i figli di coloro che spesso non hanno neanche la 3^ media,sono i cosidetti “dispersi”.
Ora il numero dei dispersi sta aumentando a causa del fatto che, al contrario di quanto succcedeva prima, se si fa un gran numero di assenze non si viene neanche scrutinati.E’ cioè diventato più difficile promuovere o bocciare in ragione del numero di alunni che servono a formare una classe. Una prassi consolidata da almeno 30 anni, per quanto io posso testimoniare.
La sinistra, così impegnata in tante giuste battaglie, non ritiene di dedicare neanche un’ora gratis a questi autentici disgraziati.
Un gran numero di ore, sempre gratis, vengono dedicate ai potenziali campioni di qualsiasi sport ed ai musicisti che, secondo loro, li coprono di gloria.
Spesso i calciatori sono proletari ed i musicisti borghesi che hanno quindi genitori che li seguono e che, quindi, non saranno fra i dispersi.
La sanità, che pure ha tanti problemi, è la seconda in Europa. Ha cioè fatto autocritica e si è risollevata. La scuola dà sempre le colpe agli altri, mai un pò di autocritica. E’ come accusare un malato di essesi ammalato e di rifiutargli le cure.
Lavoro alle medie e, purtroppo, già dal primo mese posso dire senza sbagliare chi riuscirà ad avere degli studi regolari e chi passerà per anzianità.
Cioè, arrivato a 16 anni, sarà rimesso in libertà perchè ha scontato la pena di stare in una scuola nella quale ha buttato il suo tempo visto che nessuno si è curato di lui.
Proposta: uno slogan bello come quello dei mondiali di calcio in Africa “One goal, education for all”. Cioè: Una sola meta\scopo, istruzione per tutti”.
Bisogna recuperare il vero senso dell’istruzione che, come la salute, è l’unica garanzia per una vita migliore vissuta con la consapevolezza dei propri diritti, delle proprie potenzialità e della capacità di capire il mondo che ci circonda per affermare la propria e l’altrui umanità.
Bisogna poi convincere, almeno la sinistra, a dedicarsi ai loro studenti con abnegazione non foss’altro perchè i dispersi sono poi i potenziali delinquenti che, non sapendo fare altro, ci rubano la macchina ecc.
Bisogna pretendere che le scuole siano sempre aperte per avere un luogo fisico dove aiutare chi ha difficoltà. Basta anche un compagno bravo che fa doposcuola insieme all’insegnante. I ragazzi, a scuola, lavorano diligentemente. E’ a casa che non trovano un’ambiente adatto allo studio per mille motivi, non ultimo il fatto che i genitori non hanno nessuna considerazione dell’istruzione scolastica. Chi non ha soldi sta per strada, chi ha soldi passa da una palestra all’altra o fa corsi di canto e quant’altro. Non c’è niente di male: il problema è che non fanno altro anche perchè, spesso, non ne hanno il tempo materiale.
tonino cafeo
26 luglio 2010 at 17:11
Bella sintesi di un’esperienza a cui avrei voluto prender parte. La domanda: ” ma queste cose perché non le fa SEL” resta però ( almeno per il momento) senza risposta.
Sono anni che ci confrontiamo con la crisi della forma-partito. Anzi, per meglio dire, con la crisi della forma partito DI SINISTRA , dal momento che la Lega e affini sembrano godere di ottima salute.
Affrontare questo problema semplicemente negandolo e identificando nei gruppi dirigenti di volta in volta il capro espiatorio serve a poco.
Non so quanto serva- se non alla nostra salute fisica e mentale- invece cercare sempre rifugi bellissimi come le “fabbriche” ( ma prima erano i social forum, poi i cantieri di Rita Borsellino e quant’altro). Diciamocelo: non si può sfuggire al fatto che, finché vige la costituzione repubblicana, i partiti sono uno strumento indispensabile -anche se non esaustivo- al buon funzionamento della nostra democrazia. Se quelli che ci sono non ci piacciono rifondiamoli. Ma non pensiamo sempre di cavarcela con la fuga. Prima o poi ci ritroveremo al punto di partenza senza sapere più dove andare…
Comunque ,Ivano, complimenti e continua così…
peppe de cristofaro
23 luglio 2010 at 01:33
bravo ivano, un bellissimo articolo. un abbraccio
marco
20 luglio 2010 at 20:24
L’ iniziativa di Vendola puo’ anche essere positiva, basta che non pretenda di rappresentare tutta l ‘ Italia “di sinistra o progressista o popolare”. Basta soprattutto che non segua le orme dei vecchi “compagni” per i quali “chi non mi segue e’ un provocatore o pagato o un imbecille o un vetero.”
Michele
20 luglio 2010 at 12:58
Ammetto di essere rimasto affascinato dal raduno delle fabbriche tenutosi in questi giorni. Sicuramente raccolgono una parte del buono che circola nella società civile, sicuramente tentano una via coraggiosa e innovatrice per sconfiggere l’avanzata delle destre reazionarie. E’ vero Vendola ha molti nemici nella sinistra, da quelli troppo ortodossi e opportunisti a quelli troppo riformisti e opportunisti.
Mi chiedo allora una cosa.
tra le tante “sinistre” che non apprezzano troppo Vendola c’è quella autenticamente Comunista, in cui io mi riconosco, quella anticapitalista e rivoluzionaria, che agisce nei conflitti, nelle università, nelle scuole, nei territori e nei luoghi di lavoro. Una sinistra che cerca la ricomposizione sociale e politica per cambiare il sistema.
Il perchè del non apprezzamento è presto detto: l’area politica dalla quale Vendola proviene (destra Prc, bertinotti, migliore,ecc,ecc) è la principale responsabile dello sconquasso teorico,politico, infine elettorale, a cui i comunisti sono andati incontro negli ultimi anni.
Ai comunisti, ai movimenti, agli anticapitalisti Vendola dovrebbe guardare e (perchè no?) dialogarci, superando steccati non insormontabili. A Vendola gli anticapitalisti potrebbero guardare come ottimo alleato, senza pregiudizi. In questo modo realizzando una nuova alleanza sociale e politica, che sia culturalmente innovatrice, non intrallazzina, realmente dalla parte dei lavoratori e degli sfruttati.
Mi ripeto, il progetto di Vendola è ricco di fascino.
Ma ora incomincino a parlare di (poche) cose “più serie”, cosi vediamo realmente da che parte stanno: i finanziamenti alle missioni di guerra, le riforme e i conflitti del Lavoro, la scuola e l’università, le pensioni e la sanità, l’antifascismo.
anna
20 luglio 2010 at 07:28
bell’articoletto, peccato che in chat su facebook i toni erano altri, di critica feroce, che ipocrita!!
Maurizio
19 luglio 2010 at 21:05
Per TOTO: non ti sembra di essere un tantino semplicistico?
TOTO
19 luglio 2010 at 20:54
spiego perchè Nichi è avverso a molti della sinistra. La sinistra in Italia è suddivisa in 3 aree, tutte ostili culturalmente all’innovazione, tutte anti-gramsciane e “togliattiane”. 1) La sinistra museale, quella amante dei simboli e delle liturgie, rigida, delle marcette e dei “vuoti” slogan anticapitalisti. E’ quella dei dogmi, degli animosi contro il prossimo, che ama sopravivere e criticare tutto e tutti, che non ama crescere e scegliere..insomma quella che adora la mummia di lenin e preferisce i riti, le iconografie, le mode (abbigliamento, vezzi e ciondoli) e perfino un Fosco Giannini ad un Vendola. Sinistra residuale, piccola fetta con sempre in tasca la verità ed una supponenza che le fa sempre dire che il popolo non capisce… 2) La sinistra “riformista”?, quella proveniente dal pragmatismo PCI, togliattiana, che adora l’apparato e qualsiasi segretario anche se è un asino. E’ la sinistra militare, gerarchizzata, D’alemiana, furba e approfittevole, amante della tattica e dei teoremi. E’ la vera responsabile del declino della sinistra, è la sinistra anti gramsciana x eccellenza che ama solo Togliatti e, per esempio, nega Lombardi solo xchè non comunista, quella che trova nella lega qualcosa di sinistra, che farebbe con casini qualsiasi cosa, che anche con fini saprebbe starci ecc. ecc. 3) la sinistra “democristiana”, forse quella più rilevante numericamente perchè è tale l’elettorato della sinistra italiana. E’ quella del popolo che si sente di sinistra solo se la sinistra è moderata, se è accondiscendente, se è distante dall’anticonformismo e dalla “ribellione”. E’ quella che ama sentirsi di sinistra per via delle polacchine indossate ma va a messa ogni domenica. E’ quella che ha paura della “svolta” vera, che quando è al governo è concertante oltremisura, che ha la supponenza di fare le cose di destra meglio della destra, quella ruffiana con i poetri forti, che si sente di sinistra x posizionamento partitico o elettorale o solo perchè si è antiberlusconiani. E’ la sinistra più soffocante x il destino della sinistra in quanto è quella, da sempre, che storce il naso al femminismo, al laicismo, all’omossessualità… Tutte fuori dal pensiero e dall’innovazione gramsciana che voleva i comunisti un passo avanti e non due indietro come ama Diliberto, tutte sinistre che pensano che Berlusconi si batta alle urne e non nella sua cultura nel suo messaggio nel suo impianto….tutte contro Vendola
Carola Mattei
19 luglio 2010 at 16:23
sì, certo, però
Francesco
19 luglio 2010 at 16:05
Complimenti ad un caro amico d’infanzia, Ivano Stelluto, per il suo articolo. Continua a scrivere con lo stesso fervido entusiasmo e non fermarti più. Per quanto riguarda i partiti..partito è da “pars” e per questo “apriorismo” non credo in essi ma bensì nelle persone e soprattutto nel tenore e portato delle loro idee. Proprio per tale motivo credo che unanimamente da destra, sinistra e centro non si possa non guardare con “laica” ammirazione a Nichi (e soprattutto al suo progetto di riavvicinamento alla gente comune, quella di strada, gli operai e i bisognosi che ormai da decenni non erano rappresentati e tutelati da nessuno) e applaudire al nuovo e pulito della politica che avanza a furor di popolo e non di “baronanti” assegnazioni romane di poltrone come..ahimè per troppo tempo siamo stati abituati (per forma mentis sì ma priva di recta ratio) a ragionare. Ancora complimenti Ivano.
Carola Mattei
19 luglio 2010 at 15:01
hai ragione! quasi su tutto, ma
Vincenzo ( Milano)
18 luglio 2010 at 10:34
luoghi di buona politica..attivismo sociale..incontro tra giovani e meno giovani provenienti da diverse esperienze, condivisione di idee e di progetti per creare un modo diverso di fare politica non necessariamente legata ai partiti.
Non solo a sostegno di Nichi Vendola in previsione delle primarie 2013 ma per noi stessi, per non stare più a guardare il nostro paese che va alla deriva..per creare una rete sul territorio, per unire e condividere battaglie e interessi..fare politica anche dalle piccole cose nel nostro quartiere, nella nostra città
Dove andranno le Fabbriche? Dififcile dirlo, e i dubbi sono tanti…..ma l’entusiasmo e la voglia di fare di tanti ragazzi e ragazze dimostrato in questi mesi in tutta italia deve essere una risorsa per la sinistra e non andare perso…