Socialize

FacebookTwitter

Riccardo Scamarcio: «Sono libero, perciò mi piace Nichi»

Giorgio Cappozzo Pubblicato da
il 10 luglio 2010.
Pubblicato in Cultura, Profili, Rubriche.

A mondo capovolto, quel satrapo di Berlusconi – pace all’anima (politica) sua – lo avrebbe condotto nelle grandi stanze e gli avrebbe detto: «Riccardo Scamarcio, tu sei bello, intelligente e di successo. Tu sarai mio ministro». Il ragazzo, commosso e felice, avrebbe spalancato il sorriso e accettato l’incarico. A mondo ri-capovolto, non solo Nichi Vendola non gli ha offerto nessuna poltrona (che so, un assessorato, una dirigenza…), ma il bravo attore ci dice che avrebbe piacere di rimanere ai margini, nostro malgrado, del dibattito politico. «Se te la devo dire tutta, penso che un artista debba tacere di politica e affini. Non perché non sia giusto avere un’idea sulle cose e sul mondo, ma lì fuori c’è un codazzo lunghissimo di persone pronte a strumentalizzare ogni tua parola, ogni tuo pensiero».
Però?
Però viviamo in un periodo così drammatico per il nostro paese che non si può non prendere posizione.
Lei poi è stato tra i più applauditi ai festeggiamenti per la vittoria di Vendola. Lì ha pure parlato. Insomma, si è esposto tutto intero.
Sì, certo, ma non dimentichiamoci che la partita era limitata alla regione Puglia. Non erano in ballo questioni di politica nazionale. Su quelle eviterei di pronunciarmi troppo.
A differenza di?
Ci sono stati casi recenti… Ora, senza fare nomi.
Li faccio io, se vuole. Sabina Guzzanti contro Bondi. Elio Germano contro il governo tutto. E Fabrizio Gifuni, al cospetto dei dirigenti Pd, contro l’immobilismo dell’opposizione.
E si ricorderà le polemiche scoppiate subito dopo. Polemiche ben architettate che rischiano ogni volta di coprire il valore degli artisti stessi.
Tornando a lei. Perché ha voluto aiutare Vendola?
Girando l’Italia per lavoro mi capitava sempre più di frequente di ascoltare pareri molto edificanti sulla Puglia. È la terra in cui sono nato (Andria, 1979, ndr) e che da piccolo ho imparato a considerare marginale, lontana dai luoghi dove accadono le cose importanti. Invece percepivo un nuovo punto di vista. E le belle parole erano tutte per questo governatore, capace di dare spazio alle idee invece che al clientelismo e al potere. Ho deciso quindi di approfondire la questione. Ho telefonato ad alcuni amici, uno in particolare, che fa parte del suo staff. Mi feci spiegare i punti del programma, le battaglie, le difficoltà. E mi convinsi a far parte dell’avventura. Insomma, per rispondere alla sua domanda, sono stato conquistato dal bene che Vendola sembra aver fatto alla mia terra.
Sembra?
Mancano ancora cinque anni, sospendo il giudizio definitivo.
È la prima volta che ha a che fare con la politica, Scamarcio?
Sì. Non ho mai avuto nessuna tessera, né ho mai militato in gruppi o movimenti. Direi che non me ne sono mai interessato troppo.
Dunque quando valuta come “nuova” la politica di Vendola, a quale “vecchia” forma la compara?
Credo che lui vada oltre la Puglia stessa, ovvero la sua non può essere definita semplicemente una politica regionale. Quella di Vendola è “la politica”. Le sue sono idee che dovrebbero essere adottate da subito a livello nazionale.
A cosa pensa, per esempio?
Ai progetti sulle idee rinnovabili, alle borse di studio per i ricercatori – per tenerli qui e non regalarli agli atenei stranieri-, alla ricerca aerospaziale, alla Film commission, che ha trasformato la Puglia nel set preferito dai registi, e alla cultura in generale, che qui non viene umiliata. Insomma, la politica di Vendola è l’esatto contrario della politica governativa.
Uno lo dà per scontato, che la cultura sia una cosa importante. Però si ha come l’impressione che spesso i politici la usino come dolcificante (Veltroni faceva così).
Io credo che se le tue scelte hanno una ricaduta diretta e positiva sul territorio sono scelte giuste. La Film commission di cui parlavo prima è una di queste. Dà lavoro e valorizza questa terra baciata da dio. Ma soprattutto la cultura unisce le persone. Le mette tutte sullo stesso piano. Ci fa sentire parte di una stessa vita. Per questo il governo guidato da Berlusconi, uno che lavora per dividere, vuole annientare le istituzioni culturali. Dimenticandosi che in Italia solo l’industria cinematografica dà lavoro ad oltre 400mila persone. Non è un settore di nicchia. Dovremmo fare come in Francia.
Che fanno in Francia?
Riservano una quota delle entrate del cinema straniero, soprattutto americano, per finanziare opere francesi.
Sciovinisti!!!
Ma no…
Certo che no. Fu il cinema a spingerla a Roma?
Sì, quando avevo 18 anni. Era impensabile fare questa carriera restando lì. Lasciai il lavoro di rappresentante che svolgevo con mio padre e presi il treno.
Corso (poi abbandonato) al Centro sperimentale di cinematografia, qualche particina e poi il successo.
Ma non dimentico – e non ho perso – l’ansia che ti accompagna ad ogni ciak. Solo che negli ultimi anni a quest’ansia si è aggiunta l’angoscia di molti registi di girare quello che a Roma viene definito il “2 film in uno”.
Ovvero?
Il primo e l’ultimo. Nel senso che non sai se ne farai un altro.
E perché non dovrebbe farne un altro?
Se quello che stai facendo non guadagnerà abbastanza, non ci saranno denari. Questo perché il governo ha tagliato i finanziamenti.
Ammazza, Scamarcio, e meno male che lei voleva restare fuori dalla politica. Non gliele manda a dire, a Berlusconi e company. Però ne approfitto: oltre a Vendola, chi le piace?
Ho grande stima per Beppe Grillo. Lui è una persona che ha capito troppe cose. L’unica colpa che ha è che le ha capite tutte. Ha un’idea del capitalismo molto precisa, ed è in grado di mettere in crisi le coscienze dei grandi manager così come quelle dei consumatori più semplici.
Per lei ci sono punti in comune tra Vendola e Grillo?
No, non ce ne sono affatto. Anche se a prima vista potrebbero sembrare entrambi innovatori nel linguaggio, rimane una differenza precisa: il primo è un politico, mentre il secondo resta un comico, anche se ha fondato il Movimento a 5 stelle.
Dunque?
Vendola porta avanti un ragionamento che è composto anche dal senso di responsabilità, mentre Grillo azzanna senza avvisare.
Però tutti e due sanno come e quando giocare la frase ad effetto, percepiscono l’attenzione e la distrazione del pubblico.
Non sono d’accordo. Il linguaggio di Vendola non è ad effetto, è semplicemente ricco. Lui porta avanti idee, e lo fa con garbo. Grillo no. Punta il pubblico come fosse una preda, e morde creando ilarità.
Uno degli ultimi slogan vendolisti è “Pugliamo l’Italia”, come a dire “esportiamo questo entusiasmo anche al Nord”. Si sta facendo largo l’idea che vivere in Salento sia meglio che abitare ai Navigli, che Milano manco con il mare sarebbe una piccola Bari.
Credo che soprattutto la mia generazione si stia convincendo che la qualità della vita è una cosa molto importante. E non c’entrano tanto i soldi o le carriere. Parlo di natura, cibo, acqua (quella pubblica, ovviamente), rapporti umani. In Puglia è molto facile avere accesso a una ciliegia che è una ciliegia. Non so se a Milano…
Si è pentito di aver interpretato film tratti dai libri di Moccia?
No. E perché, poi? Per compiacere gli snob?
Gli snob se la sono presa a male perché speravano che “Il tempo delle mele” restasse l’unica commedia romantica della storia. Stigmatizzano i lucchetti a Ponte Milvio per incensare le cuffiette del walkman di Sophie Marceau.
Ascolti, io quando ho recitato in quei film l’ho fatto a mente libera, senza ideologie. Ero libero, sono libero. Libero dal ’68 e dal ’77. Per me un film romantico è un film romantico. Con tutti i suoi cliché. E poi quei film servono a capire un po’ il mondo sconosciuto degli adolescenti, al quale appartengono anche i figli di molti criticoni.
Lo scrittore Nicola Lagioia ci ha detto qualche settimana fa che la nostra generazione non ha un evento fondativo, una cosa come la Resistenza per i nonni o Piazza Fontana per i padri. È d’accordo?
In parte sì, abbiamo la fortuna e il limite di essere una generazione di mezzo. Indefinita per costituzione. Però abbiamo internet, un mezzo più potente della televisione negli anni ’60. Ci porterà lontano.
Avremmo voluto chiederle di Valeria Golino, del suo prossimo film, del rapporto con il sesso, di facebook e dei mondiali di calcio. Il lettore ci scuserà, ma le chiederei un parere sulle “Fabbriche di Nichi”.
Due punti essenziali: il primo è che sono tutti giovani. Un miracolo. Il secondo è che sono determinatissimi. Sanno bene come funziona una macchina politica e la muovono con raro entusiasmo. Ho visto in loro occhi sinceri e puliti.
Ai suoi genitori piace Vendola?
Ne vanno matti. Lui piace a prescindere dalla collocazione politica. Dire che è di sinistra è limitativo.
Da cosa si dovrebbe difendere?
Dalla frenesia con cui molti sostengono l’ipotesi di candidarlo a livello nazionale. Così facendo rischiano di ammazzare il vitello. Lo dico ai politici, inclusi quelli del Pd e a voi giornalisti.
Se il vitello dovesse diventare bue, in che modo lo sosterrà?
Non saprei. Di sicuro mi piacerebbe aprire una scuola di teatro gratuita in Puglia, magari proprio nella mia città. Aperta a tutti coloro che si volessero mettere alla prova. Perché saper recitare è importante, a prescindere dalla professione. Incontrare i personaggi della drammaturgia è un percorso dell’anima.
Scamarcio,lei mi sembra – per quel che conta – una persona sensibile e intelligente. E, in quanto artista, dotata anche di buon gusto. Eppure l’altra sera l’ho beccata a Roma nei pressi del Colosseo guidare una Bmw bianca che manco Don Johnson in Miami Vice…
Probabile, ma l’auto me l’avevano prestata.

Be Sociable, Share!
Puoi seguire gli aggiornamenti di questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Both comments and pings are currently closed.

3 Responses to Riccardo Scamarcio: «Sono libero, perciò mi piace Nichi»

  1. Pingback: Disneyland Coupons

  2. Michela

    28 novembre 2010 at 18:17

    Onestamente ha risposto bene a tutto quello che gli è stato chiesto!
    Il ragazzo oltre al bel fisico ha un cervello fortunatamente.
    Non è il mio attore preferito, ma ho apprezzato tanto vederlo partecipare a ” Chi ha incastrato Peter Pan” 2010 con i bambini. Mi è piaciuto molto.
    Bravo, hai preso punti! :-) ciao ciao

  3. barbara

    16 settembre 2010 at 17:22

    Io non credo nelle ideologie politiche, ma in quelle filosofiche (ben differenti dalle prime) ed in una religiosa, in particolare.
    A prescindere dal “colore” che si potrebbe attribuire a questa intervista, credo che l’intervistato abbia voluto comunicare al Lettore principi veri, speranza e gioia di vivere.
    Complimenti per una tale dimostrazione di maturità e sensibilità: noi giovani siamo INTELLIGENTI!!!!!!
    Barbara