di Davide Varì
Dimenticate il geniale e spietato battutista, quello di “nani e ballerine” tanto per intenderci. E, visto che ci siete, dimenticate anche l’animale da Transatlantico della prima Repubblica, capace di fotografare, fulminare i protagonisti della politica con una sola, devastante battuta: «Giuliano Amato? Esiste solo se balla; Andreatta? Una comare; Andreotti? Un Cardinale, il vero capo del governo della Chiesa», e via dicendo.
Ecco, nulla di tutto questo. Rifugiato nel suo studio a due passi dalle rovine del Foro Romano, Rino Formica contempla le macerie dell’impero e proprio come un novello Catone preferisce riflettere sul destino e la ventura del Paese in frantumi, sullo specchio rotto di scalfariana memoria. L’ex ministro economico di Craxi non ha alcuna voglia di parlare dei “foruncoli”, come noma l’agenda politica di questi ultimi 15 anni. Sarà per questo che in due ore di intervista non cita una sola volta il nome di Berlusconi, fino a che superate le due ore e trenta, il molesto intervistatore lo costringe finalmente a spendere almeno una parola, una, sul Cavaliere.
E allora sì, Formica parla di Berlusconi ma solo per prenderlo a simbolo della situazione di «perenne cazzeggio» in cui è immerso il paese: «Viviamo in una situazione di vuoto, di sospensione. E nel vuoto trionfa la barzelletta. Immaginate di stare in un salotto in cui non si ha nulla da dire. La serata non può che finire a barzellette, l’unico modo possibile per riempire quel vuoto imbarazzante e far contenti tutti. Ecco, Berlusconi vince alla stessa maniera». Ma non è Berlusconi il bersaglio preferito di Formica. È la sinistra che lo appassiona, che lo fa arrabbiare.
È ostinatamente socialista, Formica, e si sente un esiliato. «Del resto – spiega – al contrario dei conservatori che sanno “licenziare” con una certa dolcezza, forse perché sono abituati a farlo, la sinistra ti caccia solo con violenza: ti espelle». Ecco, si sente un espulso, Formica. «E come me – dice – ci sono 3-4 milioni di persone, di socialisti che sono espulsi dalla sinistra e sono “costretti” a votare per Berlusconi».
Formica, vorrei chiederle tante cose: la differenza tra questa classe dirigente e quella, tanto vituperata, della prima Repubblica; vorrei chiederle se siamo alla fine dell’era berlusconiana, del divorzio annunciato di Fini e del bavaglio alla stampa…
Aspetti, la prego: io non mi occupo di foruncoli.
Foruncoli?
Certo, vorrei provare a parlare delle questioni importanti di questo paese. Della carne e non della pelle. Non vorrei parlare delle piccole escrescenze, dei foruncoli per l’appunto, che durano pochi giorni. Voi siete un piccolo giornale disgraziato e, insieme a pochi altri, avete la fortuna di provare a sviscerare sul serio le informazioni, di provare a lavorare sulle cause e non sugli effetti.
Non vorrà mica farci intendere che considera foruncoli anche quel bavaglio che stringe la bocca dei giornali che contano. Non vede anche lei il rischio di una emergenza democratica…?
Che vuole che dica. Quando l’acqua non c’è soffriamo l’arsura e quando ce n’è troppa rischiamo le devastazioni. La libertà c’è e ci sarà, il problema è che quando arriverà la devastazione qualcuno chiederà l’uomo forte. Ma, almeno per ora, non m sembra che il problema sia la mancanza di libertà. Il vero problema, il buco nero nel quale siamo inghiottiti, sono questi ultimi vent’anni. Anni in cui sono passati luoghi comuni che hanno assunto dignità di teoria. Come la convinzione che la politica è il male e che la società civile è talmente matura e consapevole da poterci permettere di liquidare la funzione mediatrice di partiti.
E allora proviamo a parlare di cose serie, della Fiat per esempio e di questo accordo di Pomigliano. Lei ha scritto che tra la cultura (e la pratica) delle «manette a go-go» e «la sospensione del diritto di sciopero il sabato sera» non c’ è poi tutta questa differenza…
Certo, confermo. Il giustizialismo è nelle viscere di questa società frantumata. Il fatto è che nella società italiana è passata l’idea secondo cui i diritti sono un accessorio. Con il giustizialismo, il forcaiolismo o chiamiamolo come diavolo ci pare, accettiamo il principio secondo cui alcuni diritti sono accessori. A quel punto chiunque può violare un diritto per averne un vantaggio.
Anche la Fiat…
Certo, anche la Fiat. Il fatto è che il diritto non è più un qualcosa che condiziona la società, che la vincola. E quando diventa una cosa non vincolante, ecco, lì nascono i problemi. Il diritto è una disciplina che va continuamente esercitata: costa a tutti il rispetto dei diritti degli altri.
E la Fiat avrebbe cavalcato quest’onda giustizialista per imporre un ricatto?
Vede, io considero la memoria una ricchezza nascosta dalle classe dirigenti perché in quella memoria si celano le “ragioni” del loro successo, del loro dominio. Ecco, tornando indietro nel tempo, possiamo dire che la Fiat ha rappresentato un grande potere economico ma oggi non è più così. A proposito di memoria, quando tra l’88 e l’89 scoppiò la questione Fiat io, che allora ero ministro del lavoro, non esitai a inviare 100 ispettori negli stabilimenti. E sa chi si arrabbiò più di tutti?
Agnelli?
Certo, gli Agnelli ma anche i sindacati che videro la mia iniziativa come un’intrusione nel loro sancta sanctorum. La cosa ancora più interessante è che in quegli stessi giorni Gino Giugni stava preparando un disegno di legge di modifica dell’articolo 39 della Costituzione che, come è noto, riguarda proprio l’organizzazione del sindacato. Ecco, mi sembra che oggi siamo fermi ancora a quel gennaio di ventuno anni fa.
E naturalmente siamo fermi lì perché i giornali si occupano dei foruncoli…
Naturalemente. Le faccio un altro esempio. Si dice che la sinistra è in crisi. Ma iniziamo a chiederci in che modo e con quale persone si può iniziare a uscire da questa crisi. La scorsa settimana leggevo un intervista in cui Veltroni rinunciava a cogliere la contraddizione della nomina di Massimo D’Alema alla guida della Fondazione dei progressisti europei. Non c’è dubbio che D’Alema strumentalizzi questo incarico…
Cosa c’è che non va in D’Alema…?
Come può una fondazione che rappresenta la storia del socialismo europeo essere affidata a una persona che fin da bambino ha scelto il campo comunista sovietico? Uno che ha sempre considerato la socialdemocrazia un cane morto?
Ed è questo che Veltroni non ha capito?
Lui ha questa idea fissa del partito leggero e non ha capito una cosa fondamentale: il problema dell’appartenenza politica può essere vissuto nella forma acritica e fideistica propria del ‘900 oppure in una forma critica ed evolutiva. Fatto sta che l’idea di appartenenza del ‘900 non può essere liquidata in nome di una adesione ad un non meglio specificato nomadismo trasformistico. E non a caso è proprio la sinistra storica italiana che ha generato il trasformismo.
Cambiamo campo di gioco, passiamo alla destra. Berlusconi dice che lui non conta niente, che è l’Europa che decide la politica economica…
In questi ultimi venti anni di svuotamento politico abbiamo visto crescere il dominio del conservatorismo europeo e del consociativismo. È evidente che pur di non finire sotto il dominio del sud del mediterraneo siamo agganciati alla Germania.
Che pensa dell’opposizione di Di Pietro?
Si tratta di grumi di anarco-radicalismo, di ribellismo tipico delle società frantumate. E, d’altra parte, una prova di questa frantumazione è visibile nella territorializzazione, nella dimensione prettamente locale che caratterizza alcuni partiti. E non a caso, le uniche entità presenti in tutto il territorio sono quelle ribellistiche. Di Pietro, per dirne una, non è forte solo in Molise ma ha un voto uniforme in tutto il paese. E queste forme di ribellismo attraversano la storia del nostro paese. Il Pci, per esempio, se ne era liberato liquidando il secchismo. Liquidandolo con fatica…
Onorevole Formica, siamo alla fine dell’intervista, posso farle qualche piccola domanda sui foruncoli?
Ma sì.
Allora: cosa pensa della legge sulle intercettazioni telefoniche?
Cambiare i costumi profondi per decreto legge è una pia illusione. Se il vostro giornale non fosse un giornale composto da quattro scapestrati che vivono nella idealità, in quei valori che una volta facevano forti gli uomini, ecco, se voi foste ricchi potreste avere i soldi necessari a intercettare palazzo Grazioli e capire cosa succede in quelle stanze. Ma io mi chiedo, è informazione questa?
Berlusconi durerà?
Io credo che questo governo sia nella fase di logoramento di un’esperienza politica che non ha più un sostegno oggettivo. È un sistema politico fondato su una oligarchia e sostenuto da gruppi di fedeli che non risponde più ai bisogni di una paese che sta vivendo un momento drammatico. Aveva ragione Guido Carli quando diceva che, evidentemente, abbiamo ancora bisogno del vincolo estero. Insomma, questo è un paese che non ha ancora acquisito una capacità autonoma di governo, siamo un protettorato.
Vendola sarà il leader della sinistra?
È un bravo affabulatore.
Lei ancora socialista?
Certo, lo sarò per sempre..
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