Sul tavolo in cucina ci sono settantotto carte colorate divise in due gruppi. Ventidue sono illustrate da figure simboliche, chiamate Trionfi o Arcani maggiori, altre 56, suddivise in Arcani minori, includono quattro figure: fante, cavallo, donna, re, e dieci carte numerali. A pochi passi dal tavolo, sul termosifone, in una cesta di vimini, una bacchetta magica con spago palline colorate e una pigna. Accanto al termosifone, un coccodrillo finto. Sul piccolo divano rosso, un gatto vero. Attaccata al muro, una lunga treccia marrone.
A piazza Vittorio c’è una casa molto carina con un alto soffitto e un’ampia cucina. Su un trespolo, sigaretta in bocca, siede una strega. Una creatura minuta con Plutone in Scorpione in dodicesima casa e Nettuno in Capricorno. Raccoglie essenze sul Colle Oppio e pesta erbe per ammorbidire la pelle. Il suo nome è Melissa Panarello, e chi sette anni fa, (non) leggendo di sesso e colpi di spazzola, invocò il rogo e la crusca, si prepari a soffrire. La strega è tornata. E pubblica per Einaudi.
«Non sono cattiva. E non porto rancore. Dunque nessuna pozione magica».
Eppure gliene dissero di tutti i colori al suo esordio.
C’è sempre stato un forte pregiudizio nei miei confronti.
“Cento colpi di spazzola” è stato distribuito in più di 40 nazioni, oltre 3 milioni di copie vendute. Il New York Times lo ha definito “un libro sorprendente”. Li chiama pregiudizi?
Intendo tra gli scrittori italiani. Per loro chi scrive in forma autobiografica non è uno scrittore.
Non generalizziamo. Fuori i nomi. Chi la offese di più?
Nicola Lagioia, per esempio. In un’intervista disse che: «Ecco, secondo me con Melissa P c’è una sola cosa da fare. La prendi. La metti a novanta appoggiata ad un tavolo. Poi prendi Lolita di Nabokov. Strappi le pagine. Gliele infili una per una nel culo. Dopo un po’, per osmosi, qualcosa assimila per forza».
Lo ha incontrato, dopo?
Lo vidi a casa di Elido Fazi, l’editore dei miei primi 3 libri. Gli dissi: qui una copia di Lolita c’è di sicuro, se vuoi…
E lui?
Arrossì. Questi “intellettuali” si sono dimostrati incapaci di capire perché una ragazzina di 16 anni, dopo scuola, si ficca nel garage di casa, accende il computer e si mette a scrivere d’amore e di sesso. Ero giovane e donna. Questo li ha fatti sentire in diritto di dire quello che volevano. Tutto qui.
Qualcuno però riconobbe che la sua scrittura aveva una qualità.
La mia insegnante. Lesse la bozza di un romanzo che avrei voluto pubblicare. Fu lei a farmi vedere che c’era qualcosa.
Che storia era?
Una psicologa si innamora di un paziente tossicodipendente. Hanno un figlio che poi muore…
Un’idea spensierata, leggera.
Non so da cosa venne. Ma quando passi molto tempo sola, e a me la solitudine è sempre piaciuta, sono le storie stesse che ti vengono a cercare.
Voleva scrivere per professione?
Ero indecisa se fare la poetessa o la suora.
Suora?
Io ho fatto la scuola dai gesuiti. C’era questo prete, padre Giuliano.
Un adone di sacerdote?.
Macché, era vecchio brutto e fascista. Però da ragazzina mi immaginavo questo grosso cazzo sotto la tunica. E per lungo tempo ho coltivato il sogno erotico, l’unico che abbia mai avuto a dire il vero, di scoparmi un prete in un confessionale.
Scandaloso.
Non credo agli scandali. E quelle pochissime cose che mi scandalizzano non le racconto.
Nel 2006 ha scritto “Nel nome dell’amore”, in forma di lettera aperta al cardinale Ruini. La appassiona ancora il tema della religione e della laicità?
Guarda, con questo nuovo romanzo…
…titolo?
“Tre”. Dicevo, in questo libro non manca l’erotismo, ma il tema centrale è un altro, la famiglia, e su cosa la qualifichi come “naturale”. Tre persone, i protagonisti del racconto, possono crescere un bambino? Io credo di sì. Diciamo dunque che ho trasferito la mia sfrontatezza, dalla tranquillità con cui dicevo cazzo e figa alla consapevolezza che grazie alla letteratura puoi dire delle cose. E questo faccio.
In moltissimi scrivono, commentano, postano, messaggiano. Perché dovrebbe dire qualcosa di nuovo?
Ho molta fiducia in me, nella mia voce.
In “Tre” leggeremo di maternità, dunque. Vuole avere bambini?
Io e Paolo, il mio compagno, ci siamo messi insieme anche per questo. È nei nostri progetti.
Preferenze sul sesso?
C’è poco da preferire, sarà femmina.
Come lo sa, scusi?
Il mio quadro astrale. Io l’ho già vista.
E lei, che madre sarà?
Farò di tutto per essere l’opposto della mia, di madre. E in generale di tutte le donne della mia infanzia. Io vengo da una famiglia fortemente matriarcale. Trattavano gli uomini malissimo, con continue offese. All’inizio anche io mi comportavo così con i miei fidanzati. Poi ho fatto un lavoro su me stessa e ho imparato a relazionarmi.
Quali madri vede intorno a sé?
Leggendo i tarocchi parlo con molte donne. E nel tempo ho scoperto un mondo di ragazze più o meno giovani che fanno figli per i motivi più disparati. Per uscire dalla cocaina. O per stare con un uomo che non amano ma che garantisce loro il denaro. Oppure perché si vedono a 38 anni e hanno paura della solitudine.
Le hanno confidato tutto questo?
No, io lo leggevo nei tarocchi e loro confermavano.
Streghissima.
Le persone ormai mi pagano per farsi leggere le carte. E a me piace, più che divinare il futuro, aiutarle a inquadrare le loro potenzialità e i loro limiti.
E i maschi? Che idea si è fatta di questi bipedi?
Ne escono impauriti e incerti. Sanno che le donne alla fin fine li usano e basta. Ma i maschi hanno paura della solitudine. Non ce la fanno proprio a stare per conto loro. E si legano alle loro stesse aguzzine.
A lei le donne non stanno molto simpatiche.
No. Per molto tempo non ho avuto neanche un’amica.
Cosa non le piace?
Sono troppo lamentose. Reclamano indipendenza e poi si comportano in maniera opposta. Sbandierano la loro presunta autonomia e poi piagnucolano al primo capriccio. I maschi sono più pazienti e comprensivi. Devo dire che mi fanno tenerezza, in senso buono.
Ora qualche amica donna ce l’ha?
Sì, e devo ringraziare la più grande, la giornalista Paola Tavella. È la mia guida saggia e materna. Mi ha insegnato molto. Ora con lei sto mettendo su un progetto, diciamo, politico.
Ovvero?
Una serie di corti pornografici. Io ne ho scritto uno di carattere religioso.
Lo racconti senza pudore.
È ispirato alla figura di Sant’Agata e a un suo sogno erotico. Sta davanti al corpo di Cristo ferito e lo lecca tutto per lavarlo del sangue. Provocando così una forte erezione, mentre un ponzio pilato lo frusta arrapato.
Qual è la domanda di fondo?
La chiesa è il luogo dove il sesso è l’argomento principale. Chiunque abbia avuto a che fare con il clero sa che il corpo, gli umori, il piacere, il peccato, la passione sono pane quotidiano. E allora perché non mostrare un prete che si incula una suora?
Perché?
Manca in generale il coraggio di mostrare il desiderio. Ci si rifugia nel conformismo. Ormai anche la pornografia è stata normalizzata.
È contenta di pubblicare per Einaudi?
Molto. Ho trovato un editor che ha compreso una cosa fondamentale: io non voglio essere quello che ero prima. Desidero un nuovo esordio.
Cosa è cambiato?
Scrivo in terza persona, dopo aver sempre scritto in prima. Mi ero esposta troppo. In questi anni di silenzio mi sono, come dire, femminilizzata. Ho rivolto l’attenzione a me stessa. Ho preferito raccontare il mio mondo affidando il nome a un altro personaggio.
Perché ha aspettato tanto (tanto? C’è un tempo giusto?) prima di mettere mano al nuovo romanzo?
Sono stata bloccata da un punto di domanda: che senso ha scrivere? Cosa porto di nuovo e importante?
E che risposta si è data?
La forza della mia scrittura è l’onestà. Non prendo in giro nessuno, quando scrivo. Non faccio giochi di parole per attirare il lettore nella mia rete. Ti do quello che ho. Questa è la risposta che mi sono data.
Suona bene.
Lo sai che vedo i fantasmi? Sono vestiti di vari colori, blu, rosso… Li vedo proprio, non saprei spiegarti bene. Io so che stanno lì. Li vedo da quando ero piccolissima.
Sicilia, Catania…
…Etna. Con i miei ci trasferimmo in una bellissima villa dell’Ottocento. Dentro casa c’era una grotta lavica con una madonna dentro. La famiglia che ci viveva prima di noi… sette persone… tutte impiccate.
Genitori, figli, nonni?
Sì, tutti. Forse impazziti per le esalazioni tossiche. Quella è una zona vulcanica, piena di zolfo. Dà alla testa. Pensa che a mio padre venne un esaurimento nervoso che è durato per oltre dieci anni. In quella casa vedevamo i fantasmi. Giravano in cucina, in salotto. E la macchina, quando la parcheggiavamo in giardino, non partiva mai.
Da darsela a gambe levate. Sembra Poltergeist.
Ci sono tornata due anni fa. Volevo vedere che fine avesse fatto la casa. E spiare i nuovi inquilini.
Cosa ha visto? Le gemelle di Shining?
Una casa tranquillissima e una famiglia normale. Insomma, lì ho definitivamente capito che i fantasmi te li porti dietro tu.
Sogna molto?
Faccio molto spesso sogni premonitori. Ma negli ultimi tempi, la notte, preferisco scorporarmi.
Tradotto?
Mi vedo da fuori. Seguo una tecnica mia, nessuno me lo ha insegnata. È come farsi d’acido. Chiudo gli occhi e mi scorporo. La volontà è la cosa più forte che ho.
Cosa fa nella vita la protagonista del suo romanzo?
La poetessa, e la strega. E prima di ogni decisione consulta i dadi.
Sul muro della sua cucina è appiccicata la carta del 3 di cuori.
Nella numerologia il 3 rivela la creazione. Il due l’accumulazione e l’1 l’esplosione di ciò che si è accumulato. Questo nuovo romanzo rappresenta l’esplosione di ciò che ho accumulato negli ultimi anni.
Dov’è suo padre?
Abita a Roma, adesso, non lontano da qui, da piazza Vittorio.
Ha un buon rapporto con lui?
No. Non si può avere un buon rapporto con una persona che non ti ha mai abbracciata. Ricordo che mi ha tenuto stretta la mano solo una volta.
Quando?
Ero piccola. In un ambulatorio. Un’infermiera mi stava prelevando il sangue. Io ebbi paura. Così chiusi gli occhi, e allungai la mano verso quella di mio padre. Lui la strinse.
Ultimi commenti
Quel vizietto liberticida della querela
Quel vizietto liberticida della querela
Quel vizietto liberticida della querela
Quel vizietto liberticida della querela
Quel vizietto liberticida della querela
Quel vizietto liberticida della querela
Quel vizietto liberticida della querela
Quel vizietto liberticida della querela