Mondiali strani, questi sudafricani. Mondiali noiosi, mondiali che dicono assai poco. Eppure… eppure, tra la cagnara insopportabile delle vuvuzela – le “tradizionali”, tipiche o chiamatele-come-diavolo-vi-pare, trombette sudafricane – una voce par di sentirla: l’Europa è alla frutta. A dire il vero qualche sospetto sulla morte lenta e silenziosa del Vecchio Continente c’era venuto. Ma oggi, di fronte alla mediocrità del calcio “nostrano”, quel sospetto è divenuto certezza.
Che dire dell’Inghilterra? Don Fabio Capello, proclamato Lord a furor di popolo, si era presentato come il Winston Churchill del football. Aveva promesso lacrime e sangue, aveva promesso solo sacrifici ma aveva giurato che sì: questa squadra avrebbe portato a casa il mondiale, quantomeno la finale. Maestà: io Vi porto la Coppa, aveva solennemente assicurato Lord Hair prima di salpare verso il Capo di Buona Speranza. Ma il veliero è naufragato al primo maroso.
Poi c’è la Germania di Joachim Löw. Joachim il rivoluzionario, quello che ha cercato di rendere lirica e leggiadra la proverbiale prosaicità crucca. Ma è possibile trasformare le rigorose geometrie di J. S. Bach? No, non è possibile. Ci ha provato Mozart ed è morto di fame e di stenti: i tedeschi proprio non lo capivano. No, il carattere di un popolo, il suo spirito non è plasmabile, lo sapeva anche Hegel. Risultato della piccola rivoluzione di Löw? Dopo un wagneriano 4-0 all’Australia, i tedeschi hanno perso contro la Serbia e ora rischiano di uscire al primo turno.
E che dire dell’Olanda? L’Olanda del calcio totale – quella dei Cruyff, dei Van Basten e dei Gullit tanto per intenderci – sembra la Juve di Furino. Raccapricciante la melina difensiva che ha messo in scena contro il Giappone: una serie infinita di passaggi melmosi che neanche il Trapattoni dei tempi d’oro ha mai avuto il coraggio di ordinare ai suoi. A Furino e soci per l’appunto.
Per quel che riguarda la Francia, è sufficiente un solo nome: Domenech. Il Clouseau del calcio transalpino non sarebbe in grado di gestire neanche la Sambenedettese, figurarsi i nipotini di Platinì.
Infine la Spagna. Giovani, zapateriane e sfrontate, le furie rosse erano le grandi favorite del torneo. Ecco, quella sfrontatezza ha lasciato il posto al terror panico e gli occhi di tigre di Iniesta e compagni si sono trasformati in quelli docili e timorosi di un pulcino.
E l’Italia? l’Italia fa l’Italia: brutta, antipatica e senza talento ha però il beneficio di giocare in casa. E’ infatti evidente che di fronte alla scimmiottatura del catenaccio da parte degli altri concorrenti, gli azzurri hanno il vantaggio di essere i pionieri, i detentori assoluti di quel gioco infame. Infame e sublime. Chissà che l’Europa non debba ricominciare proprio da qui.
lorenzo
24 giugno 2010 at 10:42
articoloetto mitico!
rifaccelo pure per le sudamericane
Skeight
23 giugno 2010 at 21:55
E Germania e Inghilterra sono passate agli ottavi senza troppi patemi.
Senza avventurarsi in ardite comparazioni antropologiche degne di miglior causa, si poteva semplicemente ipotizzare che, come spesso avviene, le “grandi squadre” prendono i gironi sottogamba per presunzione o perchè vogliono risparmiare le energie per il secondo turno, mentre le “piccole” sono gasate per l’opportunità di giocare con nazionali rinomate di fronte a platee di milioni di persone che solitamente non hanno, e quindi cercano di dare il meglio di sé. Il risultato è che, se non si è in crisi come la Francia, le squadre più forti inizialmente sembrano deludere e poi si qualificano tranquillamente all’ultima partita del girone.
La filosofia e la sociologia sono discipline preziose, non contribuite anche voi a svilirle facendone merce d’accatto…
Dj Karanka
21 giugno 2010 at 10:46
Beh storicamente le squadre europee non hanno mai concluso granchè quando il mondiale si è giocato in altri continenti. E comunque, siamo solo alle prime partite, e grandi meraviglie per la verità non se ne sono viste da nessuna parte.
E’ un mondiale povero di stelle. Quattro anni fa, al di là del maggiore coinvolgimento emotivo dovuto ai migliori risultati della nostra nazionale, il solo fatto di essermi goduto tre-quattro partite di uno Zidane strepitoso mi aveva abbondantemente ripagato del tempo passato davanti alla TV.
Tornando all’oggi, forse vedo il Brasile un pò meglio degli altri, e – guardacaso – proprio perchè
gioca all’europea. E’ quando il Brasile gioca così che mi fa davvero paura,
pure se fa fatica a battere la Corea del Nord. Quando invece l’armata
verdeoro si diletta in evoluzioni circensi, inutili ricami, e giocoleria da Harlem Globetrotters del football, sto sempre sicuro che alla fine qualche squadra piu’ cinica e concreta provvederà a farla fuori.
carlojob
19 giugno 2010 at 18:16
Senza contare che c’è il Brasile di Lula che gioca come l’Urss di Dasaev!