La manovra economica, in Italia, ha determinato una secca svolta a destra. Che sarà molto difficile riassorbire. Perché impone questo triplice assioma: l’interesse generale è l’interesse dell’impresa; lo sviluppo è una variabile del profitto; la politica economica è la politica di Confindustria.
La battaglia che si è scatenata attorno alla questione-intercettazioni è una battaglia di sostegno a questa svolta a destra. Perché? Perché devia le forze dell’opposizione in una lotta su temi del tutto secondari (e anche abbastanza reazionari, come la richiesta dell’aumento del potere di spionaggio) e evita loro il compito ingrato di dover scegliere una politica economica indipendente dai poteri forti. Compito che le opposizioni aborriscono e al quale son sempre sfuggite negli ultimi due decenni.
La manovra economica è l’atto con il quale i poteri forti, guidati da Confindustria, scavalcano a destra Berlusconi, lo esautorano, minano alla base la sua politica (e persino la sua costruzione simbolica e il suo rapporto con l’immaginario collettivo) riprendono pienamente in mano il potere, eludendo lo schema faticoso della democrazia e stabilendo un rapporto diretto con le tecnocrazie e i grandi poteri europei (acquisendo per questa via la forza necessaria per governare).
Berlusconi si è accorto di questo? Sa di essere stato scavalcato a destra?
Lo sa e lo ha anche dichiarato. Quella citazione di Mussolini (“non sono io che conto contano i miei gerarchi”) era esattamente questo. Non era la semplice prosecuzione di una vecchia lamentazione di Berlusconi sullo scarso potere del premier. Tant’è vero che stavolta ha ricollegato il suo ragionamento a Mussolini: se neppure un dittatore aveva potere, figuriamoci un premier! Non invoca più una riforma: quale riforma sarebbe possibile se non bastò neppure il totalitarismo?
Berlusconi sa che Confindustria sta vincendo la partita, sta ricomponendo, su una linea fortemente spostata a destra, la borghesia italiana, che lui aveva spaccato vent’anni fa portandone una buona parte dalla sua parte. Tenta l’ultima mossa, difensiva, offrendo a Marcegaglia il simbolo di una vittoria di fatto in cambio di un armistizio: “Facciamo il governo insieme”. Marcegaglia, altezzosamente, risponde di no.
La borghesia europea ritiene di potere usare la crisi per rendere molto più forte del passato il proprio potere, per ottenere una nuova stretta a proprio favore, dopo quella – feroce – che ci fu tra gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Pensa a nuovi assetti, anche politici. Ritiene di poter mettere una ipoteca fortissima persino sul futuro della sinistra. Immagina di demolire definitivamente il compromesso socialdemocratico e di radere al suolo il welfare. Dentro questa offensiva, la debolissima borghesia italiana trova lo spazio di protezione e non perde l’occasione per accodarsi. “Ci siamo anche noi”. E Berlusconi? “Chissenefrega di Berlusconi”.
Il problema è che la borghesia italiana non dispone di un ceto politico adeguato. In questi anni dietro Berlusconi non è cresciuto niente. Avete presente tutta l’altezzosità della destra che, beffarda, diceva alla sinistra “noi abbiamo un leader, voi no, voi disponete solo di piccoli liderini litigiosi”? Bene, ora la situazione è rovesciata. Dietro Berlusconi c’è il vuoto, mentre servirebbero dei gruppi dirigenti. E così scendono in campo le uniche due figure un po’ forti: Tremonti e Bossi. Ma il primo è impaurito dal compito, sa di non avere il gioco in mano, di dover obbedire a un gioco non suo. E’ incerto, balbetta, si contraddice (date un’occhiata alla recente intervista al Corriere). Al secondo, Bossi, l’Europa non è mai piaciuta, e diventare lo strumento di una revanche della borghesia europea è complicato. Lui vorrebbe soltanto portare il Nord Italia fuori dalla crisi, liberandosi del peso morto del Sud. Come può armonizzare la sua strategia con la strategia della borghesia europea? Anche Bossi è in difficoltà.
E’ tutta la politica che barcolla. Barcolla, e forse sparisce. Surrogata – dicevamo – da quella melassosa storia delle intercettazioni – problema del tutto secondario, problema giornalistico e non politico, problema dove i valori sono capovolti e sembra che sia un fatto di sinistra difendere il sistema spionistico dello Stato… – dentro la quale si consuma anche lo scontro tra Berlusconi e Fini.
Dinanzi al momento più drammatico della crisi della democrazia, la sinistra è assente. E’ altrove. Insegue Repubblica. Aspetta di ricevere ordini da Bruxelles. Che speranze abbiamo noi?
samjos
12 giugno 2010 at 21:21
che bello finalmente dei sinistrorsi che a furia di andare a sinistra si sono trovati perfettamente allineati a destra .caro Sansonetti l’altra sera mi ha fatto cadere le braccia ero alla guida della mia vettura ed ho rischiato grosso,a sentirla dal suo amico Forbice alla radio ,l’ha fatto parlare a lungo perche di solito chi non la pensa come lui ha poche chance di esprimere un pensiero compiuto .
adesso capisco il nome del suo giornale gli Altri oppure the others i fantasmi tra i fantasmi oppure gli Altri come in LOST che non si capisce cosa ci facevano nell’isola e comuncque erano cattivi,neanche l’ultima puntata ha chiarito tutto
mentre è chiaro che il vostro giornale a dfferenza dei giornali di Berlusconi non avendo ??finanziamenti ??lavora per lui a titolo gratuito.
francesco saverio
12 giugno 2010 at 09:38
Le intercettazioni sono l’oppio del popolo, per dirla come si parlava un tempo. A proposito esiste ancora un popolo, può essere rappresentato da cialtroni mass-mediatici alla grillo maniera, da capo popoli che si avviano alla raccolta di firme per abrogare alla fine una leggina sulle intercettazioni che in sostanza lascerà tutto come prima, in una giustizia che fa uso “pro domo sua” nella pubblicazione di notizie, scoop “voluti di proposito” per la scalata del potere e della notorietà? Ricordo che Restivo è stato già condannato dai mass media italini e di conseguenza dalla giustizia senza neanche una traccia del suo DNA sul palcoscenico del delitto.
Purtroppo, come accenna Sansonetti, la borghesia italiana, la piccola borghesia e soprattutto il popolo, oggi costituito dal precariato, disoccupati, enfants senza futuro, è stato totalmente “stralciato” da questi cialtroni e straccioni della cosiddetta “sinistra”, oramai tutta presa nei dibattitti dei salotti buoni e yesmen del grande salotto “schic” del barbuto Scalfari, uomo ombra e responsabile vero del collasso storico della sinistra.
Quest’uomo creatore del gruppo “L’Espresso- Repubblica” promotore di un gruppo radiofonico di cui la maggiore espressione è Radio Capital ( mai nome fu più consono alla filosofia del gruppo!), è colui che insieme a vari soloni del modernismo italiano, Segni, il leader m
Maximo, e altri che storicamente si sono dimostrati quello che veramemte erano, una bruciante delusione, è uno dei maggiori responsabili dell’attuale deriva politico economico italiana per la latitanza di un opposizione tutta presa da presunti dibattiti di lana caprina.
A furia di dare addosso all’untore Berlusconi, circondato da smidollati, ( Fini se ci sei ancora, batti un colpo per favore) che hanno buttato alle spalle i reali problemi della gente, la destra, quella vera, che fa del capitalismo e del suo sviluppo il motore principale dello sviluppo economico di un paese, sfiduciato lo stesso Berlusconi, sta prendendo piede sempre più in Italia. Addio sogni di gloria. La crisi economica ineludibile, grave che attanaglerà l’Europa intiera nei prossimi mesi, attende noi tutti, in un’Europa monetarista allineta ai grandi business della grande finanza. E allora addio veramente ai sogni di gloria e amen.
marco
8 giugno 2010 at 10:52
Caro Sansonetti, questo pezzo è la giusta risposta a chi La criticava di non riuscire ad essere abbastanza aggressivo! sono un bamboccione di 30anni e finalmente qualcuno urla a gran voce che ci suonano un campanello da una parte (intercettazioni) per distrarci da qualche cosa di molto più grande e pericoloso! possibile che questo gioco avviene già da vent’anni e nessuno era riuscito a dirlo? possibile che gli elettori non se ne accorgano? purtroppo al giorno d’oggi parla più facile chi chiede una soluzione di chi evidenzia i problemi. infatti, vista la panoramica attuale, le speranze sono ridotte ai minimi termini e dare delle soluzioni strutturali senza rovesciare l’interro sistema sembra ormai utopico. la mancanza di una classe dirigente capace di risollevare l’Italia è esattamente il motivo dell’esistenza di sentimenti astenzionistici difronte alle urne. quasi che si sperasse di non dover votare…. comunque, in qualche modo faremo e, da bravi italiani, abbasseremo la testa e andremo avanti, sperando che tutto questo duri il minor tempo possibile…
Fiorina
5 giugno 2010 at 00:25
Forse l’unica speranza è “che dal letame nascono i fiori”…
MAURO1
4 giugno 2010 at 21:07
Interessante prospettiva! E poi parlano male degli intellettuali di sinistra! Il problema è che siete in troppi a pensare di essere “intellettuali”. Ci vorrebbe una selezione, un concorso. Che la questione possa essere anche questa,
rende tutto molto più intrigante e difficile. E pericoloso. Per tutti, ovviamente. Spero solo che non vengano fuori le Nuove BR o i Nuovi NAR ad ammazzare chi non c’entra. I bersagli devono essere altri.