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La libertà è una lotta quotidiana, il fascismo più insidioso è quello interiore

Daniela Greco Pubblicato da
il 12 maggio 2010.
Pubblicato in gli Altri.

Ho seguito la vicenda relativa all’appello firmato in difesa dell’esercizio del diritto di manifestare da parte del Blocco Studentesco. Armata di santa pazienza, ho letto tutti gli ottantadue commenti riportati sul sito de “Gli Altri” all’articolo di Sansonetti “Non difendo i fascisti, difendo la libertà”.Nessuno dei commenti tuttavia o pochi di essi mi sembrano entrare nel merito del dibattito vero, quello che ruota intorno alla definizione della libertà. Invece di dare risposte, vorrei provare a formulare un paio di domande.

Prima domanda: che cosa è libertà? Io credo che la libertà sia un confine e che, come tutti i confini, si sposti continuamente. La libertà non sopporta di essere intrappolata in schemi angusti: se lo fate, la libertà se ne andrà e vi lascerà sempre un granello meno liberi di prima. La libertà non è un valore conquistato una volta per tutte nel 1945, ma è  piuttosto un continuo e faticoso banco di prova, non si misura né si contiene perché la libertà non accetta restrizioni e non c’è una libertà parziale né si può dire “un po’ di libertà”: o c’è o non c’è. Ma riconoscere e dare alito alla libertà non è affatto semplice, la libertà, infatti, passa spesso attraverso il riconoscimento dell’altro, che ha e deve avere la nostra stessa libertà.

La libertà più difficile da riconoscere non è la nostra libertà, ma è proprio quella degli altri: finché si tratta di riconoscere e affermare la nostra libertà non c’è problema, i dolori veri iniziano quando ci troviamo alle prese con il riconoscimento della libertà altrui. E quanto più è pruriginosa la faccenda, tanto più ci avviciniamo alla vera pratica di libertà, quanto più si tratta di una pillola difficile da mandare giù, tanto più stiamo vicini alla vera pratica di libertà. Perché la libertà  non è un concetto, ma una pratica. Negando libertà agli altri, la prima libertà che si nega è proprio la nostra: non esiste una libertà “mia” (di manifestare e di esprimere quello che penso, ad esempio) che si possa contrapporre ad una libertà “tua”, “sua”, “loro”.
La libertà, infatti, non sopporta il plurale: è una e vale per tutti oppure non ce ne è per nessuno e per nessuna. Quando neghi la libertà di un altro è anche la tua libertà che stai negando. Ogni volta che un bambino smette di credere alle fate, una fata muore, dice Wendy a Peter Pan, beh allo stesso modo, potremmo dire che ogni volta che smettiamo di riconoscere la libertà, la libertà muore, sparisce, va via. Dichiararsi in favore della libertà, non è un esercizio astratto né è qualcosa che si proclama e che per ciò stesso esiste, è piuttosto qualcosa che si fa, che si agisce ed è faticoso, molto faticoso. E’ sempre dietro l’angolo il passo falso, la caduta, lo scivolone, la perdita: negando la libertà, i “veri” fascisti possono diventare tutti quelli accucciati al caldo di una rassicurante ideologia, che, pronta a fornire una risposta buona per ogni evenienza, spesso può rendere difficoltoso pensare con la propria testa.
Seconda domanda: cosa è l’antifascismo? E’ una pregiudiziale? E’ qualcosa che viene “prima” di qualunque altra considerazione? E’ una dichiarazione di principio o è un modo concreto di vivere e di relazionarsi? Quale era la libertà per cui hanno lottato i partigiani? Perché vietare una manifestazione diventa un banco di prova dell’antifascismo? In che senso lo è? E’ antifascista lanciare le uova alla Polverini? Francamente sarei stupita nell’apprenderlo e forse mi troverei anche impreparata ad accoglierlo. Ma se l’antifascismo invece di venire “prima” di qualcosa, non venisse invece “insieme”? Se fosse qualcosa che  va “di pari passo”?
Qualcuno ha scritto, nei commenti, che “l’anti-fascismo è a rigor di logica escludente” e che, dunque, va escluso “chi pretende di manifestare liberamente”. Ma come mai per alcuni un diritto è declinato diversamente? Perché per “noi” che siamo belli, intelligenti e fortunatamente antifascisti quello di manifestare è un diritto, mentre per “loro” è una pretesa?Perché ci sono titolari di diritti di serie A e titolari declassati di mere pretese? Non è mai consentito andare a scavare nella sostanza per rinvenire elementi a supporto della forma: nel linguaggio giuridico “la forma è sostanza” e la forma è il riconoscimento di un diritto, che prescinde dai destinatari/titolari del diritto medesimo. Un diritto, per sua stessa e imprescindibile natura, è universale, ossia vale per tutti e per tutte e nel momento in cui il diritto inizia a non valere per alcuni, allora non vale per nessuno.Se vale solo per alcuni e per alcune, allora non è un diritto, ma una mera facoltà concessa solo a determinate categorie di persone in virtù di alcune particolari caratteristiche. Se neghiamo un diritto altrui, stiamo frantumando una particella, minuscola ma profonda, anche del nostro stesso diritto, stiamo negando i principi stessi della democrazia.
Ma tutto questo non sembra pericolosamente limitrofo al concetto stesso di fascismo, se non proprio di autoritarismo? E’ davvero antifascista negare un diritto, andando a scandagliare e discettare sulla sostanza? Ma non era una acquisizione data per assodata che i diritti ed il formalismo giuridico prescindessero dalla sostanza per poter essere garantiti sempre e comunque?  
Oppure nella Costituzione c’è scritto che “tutti hanno diritto di manifestare tranne alcuni”?

Nella Costituzione c’è scritta una cosa diversa, ossia che è vietata la ricostituzione del partito fascista. Delle due l’una: se il Blocco Studentesco, in quanto associazione fascista, è vietata dalla Costituzione, allora va chiusa, mentre se non lo è e comunque fintanto che esiste deve avere il riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione. Quando vietano le piazze al Gay Pride, tutti accorriamo in difesa della libertà violata e quanto è bello e quanto è facile, aggiungerei. Come mai in questo caso no? Certo, perché sono fascisti, sono violenti, sono brutti, sporchi e cattivi. Ma la prossima volta a chi toccherà in sorte di essere giudicato? Chi sarà il prossimo tribunale che accorderà l’esercizio di un diritto?
Ma il bello di avere un diritto è tutto lì: che non devi chiedere a nessuno il permesso, l’autorizzazione per poterlo esercitare: è il tuo diritto e nessuno può limitartelo o togliertelo. Mi piacerebbe ascoltare una opinione che prescindesse dal merito e che si esprimesse attraverso il linguaggio del tecnicismo giuridico, perché non basta ad evitare il rischio di un grave vulnus ai principi cardine della democrazia negare un diritto in virtù di una dichiarazione di anti-fascismo. “Il fascismo si combatte”, scrive un altro lettore (comodamente) anonimo. Certo, ma in quale modo? Impugnando le sue stesse armi? A cosa stiamo rinunciando nel frattempo, mentre siamo impegnati a combattere il fascismo e, dunque, un’ideologia autoritaria, nemica della libertà e della democrazia? Siamo proprio sicuri che la nostra battaglia è davvero contro il fascismo e non invece maldestramente diretta proprio contro quella stessa libertà di cui ci sentiamo (gli unici) paladini?
La libertà è  una lotta quotidiana, non è una battaglia vinta una volta per tutte e per essere fascisti non basta indossare una maglietta perché a volte il vero fascismo, quello più insidioso, è quello interiore.

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91 Responses to La libertà è una lotta quotidiana, il fascismo più insidioso è quello interiore

  1. Jennifer

    28 ottobre 2010 at 18:14

    Perchè invece di filosofeggiare non fai esempi concreti? Il fascismo si combatte tutti i giorni. Ti faccio un esempio: nella mia scuola qualche insegnante impedisce ai ragazzi (scuola media) di alzarsi per i 10 minuti concessi dalla scuola per la ricreazione. Altri puniscono i ragazzi non mandandoli in bagno quando lo richiedono.
    Le punizioni corporali sono fasciste? Io dico di si perchè ora nessun regolamento le prevede. Quando la Preside mi dice che io devo tenere buoni rapporti con i colleghi intende dire di far finta di non sapere. Lei stessa, informata, non reagisce. Naturalmente ho fatto un gran casino e l’ho spuntata: la mia preside si professa di sinistra. Io dico solo che, come la stragrande maggioranza dei presidi, è solo una vigliacca che non vuole rogne.
    Lasciare che i bulli insidino i ragazzi normali ed anzi dire loro: imparate a difendervi, è un attteggiamento di stampo fascista? A me pare di si.Dubito che democrazia voglia dire lasciar fare: si deve reagire, certo non con le molotov.
    Il blocco studentesco si definisce fascista da solo, o no?

  2. ddd

    18 maggio 2010 at 00:55

    capra

  3. Mormone Ateo

    15 maggio 2010 at 16:36

    dico di più. Penso sia intervenuto ad hoc per spostare l’argomento della discussione seria che si stava tenendo, con vaneggiamenti senza senso. Peccato che il post ormai è vecchio e non lo legge quasi più nessuno.

  4. Mormone Ateo

    15 maggio 2010 at 16:33

    ddd sei semplicemente delirante… e probabilmente, fascio …

  5. ddd

    14 maggio 2010 at 22:24

    PER KARL Liebknecht

    (io sò fora per il FORA tutto. E nun c’entro na mazza coll’uno, co quelli e coll’Antri)

    Sai qual è la cosetta buffa? Che nun è che te ciài na posizzione capace che te permetta da dì che sta redazione sò cosa e te invece sei militante.
    Esse militanti non è na prova de bontà. Non c’è alcuna identità tra la bontà e la militanza e dato che troppi militano male diventa conseguenziale che meno militanza c’è meglio si sta.
    Alla luce di cosa si può affermare ciò? Lo si afferma secondo l’ovvia deduzione insista nella realtà delle cose che per fare PRATICAMENTE qualcosa si buono si debba seguire una TEORIZZAZIONE buona; non moralmente buona ma efficace, corretta, fattibile, coerente e giusta e la bontà sentimentale ne deriva per forza di cose.

    Il tuo discorso è quindi PRIVO di ogni dignità politica. E’ privo anche di ogni coerenza poiché volgari ed individualità prese dall’odio, dalla rivalsa, che dedicano tempo a dei ( pseudo) principi ne trovi parecchie.Ciò in assoluta assonanza e per ribadire con quel che scrivevo più su. COSA GARANTISCE LA DIVERSITA’ tra voi e tutto il resto dei militanti? E per giocare, così vien meglio…COSA GARANTISCE DIVERSITA’ tra loro e tutto il resto?
    Dacché l’essere militante non è caratterizzazione capace di rendere lindo e puro un ideale.Neanche la virtù umana può rendere un ideale corretto e sano.

    Affermi che voi rappresentate e siete coloro che combattono chi incarna l’oppressione e la discriminazione. Innanzitutto mi metto a ridere piangente, in un isterismo nevrotico alquanto ilare, bipolare simultaneamente oserei dire.
    SU CHE BASE POSSO CREDERTI? (Oltre gli esempi dei vostri vari appartenenti all’area della cosidetta sinistra VENDUTI e VIOLENTI ( per primi e non per difesa ) gradirei che mi si spiegasse ed illustrasse una qualche base che non sia retorica o “sloganistica” e non sia la solita citazione senza senso dei “patriarchi” , che ABBIA SENSO e sia realmente DIMOSTRATIVA.

    Permettimi di dire che non la troverai per il semplice fatto che la sinistra HA ERRORI TEORICI INTRINSECHI.
    Non basta l’anelito alla giustizia. Non basta la voglia di cambiare le cose. Bisogna avere le capacità, bisogna prepararsi e studiare affinché l’azione SIA SERIA, BUONA ed OPPORTUNA.

    Voi ( la sinistra ) siete la negazione di tutto ciò.
    Teoricamente casa pound APPARE con basi molto più solide delle vostre affermando cazzate immonde.
    Si legga il programma del partito comunista dei lavoratori PER VEDERE come le proposte siano più o meno le stesse con cambi minimali , ingenti solo negli accenti propagandistici e nel referente a cui porsi , ossia il diverso humus che si cerca di mobilitare.

    Non riuscite a teorizzare alcunché. Le vostre azioni sono sistemiche appena le fate.
    Me ne sbatto il cazzo della pancia della sinistra!
    La pancia è l’elemento non pensante ed instintuale.
    NON mi meraviglio affatto che tu richiami l’aderenza alla panza visto che sta sinistra non è nient’altro che azione infantile e instintuale, priva di organizzazione, priva di sacrificio alla causa ( QUANTI PROTAGONISMI EH? sarebbe da aprire discorsi su discorsi…) , priva SOPRATTUTTO di teoria.
    Ma indò volete annà?

    LA QUESTIONE INTOLLERANZA è del tutto stupida. Innazitutto mi permetto di citate il gran Goethe che illumina con questa sua frase ogni individuo che realmente rifletta su questioni serie ( oggi purttroppo l’atomismo sociale, il consumismo ed il fideismo di ritorno stanno instupidendo del tutto i giovani )

    “La tolleranza dovrebbe essere una fase di passaggio. Dovrebbe portare al rispetto. Tollerare è offendere”

    Quindi VIVA IL RISPETTO E FANCULO LA TOLLERANZA che è questione borghese, aggiungo io.

    Per quantoriguarda l’ INTOLLERANZA alla luce della frase di Goethe dovrebbe assumere molte altre sfaccettature.
    COSA NON SI TOLLERA?
    Ah beh beh , “amico” digitale Karl , dipende tutto dal cosa.

    L’INTOLLERANZA è doverosa verso l’ingiustizia. Mi sembra che l’ingiustizia della manifestazione del blocco studentesco non sia nei concetti espressi né nel suo essersi fatta.
    L’ingiustizia dei fasci è nelle loro azioni NON NEI LORO PENSIERI che fintanto che sono individuali possono offendere, urtare e far ribrezzo, ma tali sono, parole, pensieri, esternazioni.

    Tornando al discorso che facevo più su, A QUEL CHE SI DEVE FARE DENTRO LA SINISTRA OSSIA IL RICONOSCERE GLI ERRORI TEORICI CHE SI HANNO, anche la sinistra dice cose oscene, offensive in definitiva stupide.

    Siete nel torto , SU TEMI DIVERSI , ma lo siete anche voi.

    Sinceramente dispiace solo che tu non sia ASSETATO DI SANGUE e VIOLENTO con ogni ingiustizia ma ti sei ( tu e la sinistra ) circoscritto il campo d’azione a vostro uso e consumo.
    Inoltre come ho già scritto se foste veramente antifascisti dovreste, prima o poi, uccidervi da voi stessi.

    IO NON SONO TOLLERANTE. Fossi abbastanza forte ed organizzato sterminerei voi, loro e gli Altri AL SOLDO DELLE LORO AZIONI MALSANE non certo prima per un reato d’opinione.
    Ma non sono forte , nun me segue nessuno e NON HO LA POSSIBILITA’ DE STA A VEDE EFFETTIVAMENTE ( non per sentito dire, la giustizia non ha sentito dire, ammerde ) GLI INGHIPPI E LE VIOLENZE DE OGNI PARTE.

    A sanzonetti dico subbito che è un ladro perché usa soldi pubblici.
    Se lo rapinassi non sarei MAI e POI MAI nel torto ( ma dovrei sapere la cifra dei contributi statuali che prende e dividerli per ogni contribuente italiano affinché io non mi appropri della quota di diverse individualità).
    Quindi Sanzoné statte accuorto…

    Quindi Karl del tuo testo sentimentalisticheggiante me ne sbatto i coglioni. Io non vedo l’ora che scorra il sangue ma non può scorrere INGIUSTAMENTE poiché ciò è fascista.
    Me ne sbatto del fatto che tu abbia la panza come la mia, sei bbono, caro, ciài la donna, tu nonna ridi o sgobbi come buona parte dell’umanità.
    Sti cazzi.
    Bisogna invece sapere cosa è giusto e cosa no. Cosa porta corruzione e cosa no. Cosa porta disordine e cosa no. Cosa porta odio e cosa invece lo risolve. Cosa giova e cosa annienta. Cosa libera e cosa schiavizza.

    E voi siete sempre nella seconda parte. Di conseguenza voi siete fasci come quell’artri. De più de meno? Me ne sbatto anche di questo.
    Potessimo parlare di persona ti illustrerei gli errori del comunismo, socialismo e qualsiasi altra vaccata.

    Te l’identità la hai ; è tua eche voi ? Er probblema vero è che è un’identità mongoflettica, menomata, minorata, da mollusco pe cercà da dì tutte cose coll M.
    Perché quando agisci lo fai PER IL SISTEMA, CHE TU LO VOGLIA O NO, COLETE O NOLENTE è così perché sei dentro na dinamica che ormai te pervade a te come alla sinistra.

    Io non te dico che sei cattivo, che sbagli a esse intollerante. Te dico che sei un COJONE perché indirizzi l’intolleranza verso ambiti LIMITATISSIMI e non la vedi dentro di te innanzitutto.
    Che qua a bello, semo tutti traditori. Questa è la prima cosa che si deve SAPERE. Semo tutti traditori.

    L’antifascismo è cosa da infantili. NON ha alcuna teorizzazione valida perché si basa su dati erronei ed è pervaso da sentimentalismo alla TITANIC come il messaggio che hai scritto che veramente farebbe affloscià pure un membro di marmo.
    Fate pietà.

    Se capisce ( e te ribbadisco che io SO solo io, me medesimo ) troppo quello che scrivi , non se capisce poco, ma troppo!!!!!

    Se devo leggere che l’antifascista pratica la democrazia CAPISCO subbito il livello mediocre che ti caratterizza e sò per certo che sei FASCIO.
    La democrazia è da fascisti, l’ingannno che ci ha sussunto. Ma io diverrò, dopo questa cosa scritta, l’intollerante.
    ED E’ QUELLO CHE VOGLIO. Siete na massa de servi a destra come a sinistra.
    Tutti dietro alle ferule dello Stato…non sapete da dove cominciare e chiedete a gran voce SEMPRE , lo si vede in ogni manifestazione, CHE LA PIOVRA venga il ché non comporta aiuti ma semmai disastri.

    Andate ancora blaterando di pubblico e privato quando lo stato è PRIVATO. Fate campagne per mantenere l’acqua PUBBLICA quando è già privata!!!
    Ergo la lotta sarà sempre una lotta mozza e confusionaria ( anche i liberali che vorrebbero la privatizzazione sono fantocci dacché una reale privatizzazione è la ri-resa dell’acqua pubblica , il ché a loro è incomprensibbile e troppo strindente con l’obiettivo di poter favorire una qualche corporazione lobbysta ) e NON SI CAPIRA’ MAI UN CAZZO.

    La sinistra è nata come pulsione sistemica affinché la contestazione sia all’interno e mai esterna.

    IO NON VOGLIO ESSERE A FAVORE DEI PIU’ DEBOLI. Dove è scritto che il più debole deve essere buono, che ha la ragione dalla sua, dove è scritto cjhe il debole è puro?
    FANCULO al vostro buonismo , alla vostra vigliaccheria ideologica.

    BISOGNA ESSERE CONTRO LE INGIUTIZIE. Nient’altro. Se si deve tagliare una testa sia di madre, immigrato, ricco, povero, stronzo, antipatico, simpatico, tranquillone, fumato, salutista, carnivoro o vegano SI DEVE TAGLIARE SENZA SE E SENZA MA ma solo e soltanto perché E’ GIUSTO.

    Perché ti devi dare un’etichetta? quanti anni ciài? A COJONE.

    Chi sbaglia deve pagare. E VOI SBAGLIATE PARECCHIO e non avete alcuna teorizzazione valida.
    FATE TANTO I GRADASSI ma nun ce capite ‘n cazzo.

    Questo è proprio UN ANDATE TUTTI AFFANCULo. Lo è. Deve esserlo. Perché dovete ragionare e rendervi conto di dove siete DEI VENDUTI. Ciò fatto si può AGIRE.
    L’azione non è liberante caro Karl. No no no. L’azione soggiace al limite corporeo di modo che è quello che logicamente la precede e la imposta che è molto più appropriato per una liberazione, e via discorrendo.

  6. micio che canta

    14 maggio 2010 at 16:53

    a se per me tu stai distruggendo la mia libertà di espressione, che faccio? ti nego la libertà? e se te la nego sono fascista o antifascista?

    negare la “libertà d’espressione ” ai fascisti è doveroso, è un dovere di tutti gli amanti della libertà.
    oppure tu non hai nulla da dire verso per esempio il KKK che dice di voler uccidere tutti i neri? in questo caso che faresti tu?

  7. micio che canta

    14 maggio 2010 at 16:49

    Ad esempio da Micio che canta, che dice che “ la libertà si nega a quelli che vogliono distruggerla”, vorrei sapere: ma se per me tu stai distruggendo la mia libertà di espressione, che faccio?

    se per qualcuno (come i fascisti) “libertà d’espressione” significa fare apologia di stupro, razzismo, nazismo e violenza squadrista, lo si reprime senza tante storie.poi fatti un giro sui loro forum, blog, profili facebook e prova a vedere che succede se posti un’idea contraria: ti minacciano e insultano e bannano in due secondi.

  8. Dereck

    14 maggio 2010 at 14:54

    …appena acquistato l’ultimo numero del settimanale…mi piace, contnuate così.

    X alessio: si vede che parli con un astio enorme…rassegnati da quando non c’è più bertinotti il Prc è una merda…liberazione è pietoso e con 4 paginette ortodosse. Vai a sfogare le tue frustrazioni su un altro blog….

  9. pavlov

    14 maggio 2010 at 14:24

    questo Karl Liebknecht, è veramente una persona in gamba. forse non si è d’accordo su tutto, molto o qualcosa. ma è una persona seria. che dà voglia di sentirsi “compagni” o di sperare che al di là delle etichette esista ancora un briciolo di passione nel fare politica. modesto, educato, preparato e con ancora degli ideali e forse dei sogni. tutte qualità che mancano a gran parte delle persone che hanno commentato qui dentro (i kompagni duri puri e fascistelli indottrinati) e, purtroppo, a “gli altri”. cari de “gli altri”, perché non ci raccontate le vite di queste persone invece delle cazzate di un ventunenne figlio di papà bertinottiano che vuole cambiare il mondo e non è forse neanche capace di lasciare in ordine la sua cameretta? una risposta ce l’avrei. forse non “tira”, annoia, non provoca abbastanza, non conferma le vostre nuove certezze che chiamate dubbi. e poi fa discorsi talmente noiosi, chi vuoi che legga ancora queste cose. meglio una scrittura frizzante che parli del nulla o una finta indagine per capire il fenomeno senza un minimo di profondità (tra l’intervista di davide varì e il servizio che si trova su youtube di lucignolo, il secondo sembra addirittura più serio in una gara al meno peggio). i commenti li sto leggendo tutti da giorni. rileggeteli anche voi, fate uno sforzo. metto i miei nella colonna dei pensierini rosiconi, molti li metto nella colonna dei dementi ideologizzati, alcuni nella colonna neurodeliri, uno (ddd) lo metto nella colonna neurodeliri tu tto sommato divertenti. “gli altri” nella colonna “evadiamo le domande serie e focalizziamoci sugli attacchi beceri dei guardiani del tempio comunista”. detto questo, per precisare le differenze, che la libertà di manifestare debba essere garantita è condivisibile e banale come la frase “l’acqua bagna”. il fatto che vi siate sentiti di dover firmare un appello per questi (protetti già da una lunga schiera di veri fascisti e nazisti con poltrone calde, e non dei poveri perseguitati politici) è stato un atto stupido, nocivo e dannosamente provocatorio. non poteva che provocare queste conseguenze e non potete dire “non avremmo mai immaginato”. altrimenti mi tocca pensare ciò che non penso (nonostante pensi maluccio di alcuni di voi) che siete veramente dei tontoloni.

  10. seriamente

    14 maggio 2010 at 13:48

    basta su, parolai,
    chi è per la libertà è sempre contro il fascimo.
    Sansonetti e co., ndate a lavorare.
    un lavoratore

  11. Alessio

    14 maggio 2010 at 13:40

    voi de “gli altri” siete solo un branco di falliti.
    non siete stati in grado nemmeno di far durare un anno il vostro quotidiano a cui avete pure dovuto cambiare il nome… falliti, andate a lavorare in miniera!

  12. Direzione '17

    14 maggio 2010 at 13:07

    Andrea Colombo, dici che non vaneggi ipotetiche alleanze e che non stai dicendo che ci sono i fascisti “buoni” e quelli “cattivi”… tuttavia il tuo intervento è degno di un Miro Renzaglia o di un Gabriele Adinolfi.
    Sarà un caso?
    Che squallore sti sinistrati liberali e post-moderni che di fronte all’evidenza di un legame con i fascisti si ritrovano a non saper più cosa dire.

    Serve una sinistra di classe e rivoluzionaria, non improbabili aperture a destra.
    Il fascismo è il bedaux e l’aumento dei ritmi di produzione, il corporativismo non è altro che concertazione, il nazionalismo è il rifugio delle canaglie.
    O capitalismo o comunismo, la terza via nazional-popolare serve solo a parare il culo ai capitalisti che temono di perdere tutto.

  13. fabio

    14 maggio 2010 at 12:51

    Ma perchè invece di fare informazione quando c’è Sansonetti direttore i suoi giornali finiscono per occupare pagine e pagine soltanto in difesa delle sue opinioni delle quali tra l’altro, non frega più nulla ad un sacco di gente. Ma è un dibattito nazionale la posizione oscena di Sansonetti e company verso Blocco studentesco e le loro lame? Non credo…

  14. andrea colombo

    14 maggio 2010 at 12:44

    caro karl, com’è ovvio, su parecchie cose siamo d’accordo. anzi, per essere più chiari, per me la definizione di sinistra è secca: o combatte contro i padroni o non è sinistra. proprio per questo quando vedo una sedicente sinistra che rimane catatonica mentre all’Ikea di Milano impongono ai lavoratori il cronometro per pisciare come alla Fiat degli anni duri, che non riesce a muovere un dito quando, in piena campagna elettorale, danno l’arrembaggio all’art. 18, e poi s’ingrifa per il corteo di casapound e per di più adoperando, non tutti è vero però molti, come argomento la difesa della legge Scelba, allora concludo che si tratta appunto di un pauroso vuoto d’identità a cui si supplisce (male) affidandosi un po’ alla liturgia, in questo caso quella antifascista, e un po’ al legalitarsimo stile travaglio-il fatto.
    Però, per i pochi che invece di vomitare insulti hanno chiesto chiarimenti su cosa pensiamo dei fascisti, permettimi di chiarirti cosa ne penso io. Penso che il fascismo, anzi i fascismi, e i fascisti, che sono tra loro tanto diversi quanto i comunisti o i liberali, siano un fenomeno politico complesso e contraddittorio e che sia stupidissimo liquidarlo solo come “le guardie nere della reazione”. Fascista era Farinacci e fascista era Bottai: non erano la stessa cosa. Fascisti erano quelli che per all’inizio dei ’70 cospiravano coi servizi segreti e piazzavano bombe sperando nel golpe: ma fascisti erano pure quelli che, alla fine dello stesso decennio, ammazzavano poliziotti al solo scopo di dimostrare che avevano rotto i ponti con chi si era alleato con lo stato. Fascisti erano quelli che nei ’70 fornivano alla Fiat il servizio di spionaggio interno e fascista era Lotta di popolo, che vedeva nel capitale il nemico principale.
    Non sto dicendo che ci sono i fascisti buoni e quelli cattivi, e tantomeno vaneggio ipotetiche alleanze: dico solo che ci sono parecchi fascismo diversi. E alla fine, in questa diversità, l’elemento specifico e caratterizzante, comunque quello più interessante, è la capacità storicamente ricorrente dei fascismi (e sia chiaro, secondo me la lega è precisamente una forma di fascismo) di attrarre pulsioni ribelli, persino anarchiche, e poi ricondurle, spesso anche in ottima fede, in un blocco sociale conservatore o peggio.
    Non è che sia una posizione originale. Giaime Pintor, fratello del mio ex direttore Luigi, martire dell’antifascismo e a 25 anni (tanti ne aveva quando fu ammazzato) uno dei più brillanti intellettuali (italiani, ci ha lasciato solo una raccolta di scritti. Si chiama “Il sangue d’Europa” e ai vecchi tempi era molto letto. Quel titolo era preso dalla sua recensione a un libro che proprio lui, gran germanista, aveva voluto che fosse tradotto e pubblicato in Italia, “I proscritti” di von salomon. Era l’autobiografia di un soldato dei freikorps, e dato il tuo nick non c’è bisogno che ti sottolinei quanto i corpi franchi c’azzecchino con le origini del fascismo. Era uno di quelli che avevano ammazzato karl e rosa e qualche anno dopo rathenau in austria. però, a modo suo, era anche, o credeva di essere, un rivoluzionario antiborghese, ed era questa contraddizione che aveva spinto Pintor a trovare il suo libro così importante. Senza bisogno di essere un fascista, un fiancheggiatore degli stessi, un utile idiota, un traditore eccetera eccetera

  15. silvia del guercio

    14 maggio 2010 at 12:34

    Siete penosi.
    Opportunisti.
    Collaborazionisti.

    Silvia Del Guercio, figlia di Partigiano.

  16. Ecce

    14 maggio 2010 at 12:25

    Bravi ragassi, così si fa: bastone olio di ricino per quel sozialfascista di Sansonetti

  17. kkk

    14 maggio 2010 at 12:21

    Difendi questo:
    sabato 12 giugno corteo del Ku Klux Klan a Roma. Gli antifascisti sdegnati organizzeranno una contro manifestazione.
    Sansonetti e Gli Altri scrivono: “bisogna difendere il diritto a manifestare. La libertà in quanto concetto astratto e non mateirale, è più importante di tutto e tutti!”

    Gli antifascisti rispondono: “La libertà è un concetto materiale, prchè parla delle vite materiale degli uomini. Chi non lo capisce sta con Gli Altri, con coloro dunque che vogliono affossare la libertà materiale per concepire una libertà astrastratta dove domina la violenza, non come giustizia ma come sopraffazione”.

  18. Daniela Greco

    Daniela Greco

    14 maggio 2010 at 12:16

    @ Karl Liebknecht: il confronto con te (e con tutti quelli che qui stanno scrivendo quello che pensano) mi piace (e proprio per questo ti ho fatto delle domande). Quando parlavo di livore non mi riferivo a te (ma più che altro ai numerosi commenti privi di contenuti e spesso contenenti una bella manciata di insulti). Non credo, fuor di ironia, ti averti dato dell’intollerante, ciò detto leggerò con più calma il tuo commento e più tardi ti rispondo.

  19. evvai!!!

    14 maggio 2010 at 12:16

    comunicato
    13.05.2010 Via Gregoriana 5 (Roma)

    LO SMASCHERAMENTO CONTINUA

    Finalmente oggi il compleanno degli Altri , e gli antifascisti e le antifasciste di Roma hanno deciso di festeggiare con loro. Volevamo fargli una sorpresa, ma loro ci hanno regalato qualcosa di pi grande. Volevamo chiedere a Sansonetti e ai suoi epigoni cosa ci fosse da festeggiare, dopo un anno di trasformismo e di comunanza e complicit con i fascisti del Terzo millennio. Carichi di sdegno siamo andati a rovinare la festa di chi voleva garantita la marcetta del Blocco studentesco lo scorso 7 maggio, di chi li vede volentieri come ospiti.
    Volevamo fargli un regalo, insomma. Ma la redazione degli Altri ci ha fatto un dono Migliore : erano presenti ai festeggiamenti, infatti, la neo-governatrice del Lazio Renata Polverini, ospite d Onore del settimanale, che appena ci ha visti ha scelto, come tradizione dalle sue parti, la via della fuga, e la deputata del Partito democratico Paola Concia, gi nota per la sua visita a Casa Pound, che si lasciata andare ad un Bella ciao poco credibile e ad atteggiamenti provocatori tipici di chi non sa cosa dire.
    Lo sdegno diventato rabbia. Vi abbiamo smascherati. Abbiamo visto i vostri sorrisi tramutarsi in vergogna. Il re nudo. Volevate ridere e festeggiare. Ma il vostro brindisi stato amaro. Sar la nostra risata che vi seppellir . E chi brinda coi fascisti se strozza!

    Antifascisti e antifasciste di Roma

  20. Antifascisti e Antifasciste di Roma

    14 maggio 2010 at 12:10

    CONTESTATI A ROMA SANSONETTI E “GLI ALTRI”

    eri sera una quarantina di antifascisti e antifasciste, in maggioranza studenti medi e universitari, hanno contestato a Roma Sansonetti e “Gli altri” per il loro appoggio alla marcetta fascista del 7 maggio. La contestazione è avvenuta durante i festeggiamenti per il primo anno di vita degli “Altri”: ospite d’onore, presente in sala, era la neo-governatrice del Lazio Renata Polverini.

    Ecco il comunicato:

    13.05.2010 – Via Gregoriana 5 (Roma)

    LO SMASCHERAMENTO CONTINUA

    Finalmente oggi è il compleanno degli “Altri”, e gli antifascisti e le antifasciste di Roma hanno deciso di festeggiare con loro. Volevamo fargli una sorpresa, ma loro ci hanno regalato qualcosa di più grande. Volevamo chiedere a Sansonetti e ai suoi epigoni cosa ci fosse da festeggiare, dopo un anno di trasformismo e di comunanza e complicità con i fascisti del Terzo millennio. Carichi di sdegno siamo andati a rovinare la festa di chi voleva garantita la marcetta del Blocco studentesco lo scorso 7 maggio, di chi li vede volentieri come ospiti.
    Volevamo fargli un regalo, insomma. Ma la redazione degli “Altri” ci ha fatto un dono “Migliore”: erano presenti ai festeggiamenti, infatti, la neo-governatrice del Lazio Renata Polverini, ospite d’Onore del settimanale, che appena ci ha visti ha scelto, come è tradizione dalle sue
    parti, la via della fuga, e la deputata del Partito democratico Paola Concia, già nota per la sua visita a Casa Pound, che si è lasciata andare
    ad un “Bella ciao” poco credibile e ad atteggiamenti provocatori tipici di chi non sa cosa dire.
    Lo sdegno è diventato rabbia. Vi abbiamo smascherati. Abbiamo visto i vostri sorrisi tramutarsi in vergogna. Il re è nudo. Volevate ridere e
    festeggiare. Ma il vostro brindisi è stato amaro. Sarà la nostra risata che vi seppellirà. E chi brinda coi fascisti se strozza!

    Antifascisti e antifasciste di Roma

  21. simone

    14 maggio 2010 at 11:17

    Per l’autore dell’articolo e la redazione dell’Altro:

    Ma non vi vergognate per niente? Il vostro concetto di liberà (Daniela ma da dove l’hai tirato fuori, mentre eri al cesso?) è una delle stronzate più populiste e banali che abbia mai sentito.

    La retorica si spreca, roba che neanche da un leghista ti aspetteresti tante scemenze.

    Che tristezza.

  22. Gino

    14 maggio 2010 at 11:10

    Buffoni, andate a lezioni di giornalismo da Federica Sciarelli.

  23. Marcus

    14 maggio 2010 at 10:02

    Ma è mai possibile che stiamo difendendo un apparato teorico-sillogistico del principio astratto di “libertà” andando a parare (arrampicandosi su verticalissimi specchi) sul formalismo giuridico dell’”uguaglianza” dei diritti? Ma la smettiamo? Non vorrei tirare in ballo un concetto un po’ vetusto, ma direi che è un bel parlare borghese… Attenzione però, non da declinare nel principio del conflitto di classe nel senso propriamente e analiticamente marxiano della critica, lasciamo perdere, utilizziamolo in maniera “friendly”, attuale: in generale chi scrive su questo giornale se la passa bene, o è nato bene o si è costruito il suo bel reddito mentre tonnellate di carne umana stentava fino al 27 spaccandosi la schiena usando le mani. Che significa? Significa che chi parla così non si è mai sporcato le mani, che la politica l’ha giocata nei salotti, nella “dialettica”, nell’espressione, nella prova testimoniale… Peccato che la complessità e la fisicità dei rapporti umani richieda ben altro, e richieda appunto la presenza reale delle persone nei luoghi fisici dove la politica nasce. E spesso, dove nasce la politica si incontra anche il nemico, sempre lo stesso (criminale e assassino, ed è dimostrato dai fatti della loro vigliacca violenza), risorto più volte dalle fogne della storia, stavolta purtroppo spalleggiato da radical-chic in cerca di visibilità… Ah, quanto vende la provocazione! Libertà, libertà… Un concetto nato nella rivoluzione francese, e da qui quanto è facile vedere quante declinazioni si possono dare di questo concetto. Ma del resto siamo in tanti, con il nostro partito, siamo un popolo intero della “libertà”! La domanda è: si vuol difendere a tutti i costi questo sistema “democratico” (che una volta era oggetto di critica mi pare) fino ad arrivare alle aberrazioni formaliste di voler permettere libertà di espressione ai suoi nemici giurati, oppure siamo in grado (al di là della delega dell’antifascismo allo Stato e ai suoi strumenti giuridici) di capire che c’è comunque un pericolo maggiore da cui difendersi (difendere noi stessi, non sistemi politici o concetti astratti)? Chiuderò citando Popper (e non Karl Marx), che era una persona seria e non un “utile idiota”:

    “Se estendiamo una tolleranza illimitata anche nei confronti di chi e’ intollerante, se non siamo preparati a difendere una societa’ tollerante contro l’assalto degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro”.

  24. Alessandro

    14 maggio 2010 at 09:19

    Sono sostanzialmente d’accordo con te, Daniela. E, dirò di più, penso anche che questi giovinotti che si definiscono fascisti siano molto meno peggio di tanto altro e di tanta altra fascisteria che si trova in giro, anche nella cosiddetta ‘area antagonista’. Non ho seguito granché il dibattito che si è sviluppato attorno alla piazzata della ‘giovinezza al potere’ perché, sinceramente, trovo molto più pericoloso un altro tipo di fascismo, quello vero, quello del doppiopetto minzoliniano e del divano di vespa, sul quale il vostro direttore si siede molto spesso e molto volentieri (perlomeno lo faceva finché non ho definitivamente spento la tv). Penso che queste cose siano soltanto dei diversivi per far concentrare l’attenzione su ‘altro’ sul vecchio e stantio dibattito fascisti-antifascisti, come se si fosse ancora negli anni 60 e i protagonisti fossero i reduci delle guerra di liberazione e non dei giovani cresciuti a tv e videogames che per sottrarsi al degrado culturale imperante devono attaccarsi a un simulacro di ideologia. Noi stiamo a discutere di fascismo e antifascismo, immaginando fez e olio di ricino mentre i leghisti, quelli sì nazisti veri, stanno al governo, a braccetto coi poteri forti, e praticano discriminazione e segregazione. Una risata vi seppellirà, diceva uno dei migliori slogan del movimento studentesco, e credo che la risata sia l’unica reazione possibile ad adunanze che si rifanno a mitologie lontane. Dedichiamo la nostra attenzione a combattere forme di nazifascismo più moderne e pericolose. Sempre che si sia in grado di riconoscerle…

  25. Karl Liebknecht

    14 maggio 2010 at 02:28

    Non Incenerirete le nostre vite !
    Nonostante il disastro ecologico perpetrato impunemente in quattordici anni di malagestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania sulla pelle di tutti noi, nonostante ancora i sistemi di accumulazione e di incenerimento abbiano dimostrato in Campania in maniera più che evidente , i loro fallimenti, apprendiamo stupiti dalla stampa del pericoloso annuncio del neo-presidente Domenico Zinzi di voler piazzare un inceneritore nella città di Santa Maria Capua Vetere.
    Saranno contenti i cittadini tutti dell’Antica Capua, ed in particolar modo quelli del quartiere Sant’Andrea, che respirano quotidianamente l’aria con odori non gradevoli e elementi venefici connessi, specialmente alla vista dei risultati poco rassicuranti resi noti da molte associazioni civiche ! Non è certo un mistero il fatto che non esista alcuno studio accademico universalmente riconosciuto che avvalori la tesi dei politicanti secondo la quale le emissioni dei termovalorizzatori non procurano danni alla salute dei cittadini e al contesto ambientale in cui vivono.
    Senza considerare il dato secondo cui il metodo di smaltimento di rifiuti a mezzo termovalorizzatore, risulta essere certamente il più costoso e controproducente. Mentre infatti, in altri paesi europei, i governi tassano la termovalorizzazione dei rifiuti (da 4 a 71 euro a tonnellata), in Italia questa tecnologia è incentivata con generose offerte in danaro ai “padroni” del settore igiene ambientale, pagate, con sonante denaro pubblico preso direttamente dalle tasche dei contribuenti.
    Non può, inoltre, non essere considerato il dato relativo alle emissioni di polveri sottili, causa di molteplici tipologie di tumori alle vie respiratorie, impossibili da filtrare o riassorbire al 100%, ed ancora allo smaltimento di quella parte delle stesse che resta imprigionata nei filtri. Esemplare il caso del termovalorizzatore di Brescia, un mega-inceneritore da 700.000 tonnellate di rifiuto l’anno, le cui emissioni di micro polveri nocive sono pari a circa il 5% della quantità dei rifiuti termo valorizzati.Ciò significa che l’inceneritore di Brescia ha una produzione di rifiuti tossici, sotto forma di ceneri leggere, pari a 35.000 tonnellate l’anno. Da come si può vedere, anche gli impianti più collaudati, nella industrializzata Padania, risultano essere ingentemente nocivi.

    Gli inceneritori non possono essere e non sono la soluzione per le emergenze rifiuti, ormai endemiche in tutta Italia, ma sono solo l’ennesima occasione di speculazione e mega-investimento, nel mercato della gestione del “ciclo rifiuti”, assecondando la prassi che ci ha condannati a quattordici anni di emergenza ambientale, tra le cui cause è da individuare anche la deprecabile privatizzazione, con conseguente mercificazione, di tutto il settore.

    Chi vi dice che questa è l’unica via possibile per non “marcire” nei rifiuti per strada sta mentendo. Esistono alternative valide, più economiche, decisamente a più basso impatto ambientale e di certo non nocive, come dimostra ad esempio la vicenda relativa all’impianto di TBM installato nel comune di Vezzano Ligure (La Spezia). Ma ancora potremmo citare gli impianti a trattamento meccanico-biologico, presenti in altri paesi europei.

    Senza menzionare la via maestra per risolvere definitivamente la problematica rifiuti: quella di una prospettiva generale di gestione del problema rifiuti, nell’ottica del riciclaggio e recupero delle risorse. Alcuni di questi sistemi, incredibilmente efficienti, prevedono addirittura il riciclo fino all’80% del materiale, in modo da creare le condizioni per un impatto sull’ambiente e sulle comunità, sempre più leggero. E’ la tecnologia che avanza, mentre qui pensiamo ancora bruciare rifiuti !

    C’è bisogno di estendere le prospettive e cambiare le metodologie di gestione dell’intero ciclo, dalla produzione del “bene” alla creazione del “rifiuto”, c’è bisogno di andare avanti e non fermarsi, non concedendo ulteriori spazi a quegli stessi responsabili del disastro ambientale nella nostra terra, dicendo a gran voce che la logica della gestione privatistica del settore, scientificamente ed inesorabilmente collegata al capitale ed alle ricerca di “profitto”, ha bisogno di trovare un perentorio ed assoluto termine, senza dimenticare che nel contempo, tale devastante pratica, dovrà essere estirpata anche da quelle sedicenti “SPA Pubbliche” o a capitale misto. Non c’è alcuna alternativa, se non nuovi drammatici disastri, al sottoporre tutto questo compartimento sotto il controllo pubblico!

    Noi non ci rassegniamo a chi decide delle nostre vite sopra le nostre teste, non riconosciamo questa democrazia della delega che senza eccezioni si distacca dai voleri della collettività per ergersi a oligarchia autoreferenziale.

    Noi abbiamo intenzione di opporci a questo progetto, sollecitando l’attenzione sul problema di tutte le associazioni civiche, di tutte le soggettività politiche sensibili e di tutti i cittadini, al fine di promuovere la presa di coscienza e la mobilitazione collettiva. Lo faremo, dal basso, pacificamente e democraticamente, sollecitando la partecipazione della comunità, con tutti i metodi informativi, vertenziali e di resistenza a nostra disposizione ! Questa città, questo territorio, si opporrà decisamente alla prospettiva di tale nuova grande industria di inquinamento ! La città della rivolta di Spartaco saprà tenere fede alla sua tradizione ribelle !

    No all’Inceneritore a Santa Maria Capua Vetere !
    Non passerete !

    COMITATO DI QUARTIERE SANT’ANDREA DEI LAGNI – SANTA MARIA CAPUA VETERE, CSOA SPARTACO – SANTA MARIA CAPUA VETERE, CSOA TEMPO ROSSO – AGRO CALENO

  26. Karl Liebknecht

    14 maggio 2010 at 02:27

    Broono mi perdonerà se crollo dal sonno e rimando la risposta al suo quesito interessante a domani. E’ praticamente una giornata che scrivo comunicati.
    A proposito di ciò, affrontando il rischio di finire “off topic”, nella speranza che la cosa possa essere di interesse per qualcuno, posto di seguito il comunicato prodotto in serata sulla questione termovalorizzatore.

    Ancora buona notte

  27. Karl Liebknecht

    14 maggio 2010 at 02:18

    Eccomi qua, finalmente libero dopo una giornata alquanto nervosa ( il neo presidente della provincia di Caserta, Domenico Zinzi, ha appena annunciato che un nuovo termovalorizzatore sarà insediato nella nostra città, appunto Santa Maria Capua Vetere,(http://interno18.it/politica/14304/il-primo-regalo-della-provincia-un-termovalorizzatore-a-santa-maria-capua-vetere) e per questa ragione abbiamo tenuto un’assemblea con il comitato di quartiere per promuovere la mobilitazione contro questo nuovo mostro ecologico… giusto per rispondere a chi ci accusa di dedicarci esclusivamente all’antifascismo !)

    Daniela è inutile, sembrate chiusi, barricati dentro una torre d’avorio, un bastione chiuso dentro e fuori, incomunicabile con questo mondo popolato da noi, semplici militanti, beceri, volgari, leghisti nell’animo, antifascisti ma in verità fascisti, militanti colpevoli di avere ancora così tanta fede politica da essere disposti ad “odiare” chi rappresenta, in un modo o in un altro, l’oppressione e la discriminazione.

    Vedi Daniela, a differenza di quanto pensi, se sto scrivendo ancora su questo blog è solo perchè ho tutto l’interesse a parlare con te e con quelli come te, che a scanso di equivoci, considero ancora compagn* e perchè sotto sotto, mi auguro che questo giornale, che ad onor del vero ho sempre comprato poco, possa ritornare in sintonia con quel pò di “pancia” che è rimasta alla sinistra in Italia. Io, per quanto non condivida molte delle tue idee, non ti considero una donna di neanderhal che a malapena riesce ad articolare i movimenti degli arti, che agisce, come gli animali, in base a paure, a desideri di violenza fisica, o magari a “vuoti d’identità”. Sembra stia parlando di un fenomeno da studiare, o magari è come se stessi visitando uno zoo !

    Tu mi dai sostanzialmente dell’ “intollerante”, passatista… mi dipingi come una belva assetata di sangue, da contrapporre a voi, manipolo di portatori della luce nel mondo. E tu quindi saresti tollerante ?

    Sai, l’intolleranza non è fatta soltanto di piazze negate, di spranghe antifasciste e di slogan preistorici che trasudano odio. No. L’intolleranza che hai dimostrato nel commento è molto più insidiosa e, come diresti tu, interiore o interiorizzata. Per te la nostra non è neanche una posizione politica legittima, magari da contrastare; no, essa diviene un “vuoto d’identità”. Non credo esista frase più razzista ed intollerante di questa, che rende in un momento gli “antagonisti” una specie di torma di esseri subumani le cui idee appunto, sono dettate non da libero e cosciente arbitrio, come fanno gli illuminati giornalisti de “Gli Altri” nella torre d’avorio, ma da paure e complessi.

    Complimenti

    Ma le nostre vite “becere” sono piene come le vostre, le nostre emozioni forti come le vostre ( forse di più), e la vocazione sociale che possediamo non è in nessun senso inferiore alla vostra (tanto da ritenerla inesistente).

    Come dobbiamo farvelo capire che questo vuoto d’identità di cui parlate è probabilmente il vostro ? E’ probabilmente la domanda perpetua di una parte di sinistra che ha barattato il conflitto sociale con il radicalismo libertario.

    Non vorrei stupirti, ma io so cosa sono e come declinare la mia vita alla cadenza del complesso di cose in cui credo, anche se non è per nulla facile. So di aver ragione, ma allo stesso tempo riconosco che è possibile se non probabile che abbia torto.
    So dirti cosa, a mio modestissimo avviso, c’è di sbagliato nella società e so proporti soluzioni, ed il fatto che a te queste soluzioni non piacciano, non mi impedirà di proporle ancora ed ancora. E se mi comporto come mi comporto, non è perchè ho bisogno di un nemico, ma è perchè la mia prospettiva di cambiamento della società è talmente grande che l’unica cosa a non scarseggiare sono proprio i nemici!
    No, non è fede, giacchè la fede è abbandono irrazionale. La nostra è coscienza e convinzione, è continua indagine sulle dinamiche circostanti.

    Una cosa su cui concordo l’hai detta: che sei fuori dall’ambito dell’antifascismo. Ed infatti il tuo concetto di “antifascismo” sembra essere quello di una proposizione politica libertaria e liberale, formale-razionale, quasi una prerogativa dello spirito, nella cui concezione anche il nemico che tenta di soffocarti ha il diritto di farlo.

    Non la contesto come cosa, non grido allo scandalo, non denuncio all’inquisizione questi “eroi” novelli Giordano Bruno; la considero semplicemente una posizione politica legittima, semmai mi limito a constatarne l’estraneità rispetto alla categoria stessa dell’antifascismo.

    La lotta contro la tirannia mussoliniana prima, contro le trame nere poi, contro i nuovi alleati del potere oggi, è impegno civile partigiano, che non può non collegarsi con le lotte sociali. L’antifascismo non è qualcosa da interiorizzare, quale una pulsione anarchica di libertà assoluta (anche quella di farsi sfruttare ed opprimere), esso è il fenomeno sociale e collettivo di opposizione e lotta alle frange sclerotizzate del capitalismo, emergenti puntualmente nei contesti di crisi e degrado; per proprietà transitiva la sfida antifascista non può che essere rivolta primariamente nei confronti dei fattori economici e sociali che questo degrado lo creano.

    L’antifascismo è schierarsi, stare dalla parte della democrazia contro l’oppressione, combattendo i nemici della democrazia stessa laddove insorgano, come un organismo vivente combatte gli agenti patogeni col proprio sistema immunitario. Sono le parole semplici di uno di quei militanti rimasti fuori dalla torre d’avorio.

    Cosa fa l’antifascista oggi ? Pratica la democrazia. La sostanzia con le vertenze territoriali, a favore dei migranti, contro lo scempio ambientale, a sostegno dei lavoratori in lotta e dei senza casa. E se qualcuno dedica un pò del suo tempo a contrastare queste “braccia” del potere, è solo perchè purtroppo anche eventi come il vostro appello, rendono i fascisti un problema un pò più importante. Ma davvero credete che la nostra comunità passi il tempo ad identificare i fasci ed a seguire il loro calendario di manifestazioni ?

    Io penso che ci sia malafede, profonda malafede, nel far finta di non capire quello che ho scritto. Ogni argomentazione,seppur priva di fondamento, è da prospettare per “screditare” il nemico, facendolo apparire ora, dopo la versione della bestia mangiasangue, una specie di topo di biblioteca che passa la sua esistenza sui libri sacri di Marx.
    Siamo seri, nessuno qui ha detto che il processo produttivo sia rimasto invariato! Migliaia di variabili sono intervenute sul contesto economico, portate dall’innovazione e dalla tecnologia. Quello che si è detto semplicemente è che, non essendo cambiato il quadro di “scarsità” ( le risorse sono infinite ? sono disponibili in maniera infinita a tutti ?) e non essendo cambiato il modello produttivo basato sulla reificazione ( anche il più anomalo e precario lavoratore interinale, door to door, a progetto terminale che esista, vi rientra), il conflitto sociale, seppur proposto in una forma nuova, non solo è una scelta da praticare, è addirittura una scelta obbligatoria. Sostenere il contrario è come affermare che nella savana leoni e gazelle potessero trovare un accordo… è assurdo !

    La Sinistra è nata come pulsione storica collettiva a favore dei più deboli, contro l’oppressione di chi deteneva soldi, potere politico e potere religioso. Essa per la sua stessa vocazione di nascita, propone una alternativa al modello esistente, nella prospettiva dello scontro, a volte anche violento, con questo sistema stesso. La storia è piena di esempi.
    Quello che mi domando io allora è cosa rimane della sinistra se abbandona la vocazione al conflitto ? Cosa rimane alla sinistra senza la vocazione a divenire anima della torma universale degli sfruttati cosciente ed organizzata che si organizza per spezzare le proprie catene ?

    Penso che non rimanga nulla. Penso che questa sinistra di cui mi parli, ha molto a che fare con il declino di certa intellighenzia illuminata verso il radicalismo senza colore.

    I Fascisti poi, sono i fascisti, li identifichi dal loro irrinunciabile ruolo sociale. E’ inutile pararsi ( e pararli) dietro lo schermo del legalismo e delle sottigliezze giuridiche. Nessuno chiede l’arresto di qualcuno e non è la costituzione borghese a farmi stare in piazza, ma la volontà di contrastare dei nemici scomodi nella mia lotta ( ma non i principali nemici!)

    Per quanto riguarda la mia identità, da te richiesta, ti ho scritto in un post precedente, credo in modo abbastanza esauriente.Ad ogni modo, se avessi da comunicarmi una qualsiasi opinione, critica o insulto puoi farlo all’indirizzo email lasciato per postare il commento.

    Nonostante i toni duri, voglio far presente che questo non è un “andate tutti a fanculo”; io sono ancora qui ad ascoltare quello che vorrai dirmi.

    Buona Notte

  28. dddd

    14 maggio 2010 at 01:05

    Trosko sei lasalliano perché il MEZZO è sempre quello : lo stato. Questo è Lasalle. Il comunismo da Engles in poi è LASALLIANO. Bel paradosso eh?

    Per quanto mi riguarda le tue deduzioni lasciano il tempo che trovano. SPIEGACI economicamente perché LA NEP NON ERA FATTIBILE.
    Da anni vi scervellate a cercare di capire IL PERCHE’ non è possibile collettivizzare.
    Da anni perdete tempo con battaglie DEGNE DEGLI STIPENDIATI DEL POTERE tra pubblico e privato quando si sà che non hanno senso e che lo stato è e sempre sarà PRIVATO.
    Visto che sei in vena di accuse, tu e voi con la vostra collettivizzazione della MONETA, la banca statuale, SPIEGACI perché se si riuscisse a far ciò il paese cascherebbe nel baratro dopo 2 giorni stile Zimbawe.
    Semplicemente tu ti sei attaccato ad un FILONE, ad una OPINIONE, ad un qualcosA CHE STIMOLASSE emotivamente e razionalmente il tuo ego.
    Smetti di essere poppante, semtti dia vere feticci e ristrettezza mentale, autoconvincendoti che sei nel giusto.
    Te ed i signoraggisti amichi tua ( AO SO TUTTI DE DESTRA STILE GIACINTO AURITI QUELLI CHE PROPUGNANO STE COSE, vedi che l’accusa de fascismo se rigirà pure pé te servo dello stato? ).

    Non dovrebbe essere importante FASCISMO VS NON FASCISMO. Qual è la garanzia che il campo “non fascismo” sia AUTOMATICAMENTE LINDO E GIUSTO.
    Non c’è. Quindi l’antifascismo non basta, è per poveri fessi che si accontentano di poco e pieno di ipocrisie come Broono afferma dacché l’antifascista spesso dovrebbe suicidarsi per seguire l’anelito che ha ed adempiere alla sua sete di giustizia.

    Qua non si tratta de nuotare contro corrente o cosa.
    Qua se tratta di sapere la verità.
    Non esiste LA classe in sé riconducibile ad un dato tipo umano, ma esisste una condizione classista che è diverso.
    Questa classe non è fatta solo da operai, ANZI!!!

    prendo spunto dal vostro programma IDIOTA e da mentecatti MENTALI per farti notare dove siete amichi dei fasci e dove in definitiva fate marxismo ( ossia vendete il culo ad un Marx che non è mai esistito se non nell vostra testa quando con goia vi ficcate na zucchina nel sedere pensando che sia il barbuto di Treviri a porvela per favorire l’ingegno )

    -La stupidità LOGICA e FATTUALE del governo dei lavoratori è lapalissiana

    -l’aumento dei salari non HA SENSO! ( di quali dipendenti amico mio, di quali dipendenti? ahhaah ci sarebbe da buttarsi giù di sopra! KALUBA )

    - la nazionalizzazione è FASCISMO!!!! la nazionalizzazione è socializazzione. LA NAZIONALIZZAZIONE è lassalissmo ( vedi che sei amico di Lasalle ).
    E non obietto che siano cose incompatibili.
    MA DOVE incompatibili? da mussolini a berlusconi si nazionalizza quel che je pare proprio per buttarlo nel culo agli operai, ai produttori e fargli PAGARE la disfatta economica di tali entità moribonde e destinate alla sterilità.
    E’ proprio sbagliato il concetto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    E se una cosa è sbagliata FA MALE.
    PUNTO.

    -

    NON ESISTE UN PARTITO COMUNISTA CHE NON SIA QUEL CHE OVVIAMENTE PUO’ SOLO ESSERE ( vista la deriva iniziata con…tada…Marx stesso…) RIFORMISTA.

    Quindi taci tu e tutti questi vermi che pronunciano parole senza senso dal basso della loro ignoranza come te.
    Ringraziate DIO che la dittatura democratica VUOLE CHE VOI POSSIATE SCRIVERE ( COME VORREBBE CHE NON SCRIVESTE PIU’ …scusami ma non c’è alcuna contraddizione in ciò… è la realtà semmai poiché ORMAI LA POSSIBILITA’ E’ UNICA e sistemica, ma che cazzo te lo dico a ffà che t’hanno fatto er lavaggio deer cervello co lo shampoo de calimero, la cucuzza te splende peggio de mastro lindo , TE VEDO nun te penza…te vedo… ).

    Ma a me non frega un cazzo di quel che dite voi malati fascisti.
    A me interessa semmai il fatto che poi AGITE.
    Questo è il problema nostro e vostro.
    Indipendentemente dal fatto se siate capaci o no, per via della vostra stupidità, di comprendere.

    Tutti i discorsetti sulla trasparenza , sull’estirpare la corruzione sono FUFFA.
    A MERDE!!!

    E sti cazzi che nun piji na lira. Pensi ugualmente delle stronzate, ciài l’odio in corpo che pari un maiale te e tutti quell’antri che scrivono col cervello in pappa.
    Che Sanzonetti sta in mezzo all’intrallazzi deve da esse per forza. E’ democratikké.
    E’ laicistikké. E’ socialist-riforatore coll’istinto filantropikké…cià er bostikké SULLA POLTRONA E SULLI SORDi.

    e bravo Sanzonetti che spero se legga tutte ste BOFONCHIATE MIE e de li scemi che se mettono a scrive. TUTTI SCEMI.IO SCEMO IMBECILLE che dovrei anna a dormì.

    Marx è morto, ovvio.
    Ha detto qualcosa. Sì.
    Tutti dicheno quarchecosa ; in modo diverso e su temi diversi in diversa profondità. E’ un bene della cooperazione unama perché l’uomo è un animale socievole ( CHI DICE CHE l’UOMO E’ UN ANIMALE SOCIALE E’
    a) un idiota di filosofia chiunque esso sia, dal papa ad Aristotele che non lo disse anche se je lo si fa dire b) un fascio ).

    Allora la verità LA SI COGLIE TUTTI. E’ PER QUESTO CHE MI INCAZZO. SCEJATEVE!!!!!!!!!!!!!!!!!
    me fa male vedevve scaccolavve e dì : anvedì ho PRODUCO LI DORCETTI DAR NASO.
    No non è così. te stai a magnà le caccole. Te stai a mangià quello che li peli der naso impediscono de fatte respirà, che te farebbe male.
    Quindi non accettà quello che te fa male, ma pija er BENE.
    ANZI ANZI ANZI.
    Accetta quello che te fa male…ACCETTALO coll’accetta e spaccalo in due. Perché nun te deve da pija.
    Hai capito.
    NO perché stai appresso alle minchiate pipimme e papamme . la verità è INSITA.
    Se coje subbito.

  29. Broono

    13 maggio 2010 at 23:43

    Vedi perché ho scelto di non leggere Marx dopo tanti anni a starci immerso dentro?
    Perché nella vita ho incontrato più gente alla quale ha fatto male, che gente che può mostrare qualcosa che assomigli anche lontanamente a un progresso umano, prima che economico, derivante dalle sue teorie.

    Tu (voi) non hai nessun compito storico.
    Ti sei dato una missione, che chiami compito solo per darle ufficialità calata dall’alto quasi tu ne fossi solo il braccio e se responsabilità qualcuno volesse individuarne se la prendesse con la mente.
    Ma resta una tua missione che, come da tua preziosa sintesi,dipende dal numero di nemici (pardon.. “padroni”) appesi per il collo, insieme a quell’altro che pretende di dare legittimità intellettuale all’odio.
    In Iran non fanno altro e pure in cina hanno un discreto campionario di nemici appesi.
    Sei un fascista al pari di quelli di casapound.
    Almeno quelli hanno le palle di scriverselo sulla maglietta, invece di arrivare ad ammetterlo solo dopo pagine copiate da altri a ripetizione con l’unico fine di augurarsi che il proprio compito sia reso più semplice dal fatto che il nemico ci si appenda da solo, al palo.

    Non servono intere enciclopedie per spiegare perché abbiate un seguito inferiore al circolo di bocce del mio quartiere.
    Gente come voi solo con la forza può ritornare ad avere un qualsiasi straccio di seguito.
    E, per chiudere il cerchio, solo con la forza può conservarlo una volta ottenuto.

    A proposito di cerchio…Tocca rilevare come l’attitudine a spacciare per oggettive le proprie posizioni sia pratica diffusa da quelle parti, visto che prima di te era passato Fulvio a spiegare come l’esistenza della Classe sia oggettiva al punto da essere scientifica.
    Ora passi tu a dire che la teoria della Classe sta sul piano del concetto di pigreco.
    Siete spettacolari.
    Da “la matematica non è un’opinione” a “l’opinione si fa matematica”.
    Però quelli dell’autoritarismo sono gli altri.
    Voi siete quelli che vgliono combatterlo e che vogliono pure un grazie per il loro disturbarsi a farlo.

    Io ho chiesto di spiegarmi come le teorie di Marx spieghino un aspetto della società che ho descritto in maniera anche abbastanza chiara, nella mia semplicità.
    Hai risposto con altre cento pagine di teoria senza sfiorare nemmeno di un millimetro la domanda.
    Se qualcun altro, magari Fulvio, ha voglia di provare a farlo senza ripartire con altre cento pagine astratte, magari facciamo un passo avanti.
    Altrimenti mi tengo la mia teoria su quanto siate capaci di fare i pomposi fin quando si resta su un mondo raccontato e astratto (e per questo facilmente citabile anche a casaccio) e quanto siate poi incapaci di rispondere quando si chiede di parlare di quello reale.
    E soprattutto al numero di quelli fino a oggi incontrati ai quali Marx ha fatto del gran male al cervello aggiungerò un numero in più anche oggi.

  30. trotsko

    13 maggio 2010 at 22:19

    Ah, dimenticavo, per quanto riguarda gli “impresari” che s’impiccano di fronte alla crisi, putroppo constato che sono ancora troppo pochi, se ce ne fossero di più ci agevolerebbero il compito storico.

  31. trotsko

    13 maggio 2010 at 22:15

    Con Lassalle non condivido nulla caro “ddd” e non saprei proprio dove sei andato a pescare improbabili assonanze.
    Lassalle credeva di ridar vita al movimento operaio attraverso cooperative operaie di produzione, mentre i marxisti lottavano per il potere politico e la liberazione dal lavoro salariato. Sono senza dubbio con Marx.
    …Per il resto più che di “negazione dello Stato” parlo di necessità del suo superamento.

    E te “ddd” che sei, un comunitarista?
    Alla faccia della novità!!!
    Mi tengo il patrimonio teorico della rivoluzione d’ottobre.

    Non mi stanco di ripeterlo: “Le epoche reazionarie come la nostra, non solo disintegrano e indeboliscono la classe operaia e la sua avanguardia ma abbassano anche il livello ideologico generale del movimento, ricacciando indietro il pensiero politico verso fasi già superate da molto tempo. In queste condizioni il compito dell’avanguardia consiste soprattutto nel non farsi trasportare dalla corrente che arretra: deve nuotare controcorrente”.

  32. ddd

    13 maggio 2010 at 21:45

    A trosko hai fatto un trattato sentimentalistico. Dov’è la confutazione dell’evidenza scritta da Broono?

    Vogliamo parlare del lavoratore cooperativo associato che NEGA l’operaio di Engles.
    Sei un degno erede della piovra Kautskyana da cui Lenin non si distanziò.

    Inoltre spiegaci come Marx PUO’ far sussistere la differenza tra lavoro e lavoro astratto QUANDO SONO LA STESSA COSA.

    La proprietà sociale NON PUO’ NEGARE LO STATO ( spero che qualche comunista sia ancora sensibile alla negazione dello stato ).LASALLE è il vostro capo…Non sapete manco dove iniziare pé fà la ri-voluzione.
    Vatte a ripeté i mantra. Movì pure la schiena che funzionano deppiù…

  33. ddd

    13 maggio 2010 at 21:32

    Basi utili a cui mi viene da pensare per intendere l’oggi sono il gruppo Krisis ed il collettivo Tiquun. Penso anche a La Grassa come ad un De Soto.

    Volevo aggiungere una questione su quel che è stato detto da Broono che ha tutta la mia stima.

    NON E’ IMPORTANTE CHI DICE UNA COSA. Saremmo condannati a rileggere sempre le stesse cose. Uno stesso uomo non potrebbe mai possedere la vderità perché EMINENTEMENTE ignorante su ogni altro aspetto NON indagato.
    La verità E’ APRIORISTICAMENTE vera, ossia ci precede.
    Si può stare dalla parte giusta senza ver letto Marx e senza forse aver letto mai, senza esser mai stati di sinistra.
    Questo è fondamentale.
    NON CI SONO ETICHETTE.
    C’è una dialettica giustizia-ingiustizia ( SAREBBE UTILE COMPRENDERE LA DISTINZIONE LOTTA DI CLASSE VERTICALE diversamente dall LOTTA DI CLASSE ORIZZONTALE, dove la prima è quella da abbattere e la seconda il normale fluire dell’ingiustizia nel vivere ) da comprendere.
    E’ molto diverso poiché essa NON è data. IL RICONOSCERLO E’ DATO, ma la dialettica è da ri-adattare ogni volta.

    Se rimaniamo ancorati al passato SIAMO REAZIONARI.Se ci discostiamo dall’analisi UGUALMENTE SIAMO REAZIONARI.

    Questo è il pericolo della sinistra.

    P.s. sarebbe onesto per Gli Altri NON SOLO PARLARE DI ANTI-UTORITARISMO.
    NON SOLO.
    Si devono aprire gli argomenti : – egualitarismo ed anche – democrazia.

    A ragionarci sono obbrobri logici VOLUTI E STRUMENTALI AL SISTEMA. Un saluto e scusassemi pe lu scriver accuscì a mmalo precendenteammente!

  34. alessandro

    13 maggio 2010 at 20:59

    Cara Daniela, condivido il tuo articolo. Però, oltre a riconoscere il diritto anche dei fascisti a manifestare, forse è anche il caso di interrogarsi sull’antropologia del “libertario” che si sente un antifascista e che probabilmente, per il rifiuto di ogni disciplina, di ogni autorità, di ogni tradizione, di ogni studio, è solo il prodotto osceno del capitalismo neoliberale. La sinistra ha prodotto alcune buone cose quando ha lottato organizzata, quando ha riconosciuto e accettato delle gerarchie. Gramsci diceva “Studiate, organizzatevi”, non diceva “fumate, fatevi gli affari vostri”. Con il modello antropologico del punk abbestia non avremmo costruito nessuna critica della società. Gli americani bivaccherebbero tranquillamente nel Vietnam. Forse è l’ora di cominciare a dire che il modello umano proposto dai fascisti di roma è migliore di quello di certi antifascisti.

  35. trotsko

    13 maggio 2010 at 20:56

    Le epoche reazionarie come la nostra, non solo disintegrano e indeboliscono la classe operaia e la sua avanguardia ma abbassano anche il livello ideologico generale del movimento, ricacciando indietro il pensiero politico verso fasi già superate da molto tempo. In queste condizioni il compito dell’avanguardia consiste soprattutto nel non farsi trasportare dalla corrente che arretra: deve nuotare controcorrente.

    Caro broono è da venti trent’anni che l’ideologia postmodernista (di cui tu consapevolmente o inconsapevolmente non fa differenza) te ne fai alfiere ha seminato l’idea di una società post-industriale.
    Non scrivi nulla di nuovo…anzi sei sorpassato dalla realtà e nemmeno te ne accorgi.

    Chi onestamente volesse confrontarsi con Marx, si troverebbe di fronte ad analisi acute e a una lettura estremamente contemporanea della realtà. Si pensi ad esempio all’attuale crisi strutturale del sistema capitalista; come si può non riconoscere al vecchio Karl Marx che ha ancora molto da dire?
    A differenza delle teorie liberali, ormai vecchie litanie in cui non credono più nemmeno i liberali, Marx è attuale.
    Perfino a differenza delle varie teorie post-moderniste e post-industrialiste spacciate negli ultimi due decenni e che sono inesorabilmente giunte al giro di boa, Marx è di gran lunga più attuale.

    Professori improvvisati, economisti da bar, e sociologi da salotto, son tutti in prima fila a decantarci le lodi della solidarietà organica e della necessità della divisione del lavoro, di come sia auspicabile preservare lo status quo.
    Ciò che spesso rimuovono è che tutte le loro tesi partono dal confronto stesso con il marxismo e tentano in modo bislacco di liquidare i risultati di vaste e profonde analisi scientifiche (si pensi alla teoria del valore lavoro, della caduta tendenziale del saggio del profitto, ecc…) con la stessa retorica di sempre: il marxismo sarebbe una miscela di odio e utopia superata dalla Storia. In ultima istanza, una metafisica positivistica, segnata dal più rigido e meccanico determinismo economico (sic!).

    Il metodo più che di confronto con Marx è quello della sua deformazione alla stregua di una caricatura.
    La sua deformazione per evitare di affrontare i nodi cruciali che le sue analisi denunciano.
    Tuttavia è difficile per chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale non riconoscere che l’internazionalizzazione dei mercati, Marx con Engels, l’avevano denunciata ben prima che qualche accademico coniasse termini quali turbocapitalismo e globalizzazione.
    Così come è difficile anche per il più strenuo difensore del liberalismo negare che lo stesso fenomeno della disoccupazione, che oggi è considerata da chiunque strutturale, cioè senza soluzioni all’interno del sistema capitalista, il vecchio Marx lo aveva analizzato in maniera approfondita un secolo e mezzo fa! Oggi la crescita inarrestabile dell’esercito salariale di riserva è semplicemente sotto gli occhi di tutti. Così come sfidiamo a mettere in soffitta “categorie sociali” quali proletariato e classe operaia, quando oggi assistiamo a livello mondiale alla loro espansione. Sia chiaro:il proletariato è la classe degli operai moderni, costretti a vendere la propria forza lavoro in cambio di un salario. I proletari vivono solo se trovano lavoro, e trovano lavoro solo fino a quando il loro lavoro aumenta il capitale; sono costretti a vendersi al minuto perché divengono merce e come tale subiscono le fluttuazione dei mercati.
    Ebbene, chi può seriamente mettere in discussione l’impianto d’analisi del capitalismo elaborato da Marx?

    Il marxismo è vivo; ciò che è miseramente crollato, è la sua impostura nella versione “stalinista” e “riformista”, che hanno trasformato la scienza in ideologia e han fatto della rimozione teorica le basi per la loro autoconservazione.
    Non è colpa di Marx se certi sedicenti “marxisti” hanno commesso crimini o hanno accostato il suo nome a programmi keynesiani.
    L’unica “colpa” che si può imputare a Marx è quella di aver indicato le cause dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e dato l’indicazione dell’indipendenza di classe internazionale come bussola per il suo superamento.

    Engels nell’Antiduhring scriveva: le cose e le loro immagini concettuali vanno considerate essenzialmente nella loro relazione, nel loro concatenamento, nel loro sorgere e tramontare. Siamo certi che qualcuno anche su questo storcerà il naso rivalutando l’incertezza e l’indeterminismo. Ma i fatti hanno la testa dura e la realtà rimane in ogni caso materialistica quanto deterministica.
    Ed è anche in questo, che Marx ed Engels, sono più attuali di certi “studiosi” contemporanei che si esercitano nel rivalutare l’ignoto e l’irrazionale. Marx ed Engels con la loro teoria rivoluzionaria continuano a vivere perché hanno analizzato razionalmente la società e dato la direzione per una via d’uscita. Vivono perché persiste la necessità del cambiamento. Vivono perché ogni giorno i proletari in ogni angolo del globo, sotto la spinta delle condizioni oggettive prodotte dalle leggi intrinseche del capitalismo, sono costretti, pena la sopravvivenza, a organizzarsi per lottare contro i propri padroni, a organizzarsi in classe antagonista alla classe borghese e al suo sistema, e a porre le basi per il suo annientamento e la creazione di un nuovo potere e di una nuova società. Un consiglio a chi vuole conoscere davvero le teorie e le analisi del moro di Treviri, studiate direttamente a partire dalle fonti (www.marxists.org) e non accettate per buone le affermazione di qualche accademico di provincia.

  36. Broono

    13 maggio 2010 at 20:12

    Togli pure il “forse”.
    Dopo esserci cresciuto dentro e averlo visto usato pure la sera per stabilire cosa mangiare a cena, ti assicuro che tutto ho avuto voglia di fare nella vita tranne che riempirmici pure l’unico tempo libero che mi rimaneva.

    Ora tu dirai “e forse allora ancora di più avresti dovuto leggerlo” e, in linea generale, ti posso anche dar ragione.
    Se l’avessi usato io o se l’argomento fosse “Ciò che fa sempre bene conoscere”, soprattutto in un mondo nel quale è il nome più citato dopo Topolino e Berlusconi.

    Ma qui il tema è un altro e soprattutto di marxismo non ho parlato io né ho riempito io i miei commenti con termini presi pari pari dalle sue pagine, come non ne esistessero altri o come fossero i più rappresentativi per esprimere ciò di cui si sta parlando.

    Allora a me non è restato altro che fare ciò che ho fatto e cioè chiedere:
    A) il mondo di cui si parla ha i contorni di quello in cui vennero sviluppate quelle analisi?
    Se sì, me li si spieghi nel dettaglio, perché a me pare invece che non c’entri più manco a forza, in quei contorni.
    Se “no” allora mi si spieghi perché si usano quelle analisi per spiegare un mondo diverso nel quale i parametri sociali economici e geografici, nonché culturali, sono l’equivalente di un altro pianeta.
    B) Se le analisi sono corrette, me le si può espandere applicandole a quelli che sono i parametri da me riconosciuti come tali e cioè quelli che ho elencato?
    Perché se uno mi dice che la Classe c’è e c’è perché lo dice lui che è oggettivo e io “là fuori” vedo all’interno di una stessa Classe elementi che per definizione dovrebbero appartenere a non meno di dieci classi diverse, o io mi invento un mondo che non c’è oppure il problema è nel termine Classe.
    Se Marx e le sue classificazioni spiegano tutto e oggi ancora si può parlare di padroni da una parte e massa operaia dall’altra, come spiega i suicidi dei primi e l’affidabilità finanziaria quando di fronte al direttore di banca dei secondi?

    Ora, se vuoi lo specifico che lo so bene che Marx non parlava di poker on line.
    Se serve dico, lo faccio.
    Nel frattempo magari prova a leggere il contenuto, al netto dele mie ovvie iperboli.

  37. pavlov

    13 maggio 2010 at 19:05

    broono, sinceramente e senza polemica, non sono “marxista” e non credo che basti marx nella vita. anzi. però sono sempre più sicuro che insieme a tanti grandi classici, tutti lo citano o lo criticano e a leggerlo veramente sono quattro gatti. e – forse – non sei tra questi quattro. penso che ci voglia qualche annetto di studio serio per leggere e comprendere il capitale. non è che ci trovi le risposte a tutto o che è la bibbia, non è che parla di poker on line (a meno che qualche collegamento tra il colosseo e lo stadio riesci a farlo), ma ti assicuro che ad harward, Cambridge, Yale… se lo studiano eccome. un motivo ci sarà, forse. molte delle domande che poni e dici “lo sapeva marx che…?” hanno risposta. non lo sapeva forse (per alcune, per altre rimarresti stupito), ma lo avresti potuto sapere tu studiandolo e non leggendo solo l’agevole manifesto. come addirittura, pensa tu, tanti classici greci scritti quando ancora non c’era la luce potrebbero illuminarti sulla vita odierna più di quanto ti aspetti. alcuni dei problemi che sollevi non sono affatto campati in aria. anche se a mio avviso l’impostazione è errata. come se volessi trovare la circonferenza di un cerchio rifiutando vecchie e stantie categorie come il pi greco. sinceramente, in bocca al lupo.

  38. Pietro Khral

    13 maggio 2010 at 18:48

    Scusate, ma non capisco la vostra difesa nei confronti di veri e propri fascisti, razzisti e xenofobi. Evidentemente pur di andare controcorrente abbraccereste anche le idee dei padroni. Non ci sono altre parole. Oramai siete al servizio del potere e dei governi.

  39. Broono

    13 maggio 2010 at 18:33

    Scusa, mi rendo conto che c’è un pezzo che potrebbe non esser chiaro.

    Con
    “Eppure se entro in banca mi si aprono le porte e pure il tappeto rosso.”
    non intendevo farti sapere quanto sono figo.

    Era il proseguimento del ragionamento su quanto io sia a rischio, concluso con il fatto che per come è pensato il sistema finanziario io sono uno al quale le banche fanno credito solo guardando la movimentazione annuale e che nello stesso momento e grazie allo stesso sistema finanziario sono uno di quelli più a rischio di insolvenza il giorno dopo.
    Ecco, così si capisce il senso.

  40. Broono

    13 maggio 2010 at 17:58

    (scusa se riporto continuamente parti dei tuoi testi, non è per una mania personale ma solo l’unico mezzo che conosco per tenere traccia e non perdermi…è una forma utile a me per esporre, non un mezzo per contestare punto per punto. Le parti che non riporto sono quelle che considero troppo banali per meritare risposta)

    “Ecco ancora una volta ti focalizzi sull’interlocutore piuttosto che sull’oggetto della interlocuzione… è una deformazione professionale ?”

    No, è semplicemente un modo di considerare un argomento, qualsiasi argomento, come espressione della “massa” che lo porta avanti.
    Per questo se devo contestare un argomento, lo faccio focalizzandomi su chi lo porta avanti e non separo le due cose come se l’una fosse scissa dall’altra e quindi affrontabili separatamente.
    Cosa che tra l’altro facciamo tutti, te compreso, in quanto prassi assolutamente normale e naturale in qualsiasi dialogo.
    Lo dimostra il fatto che il tuo antifascismo non è una questione di pura filosofia, ma è in questa vicenda tradotto in richiesto bavaglio a quelli di casapound, fisicamente gambe braccia e bocca.
    Come dire…e per usare una citazione di uno a te caro…ti focalizzi sull’interlocutore piuttosto che sull’oggetto della interlocuzione.
    Sei convinto che zittendo i fascisti stai facendo antifascismo.
    Senza entrare nel merito della posizione, ti riesce di comprendere quanto questo sia esattamente quello che contesti a me quando mi dici che non avendo argomenti mi focalizzo sull’interlocutore che voglio contestare?
    Tu giudichi l’antifascismo di questo giornale contestandone le azioni, che nel caso di un giornale sono le parole.
    Io faccio lo stesso con te.
    Cosa non ti torna?
    Perché se lo fai tu è pratica politica, se lo fanno gli altri è non avere argomenti?

    “Ti permetti di dire, mancando di contenuti, che il sottoscritto vede il mondo fatto in 3 e non più di 3 categorie, senza conoscere nulla del tuo interlocutore stesso, come se avessi la verità in tasca…”

    Al di là del fatto che se lo stesso appunto ti è stato fatto anche da altri, forse è il caso di considerare che dalle tue parole questo traspare.
    Tolto questo, che tu puoi anche dirmi che non ti frega nulla di quello che interpretano gli altri delle tue parole, perché sia le parole che la loro interpretazione devono essere quelle che dici tu e punto, personalmente sono convinto (è il mio metro, diciamo) che le persone siano ciò che esprimono.
    Non c’è argomento che prescinde dai termini con i quali lo si affronta, non c’è ideale diviso dalle azioni con le quali si vive.
    Motivo per cui trovo più fascismo nel 90% dei commenti di questi giorni che in qualsiasi proclama preso a caso di quelli di CP.
    Se per me la libertà è un ideale, parlerò di libertà.
    Se per me fascismo è ideale da combattere, non parlerò, né penserò, né agirò da fascista.
    Perché fascismo è prima di tutto un modo di essere, prima di essere un movimento politico con ben precise caratteristiche e collocazione storica.
    Combattere l’antifascismo con mezzi fascisti, è per me non solo una battaglia (antistorica) persa fin dal principio, ma soprattutto una battaglia diametralmente opposta al fine che, a parole, si dice di voler contrastare.
    E se permetti, se proprio devo prendere una strada alla fine della quale troverò comunque il fascismo, allora a quel punto mi tengo quello che se non altro se lo scrive sulla maglietta, almeno saprò sempre chi ho davanti e saprò (e potrò) attrezzarmi per difendermi.

    “L’avevo capito dal primo periodo da te scritto che sei tra quelli, vecchi e stanchi (senza offesa, intendo politicamente), che considerano la classe come qualcosa di non più rappresentativo. Ecco; è la logica di chi si arrende al messaggio mediatico dominante della cancellazione della contrapposizione tra capitale e lavoro.”

    Questa cosa che chi non la pensa come “voi” è vittima del messaggio mediatico, è una delle robe che quando la diciamo a “loro” li fa imbestialire tutti e li fa parlare di pretesa superiorità intellettuale della sinistra.
    Ora, se potessimo evitare di usarla almeno tra “noi” sarebbe già un bel modo per levargli uno strumento di contestazione.
    Se invece pure tra noi ci diciamo che chi non ci da ragione è vittima dei media, perché l’ipotesi di avere semplicemente idee diverse è impossibile anche solo da considerare, allora poi non incazziamoci qando ci dicono che siamo convinti di avere la verità in tasca.
    Non incazziamoci per il semplice fatto che, dicendolo, stanno rilevando una realtà abbastanza innegabile, vist che è il modo di procedere preferito persino quando il dialogo è intorno a varianti di posizioni della stessa parte.

    Entriamo nel merito dunque.
    Esatto, considero il termine “classe” qualcosa che non rappresenta più nulla.
    E questo non perché sia vittima di chissà quale potere mediatico, ma perché considero i termini rappresentativi solo se e finché hanno contorni dimensionati intorno al contenuto che dicono di rappresentare.
    Fai dei giri incredibili, sofismi dei quali ti va dato atto se non altro in termini di consistenza, per fare una cosa che in soldoni è estremamente semplice:
    modellare il contesto tirandolo da ogni lato, finché non coincide esattamente con i contorni del termine che usi per rappresentarlo.
    Piccola parentesi biografica:
    Io con uno così ci sono cresciuto.
    In casa mia Marx è stato usato persino come matrice pedagogica (un disastro che non ti racconto, guarda), sono cresciuto seduto su pile di Lotta Comunista accatastate in ogni angolo di casa, ho passato anni a sentire il timoniere dare a robe che mai avrebbero avuto diritto di cittadinanza in nessun nucleo definibile “famiglia”, la potenza intellettuale che invece mescolati dentro tonnellate di pezzi di Capitale secondo lui assumevano o che comunque permettevano loro di divenire argomenti di difficile contestabilità secondo quel falso assunto secondo il quale una cosa esposta bene è una cosa intelligente.
    Dentro le tue analisi ci sono cresciuto e oggi, che non ne sono stato schiacciato e ne sono sopravvissuto, ho impostato l’intera mia vita su un’unica sola urgenza: quella di andare sempre oltre la forma, prima di parlare di sostanza.
    Fine parentesi biografica.

    La tua lunga analisi sui perché dell’esistenza della classe, è un’analisi alla fine della quale verrebbe spontaneo dire “E la madonna! E’ vero cavolo, la classe è roba oggettiva, scientifica addiririttura!”.
    Perché hai preso il termine Classe, hai indicato cosa secondo te contiene e hai tirato il contesto da tutte le parti fino a farlo apparire come qualcosa che corrisponde con quel termine.
    Basta?
    Non a uno che dentro questi trucchetti ci è cresciuto.

    Io non ti ho detto che non so cosa voglia dire Classe, io ti ho detto che secondo me non rappresenta più nulla, se per “qualcosa” intendiamo qualcosa che in qualche maniera voglia rispettare l’origine del termine che si vuole a tutti i costi usare.
    E’ vero, nel mondo fatato contenuto nelle tue analisi, quello nel quale la società è divisa da un taglio netto dato con l’accetta di qua il capitale di là il lavoro, di qua il padrone di là l’operaio, di qua il potere mediatico di là il “fronte operaio”, tutte le tue analisi assumono carattere di profonde descrizioni puntuali e persino condivisibili.
    Il problema è: di che mondo parli?
    Di quello osservabile quando Marx scrisse le analisi che tu oggi usi ome bibbia, sicuramente.
    E rispetto a quel mondo le analisi sono ineccepibili.
    Ma un bel chi se ne frega di quel mondo non ce lo vogliamo mettere?
    E non in termini di disinteresse intellettuale, intendiamoci.
    In un simposio sul marxismo farebbero tutt’ora un figurone.
    La capacità che ebbe lui di (de)scrivere il mondo e di spiegarne le modificazioni in corso e future, dati gli elementi a lui disponibili, sono a oggi tutt’ora meritevoli di inchini e applausi.
    Il problema è che qui non mi pare (ma se è così mi sono sbagliato io) sia in corso una gara a chi ce l’ha più lungo in termini di cultura marxiana.
    Credevo si cercasse in qualche modo, ciascuno il suo compatibilmente con i prorpi limiti, di giungere a un punto condiviso non tanto sulle ricette, quanto sull’analisi del contesto intorno agli elementi del quale verificare, dopo, le ispettive ricette.
    Perché poi ciasucno può avere la sua idea di via d’uscita, di “lotta”, ma se non altro bisognerebbe impegnarsi perché il contesto del quale si parla sia il più possibile condiviso.
    Tu fai analisi lucidissime, fortissime, fondatissime.
    Solo che le fai per fornire ricette funzionanti quando il mondo era strutturato intorno ad elementi dei quali non c’è praticamente più traccia nemmeno tirando la coperta con la capacità che hai tu di farlo, pensando che il solo loro essere ricette fondate su corrette analisi di una realtà, siano ricette fondate su corrette analisi di QUALSIASI realtà.

    Allora, prima di parlare di classe, partiamo dal macro della tua accetta a monte, la divisione Padroni Operai.
    Chi sono i primi e chi i secondi?
    Qual è il parametro per stabilire chi sta dove?
    Il capitale?
    Cos’è?
    Oggi, in un contesto nel quale la struttura economica ha fatto saltare qualsiasi parametro riconoscibile e decodificabile, non sono pochi i “padroni” che alla richiesta di un mutuo hanno meno potere di quanto ne abbia uno qualsiasi dei loro operai.
    Basta leggere il nome sull’eitchetta della porta, per sapere con certezza chi detiene il potere dentro un’azienda?
    Fosse così, l’80% delle vertenze sindacali finerebbero a favore del “padrone” nonostante l’impegno lodevole del povero sindacalista che ci prova ma insomma contro il padrone non c’è trippa per gatti, il potere è in mano a lui.
    Tu lo sai (io l’ho scoperto da poco, lo riconosco) che è considerato infortunio sul lavoro pure un infortunio accaduto lungo la strada per RECARSI al lavoro?
    Lo sai che se cadi dal motorino mentre vai al lavoro perché sei troppo scemo per andarci senza cellulare in mano e casco sul gomito, puoi far causa al tuo “padrone” per infortunio sul lavoro con discrete possibilità di spuntarla perché la legge dice che quello giusto sei tu?
    Marx il fatto che dentro questi sofismi degni de La settimana enigmistica si sarebbero nascosti la metà dei motivi per i quali la gente fa cause sindacali pure se ti sei scottato col bicchiere alla macchinetta del caffè, l’aveva previsto?
    Se oggi non ti assume più un cazzo di nessuno, la colpa è dei padroni che sfruttano o anche, dico anche eh attenzione, del fatto che in italia lo sport nazionale è quello di diventare espertissimi di leggi con le quali far causa al padrone ancora prima che si sia verificato un fato che la giustifichi?
    Sto dicendo che i “padroni” sono vittime?
    Affatto.
    Sto dicendo che la realtà è il risultato di un complicato susseguirsi di modificazioni prima di tutto nella percezione del proprio ruolo nella stessa e dopo, solo dopo, della condizione economica conseguente.
    Non il contrario, facendo guerra quando le due cose non coincidono e imputando la cosa ai “padroni”.

    Chi è l’operaio oggi?
    E’ lo stesso che descriveva Marx?
    Se “no”, utilizzare i suoi stessi codici per leggerlo e le sue stesse analisi per difenderne la collocazione è una scelta produttiva?
    Marx lo sapeva che qualche annetto dopo il suo sguardo l’operaio sarebbe stato indebolito non dal “Padrone” ma da operai quanto lui che, a parità di condizione economica di partenza, hanno operato uno sviluppo intellettuale quasi inspiegabile?
    Lo sapeva che là dove le condizioni economiche sono peggiori, si sviluppa il più alto tasso di progresso scientifico?
    Lo sapeva che oggi uno dei paesi più poveri del pianeta, l’india, sforna l’80% degli sviluppatori software che fanno girare ogni singolo oggetto nelle case dell’intero pianeta e tutto questo senza aver spostato di un centimetro la suddivisione della sua società in caste economico/sociali?
    Lo sapeva che oggi a lavorare per 300 euro in un call center non ci sarebbe stato solo l’operaio la cui bassa scolarità gli preclude qualsiasi prospettiva di crescita ma avrebbe avuto come compagno di scrivania il plurilaureato in biologia e che, entrambi, a far loro concorrenza si sarebbero trovati ad avere un paese, l’india, che mette a rispondere al telefono per gli stessi soldi gente che in sei lingue sa spiegare pure a mia nonna come ripararsi da sola il telecomando, a fronte di call center italiani nei quali è già tanto se chi ti risponde sa di che prodotto tu stai parlando?
    Ma di che classe operaia vai parlando?
    Il metalmeccanico?
    Il laureato in bilogia?
    Il multilingue che a fine giornata se ne torna nella casa nel suo villaggio dove torna pure il fratello che cuce palloni, in un mix socio/familiare che ci vorranno secoli per spiegare?
    Sono tutti sotto lo stesso padrone, sono persone con scolarità, età, posizione economica e finanche continente d’appartenenza diverso.
    Ma tutti rispondono al numero che tu componi da casa e che si regge su 300 euro al mese.
    Ma puoi mai interpretare tutto questo citando Marx?

    E i padroni, idem.
    Di là gli operai di qua i padroni che li devono combattere.
    WoW, evviva l’attualità.
    Poi quando gli operai inKazzati abbattono la porta dell’ufficio per sequestrarlo e riprendersi il potere, oggi non è raro che lo trovino appeso al lampadario.
    Lo sapeva Marx che oggi a suicidarsi a causa dello tsunami economico che si è abbattuto sul mondo intero sono pure, anzi in proporzione sono di più i padroni?
    E come lo spiega il tuo marxismo, il fatto che per una crisi economica si suicidano in proporzione più i padroni che i loro operai?
    Queste sono le notizie che dovresti lottare per leggere, non le aggressioni a quattro attacchini del cazzo (con rispetto, ovviamente, è una licenza poetica) che come i loro coetanei fanno parte di un’età politica nella quale gli scontri in strada sono parte del gioco e non certo emergenze per le quali chiedere la mobilitazione nazionale.
    Come la spiegano questa cosa, le tue analisi sui “padroni cattivi operai buoni”?
    Esistono le classi?
    E com’è che gli operai c’hanno 4 cellulari a famiglia pure quando sono in cassa integrazione?

    Parli di controllo mediatico.
    Poi sono io quello vecchio.
    Lo sai qual è lo strumento più potente e nello stesso momento meno raccontato, di controllo sociale in atto oggi, in questo esatto momento, in ogni secondo di ogni tua giornata?
    Pensi che siano i giornali o la tv?
    Non hai capito niente.
    E’ il credito al consumo.
    Quante conferenze avete tenuto tu e Gennaro nel vostro attivissimo e comunistissimo centro sociale, per convincere chiunque vi capiti a tiro, ne salvassi anche uno solo avresti fatto la più grande battaglia della tua vita, a non comprare nulla che non possa pagare in contanti?
    Quante cose hai tu, di tuo, pagate a rate?
    E’ vero che la televisione è lo sturmento di controllo sociale di quest’epoca.
    Quello che nessuno si prende la briga di precisare è che non è la televisione in quanto messaggio veicolatoci dentro, ma prima e a monte la televisione in quanto OGGETTO.
    Case operaie col tv al plasma comprato per i mondiali, da gente che poi non arriva a fine mese e la colpa è dei fasci di casapound.
    Lo sai tu, lo sapeva Marx, che la televisione, l’oggetto televisione, è passato di categoria ed è stato reso bene di prima necessità nella lista dei beni pignorabili dagli ufficiali giudiziari in caso di insolvenze?
    Lo sai che puoi comprarti 10 mila euro di tv che tanto nessuno te lo può più sequestrare?

    Gennaro l’altro giorno faceva il monumento alla rete perché è strumento di consenso inarrivabile e inevitabile.
    Bene, bravi, bis, tutti amici su Facebook anche dal centro sociale e peccato per Sansonetti che sta sul cazzo a tutti pure là sopra.
    Due parole sul poker on line, o mio marxista, quando parli di rete e di controllo sociale e di classi, le riesci a buttar giù?
    Non so te laggiù, io qui sono circondato da gente che non lavora da mesi ma guai a levargli l’aaaaaaaaaalinnnn che ci sentiamo tutti a Las Vegas.

    Ma il problema è casapound, il fascismo è quello scritto sulle magliette, il fronte operaio non è compatto perché Sansonetti tira le coltellate, l’operaio è quello della fabbrica, quale fabbrica, non è dato sapere, non esiste manco più, però difendiamo l’acciaio italiano, possiamo comprarci tutti forchette a vita? non conta, la fabbrica conta, l’operaio deve lottare per il posto e produciamo forchette, se non servono ce le tireremo, ma in polonia le fanno a un terzo, e allora siano dazi, no i dazi no sono leghisti, e allora randelliamo i leghisti, resta il problema forchette, fa niente, l’operai è salvo, la classe è ripristinata, dall’india ci fanno il culo ragazzini che progettano satelliti dalla loro stanzetta dentro un villaggio senza manco le fogne mentre noi non leggiamo un gironale manco a spararci ma il problema è il padrone, non il fatto che in italia la metà non sa manco la differenza tra capo dello stato e del governo, che chiuda Gli Altri e si fotta con i suoi amici di Casapound, potere al popolo, riprendiamoci il capitale, tu sei comunista? no sei più liberale anzi no sei qualunquista anzi sei fascio pure tu perché non sei con noi la notte ad attaccare manifesti in piazza tra le manganellate questa sì che è lotta, questa sì che è analisi profonda, questo si che è conoscere la storia.

    Vado, c’ho da lavorare.
    A proposito di classi e categorie.
    Io non ho un contratto manco a spararmi, sono un partita iva senza una tutela né garanzie di sorta, se domani tutti i miei clienti decidono che sono uno stronzo io posso anche buttarmi dal balcone perché i tuoi sindacati manco sanno che lavoro faccio visto che la mia stanza non è fatta a forma di ciminiera e non è abitata da almeno duemila tessere.
    Sai che se mi telefonano per un sondaggio io entro di diritto nella categoria dei precari?
    Sono uno dei precari più precari del mondo dei precari, vivo di ogni singolo lavoro quotidiano che faccio, ogni singolo lavoro dipende da quanto il mio interlocutore mantiene la parola (non ti dico) e una sola fattura non pagata mi manda in crisi, non ho garanzie, non ho tutele e non ho niente da parte.
    Eppure se entro in banca mi si aprono le porte e pure il tappeto rosso.
    Ma se leggi le statistiche dei precari io ci sono dentro.
    Come lo spiega il tuo marxismo, un paese così?
    A quale Classe appartengo, io?
    Come mi aiuti tu?

    Ma di che mondo parli, nelle tue analisi da comunista espertissimo di Marx?

  41. (A)

    13 maggio 2010 at 15:15

    Ah, giusto per precisazione, visto che qui secondo me molti MerdaPovnd l’hanno sentita solo nominare, sapete chi è uno degli ideologi di CPI insieme a Iannone il panzone? Un certo Carlomanno ADINOLFI. Puoi trovare tanti suoi interessantissimi scritti sui vari siti collegati a CPI e BS.
    Colò te lo ricordi il papà di Carlomanno sì? eccome se te lo ricordi…
    Ma so tutti bravi guaglioni lasciamoli fa!!!! Che ce frega!!!!! Fateli scorrazza liberi e parlà quanto glie pare tanto già comandano nei licei. Facciamoli lavorare vero colombo???
    Io non so se tua hai figli o ne avrai ma ti auguro di averne uno militante di CPI che la notte va a caccia di “negri” e “zingari” o di compagni.
    Tanti auguri.