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Non difendo i fascisti, difendo la libertà

Piero Sansonetti Pubblicato da
il 8 maggio 2010.
Pubblicato in Diritti, gli Altri, Politica.

Nei giorni scorsi, insieme a un gruppetto di giornalisti, intellettuali e esponenti politici di sinistra – tra quali vari redattori e collaboratori del settimanale che dirigo, Gli Altri – ho firmato un appello a favore della libertà – per tutti – di manifestare e di sfilare in corteo. Per tutti: anche per i fascisti, come per i liberali e per i comunisti.

La firma mi era stata chiesta dai giovani del “Blocco Studentesco”, una organizzazione di estrema destra che raccoglie molti studenti in tutta Italia. Loro avevano convocato un corteo, in vista della prossima scadenza elettorale universitaria, ma il corteo gli era stato vietato dalla polizia, su pressione di un gruppo consistente di professori e scienziati che aveva anche chiesto ai rettori di escludere il “Blocco studentesco”, perché fascista, dal diritto di partecipare alle elezioni.

Il nostro appello non è stato molto utile. Il divieto di sfilare è rimasto, e il “Blocco” ha accettato di trasformare la manifestazione in un sit in che si è svolto ieri, pacificamente, a piazza Esedra. Sebbene inutile, però, l’appello ci ha procurato molti guai. Da tre giorni le nostre poste elettroniche sono intasate di insulti, Facebook e vari siti sono presi d’assalto da coloro che ci definiscono fiancheggiatori dei fascisti, il manifesto ha pubblicato in prima pagina un articolo durissimo verso di noi dello scrittore Valerio Evangelisti, intitolato “Compagni che sbagliano”, con una evidente e un po’ sconclusionata accusa di “brigatismo rosso”. (Chi ha qualche anno ricorderà che “compagni che sbagliano” era il modo con il quale un pezzo di sinistra – garantista – negli anni ’80 chiamava gli esponenti della lotta armata, suscitando feroci polemiche da parte del Pci).
Non credo di dover spiegare perché, insieme ad altri amici (Angela Azzaro, Andrea Colombo, Alberto Abruzzese, Ritanna Armeni, Massimo Ilardi, Lanfranco Pace, Paola Concia, Rita Bernardini, Massimo Bordin, Paola Tavella e Gian Luca Minotti) ho creduto di dover firmare quell’appello. Nel quale dicevamo quanto ci sentiamo lontani dal Blocco studentesco, ma quanto ci repelle l’idea che si possa impedire a qualcuno di manifestare o di presentarsi alle elezioni. La nostra era una posizione di semplicissimo buonsenso, certamente condivisibile da chiunque non sia un fanatico di una ideologia totalitaria.
Nel mare di contumelie ricevute, quasi nessuno (tranne uno, al quale tra qualche riga risponderò) ha provato a contestarci questo principio. Tutti hanno tentato di dimostrarci (peraltro con incerti argomenti e pochi fatti) quanto siano cattivi e violenti i ragazzi del “Blocco” e di Casa Pound. Dando per scontata l’idea che se loro sono cattivi e violenti, noi non dobbiamo riconoscergli i diritti civili. Non so se davvero i ragazzi del Blocco siano particolarmente violenti (è una discussione da fare, un’altra volta) ma noi non parlavamo di questo, noi abbiamo semplicemente posto la seguente domanda: che sinistra è una sinistra che firma un appello per chiedere alla polizia di proibire una manifestazione politica?

Che sinistra è una sinistra che, nel 2010, si appella alla legge Scelba? (Sapete chi è stato Scelba? Il peggior ministro di polizia di tutta la storia della Repubblica. Un reazionario, uno che varò quella legge contro l’apologia di fascismo per coprirsi a destra e poi lanciare la sua polizia a manganellare, arrestare e uccidere centinaia di operai! Magari molti giovani antifascisti di oggi non sanno niente di tutto questo, e gli sembra normale sventolare la bandiera rossa e invocare Scelba…). Secondo me – lo dico senza furia – una sinistra così è una sinistra non molto presentabile. Che non ha la possibilità di aprire gli occhi sul futuro e di candidarsi e guidare questo futuro. È una sinistra che ancora ha una grande difficoltà ad accettare la parola libertà e il peso di questa parola.
Dicevo che uno solo – tra i tanti polemizzatori – ha risposto alla nostra domanda. Ed è appunto Valerio Evangelisti sul manifesto. Ha scritto: “la libertà non può essere anteposta all’antifascismo”.

Ecco. Non ho molto da aggiungere. Capisco drammaticamente che noi di sinistra dobbiamo ancora fare i conti con la libertà. Pensavamo di averli risolti, pensavamo di essere entrati nel terzo millennio, pensavamo di avere liquidato i tragici errori del novecento. Mi accorgo che non è così. Qui, accanto a me, tra i miei amici più cari, ci sono centinaia di persone che dicono: la libertà viene dopo la legge, la libertà viene dopo la Costituzione, la libertà viene dopo la mia identità. La libertà… Ve lo confesso: mi viene da piangere.

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124 Responses to Non difendo i fascisti, difendo la libertà

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  3. giuliano

    21 agosto 2010 at 02:10

    Condivido il 99 % di cio’ che leggo sul vs settimanale. Sono un iscritto (da poco tempo) a sel, storico votante di estrema sinistra. Seguo attivamente la politica attiva della mia regione. A mio modesto parere non avete una minima idea di chi si nasconda sotto al blocco studentesco ed a casa pound (autori di decine di aggressioni in italia, documentatevi sui siti di movimento). Io gente cosi’ per strada non la voglio vedere (per la mia storia, per cio’ che mi ha raccontato mio nonno, per l’educazione che mi e’ stata data). Fate attenzione (e’ un consiglio) a non scambiare lucciole per lanterne. Il blocco e casa puond sono ancora oggi orgogliosamente fascisti (nei metodi, intendo).

  4. red

    8 agosto 2010 at 18:04

    Non credo che la libertà sia un valore assoluto da difendere sempre e comunque, ma non per questo mi sento retrograde, chiuso o filototalitario. La convivenza civile ed ogni sistema politico si fonda e si caratterizza per i limiti che pone. Credo che se i firmatari fossero stati dei lavavetri ai semafori o, come me, vivessero e facessero politica e militanza a diretto contatto con quel vicinato nero, soprattutto qui a Roma, si sarebbero comportati in modo ben diverso. Questo non vuol dire riprorre banalmente la logica amico-nemico, che tanti danni ha fatto, soprattutto a livelli ravvicinati e personali, ma uscire da un concetto astratto di diritti per tutti e stare sul terreno della quotidianità odierna (ben diversa dal passato…). Chi porta avanti idee che negano e ristringono lo spazio della convivenza civile, provocando danni materiali e personali, a mio avviso non ha il diritto di manifestarle, proprio per tutelare chi è vittima del loro agire.

  5. Ariel 54

    14 luglio 2010 at 19:17

    Con quale coraggio si parla di violenza : la violenza è a destra e a sinistra.
    La scuola ha fallito anche in questo. Basterebbe far conoscere il terribile caso dei fratelli romani(non ricordo il cognome) morti bruciati in una strage compiuta a freddo da un cosidetto compagno. Orrore!
    Mi piacerebbe che invece di filosofeggiare a vuoto qualcuno cominciasse a dire cos’ è di destra e cosa si sinistra. Per il momento ci dobbiamo accontentare del’abc di Giorgio Gaber.
    Io mi chiedo è di sinistra promuovere con un sei politico o è di destra bocciare con una valutazione reale?
    E’ una stronzata in tutt’e due i casi. Ci si dovrebbe rendere conto che la nostra parte di Terzo mondo sono i ragazzi cosidetti “dispersi” neanche fossimo in
    guerra. Io la penso come Don Milani: invece di avere il doppio delle ferie dei comuni lavoratori gli inseganti dovrebbero occuparsi fattivamente dei dispersi.
    E, se non basta, lavorare gratis nei doposcuola. Un disperso salvato è un disadattato in meno: quello che ti scippa o ti violenta la figlia o il figlio. Esagero?
    Non credo proprio, statistiche alla mano. Sono di destra o di sinistra? Bo! Io non lo so. Chi ha detto che l’utopia di oggi è la realtà di domani?

  6. Antonio

    9 luglio 2010 at 14:17

    Devo dire che parlare di fascismo antifascimo in termini classici non abbia più molto senso, ma si dovrebbe fare una nuova riflessione che mi sembra abbia fatto in pieno Sansonetti sostenendo la libertà di chiunque ad esprimere la propria idea qualunque essa sia e lottando anche se non si condivide nulla di questa idea, altrimenti che senso sarebbe una democrazia dove si può esprire una sola idea

  7. paolodellasala

    21 giugno 2010 at 23:26

    Tra il fascismo del socialista massimalista Mussolini, e persino il nazional-socialismo e il comunismo leninista e postleninista, c’era una affinità micidiale che non è mai stata approfondita, e proprio per questo ci sono questi corti circuiti. Purtroppo è così: l’anarchia era un’altra cosa, e lo era anche la democrazia nata dalla Magna Charta, mentre quella nata dai tagliatori di teste del 1789 ha prodotto Napoleone dopo pochi mesi… Il ’68 ha fatto vedere delle ombre di luce diverse, ma sono stati lampi troppo brevi.

  8. festival antifascista

    14 maggio 2010 at 13:08

    FESTIVAL SOCIALE DELLE CULTURE
    ANTIFASCISTE II EDIZIONE – BOLOGNA, 28 MAGGIO-6 GIUGNO

    28 Venerdi
    Antifascismo e territori
    Incontri confronti delle reti di movimento territoriale le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’, progetti e conflitti.
    h 12:00-15:00 Spazio Ebio

    Privatizzazione e razzializzazione dell’economia
    Ne parliamo con il Dott. Giuseppe Campesi (Ricercatore in Criminologia della devianza e del controllo sociale – Università di Bologna). Affronteremo i temi cruciali della crisi del capitalismo, dal controllo sociale ai nuovi
    schiavi…
    h 17:00-19:00 Spazio Ali

    A seguire: Aperitivo musicale
    A cura del Collettivo studentesco universitario Aula1
    Giuri-sprudenza (BO).
    h 19:00-20:00 Bar

    La controrivoluzione preventiva di Luigi Fabbri
    Nel 1922 Luigi Fabbri compiva quarantacinque anni, era maestro elementare a Corticella in provincia di Bologna e militante anarchico da oltre vent’anni.
    Per questo, aveva subìto intimidazioni e bastonate da parte dei fascisti. La riflessione di un testimone che ha visto una città «rossa» come Bologna diventare, nel volgere di pochi mesi, una roccaforte e anzi la «culla»
    del fascismo e della reazione antiproletaria.
    h 17:00-19:00 Spazio Durruti

    Enciclopedia Multimediale dell’Antifascismo
    Presentazione dell’Enciclopedia Multi-mediale dell’Antifascismo e proiezione dei materiali contenuti (immagini, video, fotografie etc…). A cura del CIPES -
    Centro di Iniziativa Politica e Sociale (Milano).
    h 18:00-19:00 Spazio Bonnot

    Salud di e con Beppe Casales
    In Spagna, nel ’36, non c’è stata solo una guerra civile. C’è stata anche una vera e propria rivoluzione. Allora proviamo a seguire i personaggi che hanno scatenato il putiferio. L’ingegnere Beppe Fanelli che dall’Italia porta in Spagna il vento dell’anarchia alla fine del secolo scorso. Buenaventura Durruti, il più famoso rivoluzionario spagnolo e tutto quello che sta in mezzo.
    Nomi, come Franco, Hitler e Stalin. Ma anche luoghi, come la Cesena fascista, la Barcellona rovesciata dagli anarchici, e infine Madrid in fiamme. Un viaggio non da poco. Perché la Spagna è grande. Quanto il sogno
    che ti portiamo a fare.
    h 21:00-22:00 Teatro Foco

    Les touches louches
    Il progetto Les Touches Louches nasce come quartetto nel 2008, grazie alla condivisione di differenti esperienze e percorsi musicali, afferenti soprattutto alle musiche popolari e al jazz. l concerto dei LTL si basa su brani strumentali e canzoni di Claudio Cadei, cantautore e compositore del gruppo. A questo repertorio di musiche originali si aggiunge un vasto repertorio di
    interpretazioni, che comprende alcuni brani classici del gipsy swing e standard jazz arrangiati in chiave manouche, nonché diversi brani tratti da tradizioni musicali differenti, dal klezmer, al tango, alle musiche dei Balcani.
    h 22:00-23:30 Arena concerti

    Antifascismo e territori 2
    Incontri confronti delle reti di movimento territoriali – le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’, progetti e conflitti
    h 12:00-15:00 Spazio Ebio

    Nomadica – Festival del cinema e delle arti
    Nomadica è un festival di arte e cinema, un circuito di distribuzione dal basso, una rete di ricerca nel campo delle arti cinematografiche. Composto dalle opere di circa 50 autori, riuniti all’interno di diversi progetti di ricerca, Nomadica è una struttura dalle molteplici finalità, tutte proiettate verso nuove possibilità di produzione, sostegno e diffusione di autori e artisti.
    Durante il pomeriggio, a partire dalle 15.00 si alterneranno proiezioni del circuito nomadica, presentazioni degli autori e del progetto
    h 15-23 Spazio Bonnot

    Assemblea Nazionale “Abitare nella crisi”
    a cura di Bologna prende casa.
    Pratiche di sindacalismo metropolitano nei territori. I movimenti per il diritto all’abitare dentro le contraddizioni della nuova composizione di classe meticcia con interventi dei movimenti per il diritto alla casa

    29 Sabato
    Bonaccorsi giornalista di Left, autore del libro “Potere
    assoluto, la protezione civile ai tempi di Bertolaso”.
    Brigate di Solidarietà Attiva che porteranno la loro
    esperienza di resistenza sul campo, dalla loro nascita
    nel portare solidarietà attiva alle popolazioni terremotate
    ai successivi progetti di solidarietà con i lavoratori
    in lotta in tutta Italia. Aula C (BO) autori di tesi sull’emergenza
    aquilana.
    h 17:00-19:30 Spazio Bonnot

    Comando e controllo
    Un film di Alberto Puliafito (IK Produzioni).
    Tra le macerie de L’Aquila. Le tendopoli, i «recinti»
    invalicabili anche per chi vorrebbe solo volantinare. I
    comitati dei cittadini che si interrogano sull’«esproprio
    » della loro città. Le testimonianze sul potere «straordinario
    » della Protezione civile. La santificazione di
    Guido Bertolaso. E su tutto, come la definisce qualcuno,
    «quella bolla di cristallo che non permette di far uscire
    la verità».
    h 17:00-18:00 Spazio Bonnot

    Lo stato di eccezione, processo per Monte Sole
    62 anni dopo
    Presentazione e proiezione del documentario sul processo
    del 2006-2007, 62 anni dopo l’eccidio di montesole.
    Saranno presenti: Germano Maccioni (regista);
    Loris Lepri (cosceneggiatore del film e curatore del
    cofanetto dvd+libro edito da Cineteca di Bologna);
    Avv. Andrea Speranzoni (avvocato di parte civile nel
    processo di La Spezia).
    h 17-19 Spazio Irma

    Il sangue dei rossi
    Morire di politica negli anni Settanta: presentazione
    con l’autore Pino Casamassima.
    Il libro ricostruisce con dovizia di particolari, fatti e personaggi,
    un capitolo cruciale del nostro recente passato.
    Un libro che racconta tutto sui giovani rossi “morti
    di politica” per mano delle forze dell’ordine o dei neofascisti.
    h 17:00-19:00 Spazio Durruti

    RAP Antifa showcase
    Serata dedicata ai gruppi RAP “militanti”.
    Sul palco: Zona rossa crew (Aq), Mic Meskine (Bo),
    Los stranos elementos (Sardegna), Acero Moretti (Mi),
    Beppe Rebel (Mi), Il Signor K (Bg), BG team (Bg), I Porci
    Roma, Napoli, Bologna, Firenze, Milano, Parma,
    Modena.
    h 15:00-18:00 Spazio Ali

    Arditi contro il fascismo e l’egemonia
    La storia la scrivono i vincitori si sa, ma questo non
    basta a spiegare l’oblio che l’arditismo popolare ha
    incontrato dalla sua morte ai giorni nostri. E’ interessante
    parlare di Arditi del popolo anche per tracciare un
    parallelo tra “ieri e oggi”. Partecipano: Andrea Staid,
    autore del libro: Gli arditi del popolo – La prima lotta
    armata contro il fascismo 1921-1922; Andrea Aureli
    (centro documentazione anarchico “Anomalia” -
    Roma); Comitato Antifascista Agosto 1922 – Parma; Eros
    Francescangeli (studioso di storia del movimento operaio
    italiano e autore di Arditi del Popolo – Argo
    Secondari e la prima organizzazione antifascista).
    h 15:00-17:00 Spazio Durruti

    Oltretorrente
    Reading teatrale, La Compagnia Fantasma presenta:
    “Oltretorrente” di P. Cacucci.
    La Compagnia Fantasma guida lo spettatore attraverso
    il suono e il ritmo delle parole, lo lascia vagare tra le
    pagine cullato dalle voci, dai movimenti e dalla musica,
    per far vivere il testo scritto nello spazio teatrale. Una
    narrazione fluida e coerente, un modo diverso e coinvolgente
    di fare teatro, fuori dai teatri, a partire dal
    testo letterario.
    h 17:00-19:00 Teatro Foco

    R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista
    a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder e Vincenza Scuderi.
    In un contesto in cui la ricerca storica europea appare
    ancora fortemente condizionata da istanze maschilibianche
    e le reti accademiche non sembrano certo
    distinguersi nell’investire sensibilità ed energie sulla
    storia dei soggetti “altri”, quali le lesbiche sono indubbiamente,
    i lavori qui presentati assumono sicuramente
    una rilevanza particolare nel panorama storiografico.
    h 16:00-17:00 Spazio Irma

    La gestione dell’emergenza a l’Aquila
    Solidarietà attiva come pratica di resistenza di classe:
    dall’emergenza terremoto a L’Aquila ai conflitti sociali.
    Intervengono: Alberto Puliafito (IK Produzioni) che presenterà
    il suo film documentario sulla gestione dell’emergenza
    aquilana “Comando e controllo”; Manuele
    (BO), La Kattiveria (RE), Lele Prox (MI)
    h 20:00-23:30 Arena concerti

    Sottoforma
    “Sottoforma” è un intervento con burattini avente al
    centro lo scontro fra il Sig. Fanfurla, anziano signore in
    pensione, con tanto di nipote e il Ricostituente,
    imbonitore che arringa il pubblico sulla bontà e modernità
    del proprio operato di modifica della Costituzione.
    Lo spettacolo è nato a seguito dell’attentato alla sede
    locale dell’ANPI svoltosi nella notte fra l’8 e il 9 settembre
    2004, e replicato in occasione delle iniziative antifasciste
    e democratiche cittadine.
    Produzioni AllegraBrigata-Art&mmartello.
    h 23:30-24:00 Bar

    Non mi uccise la morte
    La storia di Stefano Cucchi, arrestato a Roma il 15
    ottobre del 2009, tradotto in carcere e mai più uscito
    vivo. Saranno presenti gli autori Luca Moretti e Cristiano
    Armati, direttore editoriale della Castelvecchi e autore del
    saggio finale del libro sulle vittime dell’“ordine pubblico”
    in Italia.
    h 11:00-13:00 Spazio Irma

    Dinni e la normalina
    Ovvero la video polizia psichiatrica contro i sedicenti
    nuclei di follia militante di Alberto Grifi (1978).
    Esilarante quanto geniale cortometraggio che finge un
    programma tv effettuato da un medico per sponsorizzare
    i benefici sociali della terapia su scale nazionale a
    base di “Normalina”, un farmaco che assicurava lo
    stemperamento degli ardori rivoluzionari dei giovani e
    ne produceva un docile “rincretinimento”.
    h 13:00-14:00 Spazio Irma

    Antifascismo e territori 3
    Incontri confronti delle reti di movimento territoriali -
    le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’,
    progetti e conflitti.
    h 12:00-15:00 Spazio Ebio

    Sicurezza sul lavoro
    Un punto di vista antifascista sulle nuove leggi sulla
    sicurezza. Lotte e strumenti di difesa e attacco verso le
    leggi del profitto che condannano agli infortuni.
    Intervengono: Marco Spezia, ingegnere e tecnico della
    sicurezza; delegati Cobas Ravenna; Giuliano Bugani,
    regista di “2018”, rls di vari settori.
    Organizzano: Collettivo Malasorte e Circolo Iqbal Masih.
    h 15:00-17:00 Spazio Durruti

    Ballata per una morte bianca
    Recita di un monologo tratto da “Ballata per una morte
    bianca” di Stefano Seproni.
    Una narrazione drammatica sul tema delle morti del
    lavoro. Lo spettacolo prende le mosse da un fatto di
    cronaca: un operaio perde la vita sul posto di lavoro.
    Questo doloroso episodio, uno dei molti che si verificano
    quotidianamente in Italia, diventa il tema centrale
    di un ‘monologo a più voci’ dal quale emerge il drammatico
    ritratto di uomini che lavoravano per vivere e
    che, a causa del lavoro, hanno sacrificato la vita.
    Iniziativa a cura del Collettivo Malasorte.
    h 17:00-17:30 Spazio Durruti

    Anno 2018: Verrà la Morte
    Presentazione e proiezione del documentario di e con
    Giuliano Bugani e Salvo Lucchese. “Anno 2018: verrà la
    morte” è un documentario sociale che racconta la
    strage dell’amianto. Attraverso le voci delle vittime,
    dei parenti di coloro che sono già morti, dei medici e di
    chi lotta in un’aula di tribunale perché i diritti dei
    lavoratori esposti vengano riconosciuti, il documentario
    racconta la memoria di ciò che è avvenuto lasciando
    al pubblico il presagio di un triste futuro.
    h 17:30-18:30 Spazio Durruti

    Linguaggi visivi, reddito, autorganizzazione
    Incontro-dibattito con la partecipazione di
    Teleimmagini (BO), Reporter Libertario (BO), InsuTV
    (NA), Forte Prenestino (ROMA), Produzioni dal basso
    (ROMA), Tek festival (Roma), Radio Onda Rossa (Roma),
    Ogino Knauss (Berlino), Ik Produzioni (Torino).
    h 15:00-19:00 Spazio Bonnot

    Sessismo e movimento
    Il sessismo in relazione alla rappresentazione e autorappresentazione
    dei soggetti minoritari all’interno dei
    movimenti.
    Un confronto sul significato di una politica responsabile,
    in grado di farsi carico di quel processo di decolonizzazione
    dei nostri movimenti da modelli sessisti ed
    etero-normativi.
    Iniziativa a cura di Facciamo Breccia e Ri/generiamoci
    MayDay.
    h 15:00-17:00 Spazio Ali

    Diritti per i migranti?
    Tavola rotonda, con Marina Prosperi – Giuristi democratici,
    Sokos – Associazione per l’assistenza a emarginati e
    immigrati, Gruppo Prometeo – Facoltà di Medicina,
    Bologna.
    h 16:00-18:00 Spazio Irma

    Stato dell’arte sulle nuove destre
    Incontro dibattito con Saverio Ferrari, presentazione
    del libro “Le nuove camice brune”. L’iniziativa, incentrata
    sul fenomeno attuale dei gruppi neo-fascisti/neonazisti,
    la loro evoluzione e la loro simbologia, si sposta
    nella seconda parte sul fenomeno “Lega”, con la
    proiezione del documentario “Giussano: an instant
    north blues”.
    h 18:00-20:00 Spazio Durruti

    GIUSSANO – An instant north blues
    Il documentario si concentra sulla crescita dei votanti
    Lega in Italia, nel nord del paese soprattutto, cercando
    di individuare i punti oscuri e quelli cardine di una propaganda
    che utilizza la simbologia in maniera
    pressante, indagando la concezione di territorio, di
    appartenenza e di origine, e analizzando le teorie politiche
    sull’immigrazione.
    h 18:00-18:30 Spazio Durruti

    Il boicottaggio accademico verso Israele:
    una pratica lecita?
    Verrà presentato il libro “Pianificare l’oppressione: Le
    complicità dell’accademia israeliana”. Sarà presente il
    curatore Enrico Bartolomei. Il libro nasce dall’esigenza
    di documentare all’interno del contesto accademico
    italiano i profondi collegamenti esistenti tra le università
    e il complesso sistema militare, di sicurezza e di
    oppressione israeliani, con uno sguardo molto attento
    alle università stesse come luogo di produzioni di
    ingiustizie nei confronti del popolo palestinese.
    Iniziativa realizzata dal coordinamento BDS di Bologna.
    h 18:00-20:00 Spazio Ali

    Il timido
    Una produzione Blanca Teatro (Ms) nel trentennale
    della morte di Gianni Rodari.

    30 Domenica
    Il festival è attraversato da dibattiti, seminari, workshop, presentazioni di libri, fumetti, video, progetti, concerti e spettacoli teatrali, mostre fotografiche, e quant’altro siamo riusciti a costruire grazie agli stimoli e alla disponibilità di quanti hanno contribuito alla sua realizzazione.
    Nel programma ogni evento è associato ad una o più aree tematiche.
    Gli orari e la collocazione degli eventi potranno subire cambiamenti. Per informazioni aggiornate potete rivolgervi al Media Center durante le giornate del festival o consultare il sito http:// http://www.fest-antifa.net.

    Aree tematiche:
    Ambiente e territorio
    Antiproibizionismo
    Comunicazione e media
    Crisi economica
    Casa & lavoro
    Migranti
    LGBTIQ
    Nuove destre

    Storia e memoria
    E’ la storia di una società che poteva divenire. Di una persona
    che l’ha saputa raccontare al Presente o con
    Presentimenti. La storia di quella Italia che pensava a
    quel che diceva. É la storia di Gianni Rodari che sapeva
    dire a tutti quel che pensava.
    h 21:00-22:30 Teatro Foco
    Psichiatria e fascismo

    Il Fascismo si rapportò in modo inequivocabilmente
    autoritario con tutto il mondo della cultura italiana.
    Cercheremo di ricostruire quale fu l’impatto che ebbe
    sugli ambienti psichiatrici, nella ridefinizione delle
    competenze del sapere medico in relazione al potere
    poliziesco e giudiziario… Ne parliamo con: Paolo
    Peloso,medico, psichiatra presso il Dipartimento Salute
    Mentale e Dipendenze Patologiche dell’ASL 3 di
    Genova; Paolo Giovannini, docente di Storia contemporanea
    e di Storia dell’Europa orientale all’Università di
    Camerino; Luigi Benevelli medico psichiatra.
    h 11:00-13:00 Spazio Durruti

    Antifascismo e territori 4
    Incontri confronti delle reti di movimento territoriali -
    le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’, progetti
    e conflitti
    h 12:00-15:00 Spazio Ebio

    Educare al genere
    Imparare a problematizzare la propria identità di genere
    nel periodo dell’adolescenza è un fattore determinante
    per poter progettare il proprio futuro. In questo
    processo, il mondo della scuola e quello della formazione
    giocano un ruolo cruciale e sono chiamati a introdurre
    una prospettiva di genere all’interno delle proprie
    pratiche educative… Partecipano: Cristina
    Gamberi, Maria Agnese Maio, Giulia Selmi.
    h 15:00 – 16:00 Spazio Durruti

    E rimasero impuniti
    Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due repubbliche, di
    Antonella Beccaria.
    La sentenza che chiude il processo di primo grado per
    la morte di Roberto Calvi, il banchiere di Dio, manda
    assolti tutti gli imputati. Tra questi ci sono Flavio
    Carboni, Pippo Calò, Ernesto Diotallevi e Silvano Vittor.
    Nomi che, nella recente storia italiana, significano
    imprenditoria disinvolta, affarismo, cosa nostra, banda
    della Magliana, terrorismo, stragi e contrabbando.
    h 15:00-16:00 Teatro Foco

    Autoproduzioni visive
    Produzioni e progetti di comunicazione visiva indipendenti.
    Presentazione dei documentari ed incontro tra
    gli autori di: Un colpo al cuore – Teleimmagini (Bo), Doble
    Forza – OGINOKNAUSS (Berlino), Lucio. Anarchico, rapinatore,
    falsario ma soprattutto muratore, Bandite -
    Bandite Film, Uso improprio – Luca Gasparini e Alberto
    Masi (Rm).
    h 16:00-23:30 Spazio Bonnot

    La crisi della democrazia
    Non v’è chi non veda la crisi della politica, manifestarsi
    dapprima come crisi dei partiti, giunti al collasso tra la
    fine della guerra fredda e tangentopoli, quindi come
    antipolitica. Ad essere in crisi è l’idea stessa di democrazia,
    così come l’occidente l’ha costruita nel corso
    degli ultimi due secoli. Con Luca Alessandrini, Direttore
    dell’Istituto Storico Parri Emilia Romagna.
    h 17:00-19:00 Spazio Durruti

    La psicologia di massa del neofascismo
    (1a Parte)
    Relazione a cura del Prof. Roberto Sassi
    h 17:00-19:00 Spazio Irma

    Psichiatria e razzismo
    Dibattito intorno alle vittime della repressione psichiatrica
    come controllo sociale e discriminazione, con la
    presentazione del caso Francesco Mastrogiovanni.
    Saranno presenti: Giorgio Antonucci, Collettivo Irren
    Offensive (Berlino), Osservatorio antiproibizionista (Pi),
    Collettivo Antipsichiatrico Artaud (Pi), Centro di
    Relazioni Umane (Bo).
    h 17:00 – 18:30 Spazio Ali

    Stalag XB
    Il fumetto di Marco Ficarra racconta la vicenda umana di
    Gioacchino Virga un ragazzo di 20 anni.
    Una storia che accomuna oltre 650.000 militari italiani
    che rifiutarono l’adesione alla Repubblica Sociale
    Italiana di Mussolini e per non tradire il loro
    giuramento finirono nei lagher nazisti.
    Presentazione del progetto Una storia in viaggio.
    h 19:00-20:00 Spazio Durruti

    Razza partigiana
    Lettura musicata di brani tratti dal libro “Razza partigiana.
    Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)”.
    Legge Antar Mohamed Marincola, nipote di Giorgio
    Marincola, partigiano romano, unica medaglia d’oro
    della resistenza italiana.
    h 19:00-21:00 Teatro Foco

    La patria riconoscente
    Diciannove ragazzi nati nel 1921 in un Paese del veneto
    muoiono tutti durante la Seconda Guerra Mondiale.
    Il racconto ci parla delle loro nascite della loro infanzia
    in un’Italia povera e contadina e dei fronti sui quali
    l’Italia è stata impegnata fino all’8 settembre e alla
    Guerra Partigiana di Resistenza. Un racconto civile con
    due narratori e 4 musicisti in scena.
    Dal romanzo omonimo di Giulio Cisco uno spettacolo
    dell’associazione Studio 900 (MI)
    h 21:15-23:30 Teatro Foco

    Il giorno in cui la notte scese due volte
    Documentario realizzato da Lisa Tormena e Matteo
    Lolletti, un film che, prendendo spunto dalla tragica
    vicenda di Alberto Mercuriali – giovane castrocarese
    fermato dai Carabinieri in possesso di hashish, finito
    sulle prime pagine dei giornali locali e suicidatosi il
    giorno successivo la comparsa degli articoli – riflette su
    libertà e responsabilità di stampa, diritti civili, dignità
    umana, forze dell’ordine e meccanismi della stampa.
    h 11:00-12:00 Spazio Bonnot

    L’informazione drogata
    Dopo la proiezione del documentario Il giorno in cui la
    notte scese due volte sulla morte di Alberto Mercuriali,
    con intervento del comitato Amici di Alberto, incontro
    con i giornalisti/registi e riflessioni sulle corresponsabilità
    della disinformazione di regime con la redazione di
    Polvere, Giornale di strada autoprodotto di Torino e
    Forum Droghe, giornale on-line di controinformazione.
    h 12:00-13:00 Spazio Bonnot

    Antifascismo e territori 5
    Incontri confronti delle reti di movimento territoriali -
    le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’, progetti
    e conflitti.
    h 12:00-15:00 Spazio Ebio

    Il caso jugoslavo – tra ricerca storica, rimozioni
    e disinformazione
    Tavolo di discussione sul “caso jugoslavo” con Giorgio
    Simbola – CS Il Lazzaretto; Claudia Cernigoi, redazione
    de La Nuova Alabarda di Trieste; Andrea Martocchia,
    segretario Coord. Naz. per la Jugoslavia onlus; Vladimir
    Kapuralin, resp. relazioni internazionali Partito
    Socialista dei Lavoratori della Croazia.
    h 15:00-18:00 Spazio Bonnot

    Repertori della sessualita’ e politiche razziste
    Effetti delle politiche razziste sui movimenti di liberazione
    delle donne e delle minoranze sessuali. Iniziativa a
    cura di: Facciamo Breccia, Laboratorio Smaschieramenti,
    con Vincenza Perilli, Tavolo LGBTQ* Trento, coordina
    Titti Castiello
    h 16:00-17:30 Spazio Ali

    La scelta vegetariana
    Dibattito con il dr. Riccardo Crespidi, Ass. Medicina non
    violenta e con la dr.sa Mirella Pizzi, medico e omeopata.
    h 16:00-18:30 Spazio Ebio

    La zona del silenzio
    Una storia di ordinaria violenza italiana. All’alba del 25
    settembre del 2005, un diciottenne muore a Ferrara,
    pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia.
    La storia di Federico Aldrovandi sarebbe semplicemente
    questa, se una madre veramente coraggiosa
    non avesse aperto un blog per battersi per una giustizia
    negata. Da quel blog e da un lavoro di inchiesta di
    tre anni nasce il romanzo a fumetti di Spataro e
    Antonini. Saranno presenti familiari e avvocati di altre
    vittime della strage proibizionista, come Stefano
    Frapporti, Aldo Bianzino, Giuseppe Uva.
    h 16:00-17:00 Spazio Durruti

    L’importanza di esperienze di comunicazione e
    informazione autogestita
    L’uso funzionale al controllo sociale di leggi come la
    Fini Giovanardi. Presentazione di piccoli manuali di
    autodifesa riguardo: ritiro patenti e drug test sui posti
    di lavoro, a cura di Cobs, (operatori bassa soglia
    Piemonte) e Osservatorio Antiproibizionista di Pisa e
    sindacati di base. Brainstorming finale tra sportelli
    autogestiti da tutta Italia: Bologna, Pisa, Torino,
    Genova, Roma.
    h 17:00-19:00 Spazio Durruti

    La psicologia di massa del neofascismo
    (2a parte)

    Segue da La psicologia di massa del neofascismo
    (1a parte), relazione a cura del prof. Roberto Sassi.
    h 17:00-19:00 Spazio Irma
    Laboratorio di post-pornografia multimediale
    Il laboratorio intende sviluppare collettivamente
    discorsi e materiali che in forme pubbliche, condivise e
    copyleft puntino a rappresentare l’ordinaria perversione
    dei nostri desideri, destabilizzando il consumo sessuale
    normalizzato che marca l’orizzonte sessuofobico
    e fascista della cultura e della societá italiana.
    h 18:00-21:00 Spazio Durruti

    OKUPACIJA U 26 SLIKA
    (L’occupazione in 26 immagini)
    di Lordan Zafranoviç, Jugoslavia 1978; analizza
    l’occupazione italiana e tedesca di Dubrovnik. Versione
    originale serbocroata sottotitolata in italiano.
    Un film del 1978 sulla guerra in Yugoslavia.
    h 20:00-21:00 Spazio Bonnot

    Jasenovac – omelia di un silenzio
    Di e con Dino Parrotta, Compagnia Primo Teatro – in
    collaborazione con Associazioni “Mosta za Beograd” e
    “L’isola che non c’è”. Uno spettacolo per attore solo e
    video che, attraverso la pluralità dei linguaggi espressivi,
    vuole offrire un momento di riflessione su una
    delle pagine più terribili della seconda guerra mondiale:
    il campo di sterminio per ebrei, serbi e zingari di
    Jasenovac, dove i nazionalisti cattolici croati Ustascia
    trucidarono circa 700.000 persone.
    h 21:00-22:00 Teatro Foco

    Ballamulè
    Gruppo musicale di zingari domestici, provenienti da
    esperienze di fanfare di strada e teatro. Un misto di
    musicalità balcaniche e note popolari italiane.
    h 22:00-23:30 Arena concerti

    Mediattivismo e territori
    Strategie di mediattivismo territoriale, una chiacchierata
    tra i diversi punti di informazione che operano
    su Bologna.
    h 12:00-14:00 Spazio Durruti

  9. pavlov

    13 maggio 2010 at 19:33

    andrea, devo dire che nonostante le provocazioni che ti (e vi) ho rivolto tu hai avuto il coraggio e la pazienza di rispondere in maniera civile. non ti vedo come un “nemico”, ma credo che sia ora di cominciarsi a prendere delle responsabilità a sinistra da chi questa sinistra atomizzata con i suoi drammi la ispira non da oggi. anche se mi hai sorpreso, non per la civiltà che immaginavo, ma perché non ti sei sottratto in toto alle questioni, non mi hai convinto e non mi sembra un dramma. in particolare il punto che più mi ispira quel sentimento così banale e primitivo che è la rabbia. quando dici “che tutto voleva essere tranne che una provocazione”. ecco, forse perché non vedo tanta differenza tra un cane e un essere umano sarà utile riflettere sugli esperementi di pavlov “sull’induzione di stati di indecisione nei cani (e nella sinistra)” a con cui fu in grado di indurre schizofrenia e stati confusionali nei cani. c’è da trarne alcune lezioni utili a capire anche alcuni commenti che ricevete o alcune derive della sinistra italiana:
    da wikipedia:
    Nell’esperimento Pavlov mette il cane di fronte a un cerchio o a un’ellisse, addestrandolo a premere il bottone A se si tratta di un cerchio o B se si tratta di un’ellisse. Successivamente, presenta al cane ellissi sempre più similari a un cerchio. Il cane non riesce quindi più a riconoscere la differenza tra le due figure, e quando sbaglia gli viene inflitta una scossa elettrica. Con questo esperimento studiò l’induzione di stati di indecisione e le varie tipologie della schizofrenia, strettamente connesse con il temperamento dell’animale.
    In queste categorie si identificano agevolmente le tre forme riconosciute di schizofrenia, secondo la tipizzazione già adottata da Kraepelin per la demenza precoce da lui introdotta, rispettivamente:
    catatonica (o catatonia);
    paranoide (o paranoia);
    ebefrenica (o ebefrenia).
    I motivi per cui il cane adottava una delle tre sono riconducibili a attitudini temperamentali, il che, per essere precisi, include un fattore di dipendenza dalla prevalenza biochimica di origine genetica del suo sistema nervoso a produrre determinate sostanze, e il fenotipo schizofrenia si produce nel 100% dei casi.

  10. andrea colombo

    13 maggio 2010 at 19:01

    Infatti, c. e lorenza, se la nostra posizione (che tutto voleva essere tranne che una provocazione) fosse stata presa per quello che era sulla nostra home, ora, dovrebbe esserci una discussione sulla democrazia e la libertà e non sul fascismo o sull’antifascismo. Non è così, e in effetti la home pare un po’ ossessivamente concentrata su quel tema, per la valanga di post che di democrazia e libertà non parlavano affatto se non per dire che per i fascisti la libertà non deve essitere e che chi nega questa verità assoluta o è un parafascista o è un paraculo che cerca pubblicità.
    Lorenza, che con toni infinitamente più civili di quasi tutti gli altri, batte a sua volta sul fatto che abbiamo regalato visibilità ai fascisti o ci siamo incartati in un dibattito su fascismo/antifascismo. Lorenza, fattene una ragione: tutta questa vicenda riguarda la sinistra e il suo rapporto con la libertà. I fascisti c’entrano pochissimo, quasi niente.
    Mi pare che sia stato proprio c., o forse pavlov, a scrivere che la nostra “colpa” è stata proprio far emergere, come scrivi tu, “la parte più deteriore dell’antifascismo”. Non mi pare una colpa ma un merito.
    Lo stalinismo, come il fascismo, non è un regime: è un modo di guardare al mondo e ai rapporti politici. E come tale ha le sue regole fisse: la prima è che chi la pensa diversamente è sempre un traditore e pertanto va odiato e additato al pubblico disprezzo. La seconda è che il verme in questione non è mai in buona fede: è sempre un venduto, ha sempre secondi e ignobili fini. La terza è che chi la pensa in modo diverso rompe il fronte compatto e quindi diventa automaticamente il miglior alleato del “nemico di classe”, e di qui il salto sino a diventare lui stesso il nemico è brevissimo. L’ultima è che, di conseguenza, per riscattarsi deve, come vorrebbe gianni, ammettere l’errore e procedere a quel rito inquisitorio che si chiamava “autocritica”.
    cara lorenza e caro c, e anche caro pavlov, se avete dei dubbi sulla sopravvivenza di questo cuore di tenebra “nel nostro ambiente” andatevi a leggere con pazienza gli sproloqui, le requisitorie e le condanne su questo sito e un po’ ovunque in rete. E non mi dite che questa vicenda è piccolissima e triviale, lo so da solo, ma tante volte sono proprio le storie piccole a rivelare un mentalità diffusa.
    Ora, io credo che il problema vero della sinistra sia molto più la sua incapacità di chiudere i conti con la parte avvelenata e velenosa delle sue radici che non casapound. E resto basito vedendo che anche i più lucidi tra quanti scrivono su questa faccenda fanno il possibile per chiudere gli occhi e non accorgersi di quello che dice non sui fascisti ma su di noi, sulla sinistra.

  11. lorenza

    13 maggio 2010 at 17:03

    peccato, caro colombo, che quando finalmente qualcuno individua chiaramente e pacatamente qual’è la questione politica elusa irresponsabilmente dalle vostre superficiali e provocatoriamente fine a se stesse prese di posizione su fascismo/antifascismo, poi non ci sia il tempo e lo spazio sufficiente per affrontarla…
    peccato davvero, perché anch’io credo che il nodo vero in questa vicenda sia quello individuato da c. nei suoi post.
    il ritornello “vietato vietare” se non viene sostanziato politicamente rimane un rigurgito tardoadolescenziale che mal si distingue dal “famo come ce pare” stampato sulle simpatiche magliette di CP. lo sa bene sulla propria pelle chi ha un’esperienza minima di autogestione di spazi sociali.
    la tristezza, che spesso ha segnalato – a modo suo – anche pavlov nei suoi post, è che l’unico risultato che avete ottenuto è quello di regalare visibilità non solo ai fascistelli minoritari, ma anche alla parte più deteriore dell’antifascismo in questo paese. anziché scegliere di dare forza ai tanti e alle tante che in questo malandato paese si impegnano quotidianamente a risignificare le pratiche e le culture antifasciste, in senso fortemente antiautoritario, antirazzista e antisessista. l’antifascismo italiano non è come lo dipingete voi nè come lo dipingono i commenti rabbiosi contro di voi, che del resto potrebbe averli scritte chiunque. la realtà fortunatamente non gioca le sue partite su facebook e non è quella fotografata dai media mainstream. è molto più ricca e complessa, nel bene e nel male. per questo non è politicamente condivisibile in alcun modo aver scelto di ridurre il problema sollevato dall’appello di studenti, professori e ricercatori alla richiesta di divieto della manifestazione di BS. per questo, purtroppo per voi, il dissenso nei confronti delle vostre scelte politiche è molto più profondo di quello espresso dagli insulti beceri sul web.
    cercate anche voi di uscire dalle vostre ossessioni, frustrazioni, acredini personali per riconquistare uno sguardo ampio sul mondo. altrimenti lo specchio continuerà a rimandarvi indietro solo immagini deformate e passioni tristi.

  12. pavlov

    13 maggio 2010 at 15:26

    p.s. vorrei fornire alcune tracce per le prossime interviste in modo da scuotere questa sinistra rancorosa che sa solo odiare:
    1) avete notato quanti maschi assassini ci sono? basta condannarli, “ la situazione si raddrizzerà strepitando come…” fanno “gli altri”. cerchiamo di capirli intervistandoli
    2) avete notato quanti non credono più all’Olocausto? basta condannarli, cerchiamo di capire
    3) avete notato quanta contrarietà alla troppa libertà delle donne e dei gay? basta con gli isterismi, cerchiamo di capire
    4) avete notato la quantità di persone che si rivolge a maghi e fattucchieri? basta con il ridicolizzarli, facendo così abbiamo perso. la gente continua a telefonare ai numeretti a pagamento per farsi leggere le carte. colpa di questa sinistra moralista che non ha saputo intercettare quella voglia di divino (othelma) che c’è nell’umanità

    molto altro lo avete già sdoganato (grande fratello, sanremo, vespa, o qualsiasi altra cretinata che fa tanto post). ma ancora avete del lavoro da fare… vi è rimasto un fondo di moralismo su alcuni temi che non capisco.

  13. c.

    13 maggio 2010 at 15:13

    Guarda,
    ti rispondo in velocità solo a un punto: io penso che l’attenzione mediatica su Casa Flop e i suoi cinquecento militanti sia semplice sovraesposizione.
    Indotta, ed a cui almeno i “nostri” strumenti di comunicazione non dovrebbero sottostare.
    Immagino che a Roma siano una realtà mediamente grossetta, ma direi non paragonabile all’infinità dei centri sociali in città. Io vivo al nord, hanno aperto alcune sedi nella mia regione, ma sono davvero, davvero pochi e insignificanti. Qua “tira” di più Forza Nuova, in quegli ambienti. E comunque, aggregano cifre – entrambi i movimenti – che fanno ridere in confronto a quello che aggrega un centro sociale per una manifestazione cittadina, con le loro manifestazioni nazionali.
    Ergo, non facciamo questo errore di interpretazione: loro non sono “di più”, loro sono appoggiati e appoggiano il potere, per cui in questo determinato periodo storico “influiscono” di più, ma questa influenza non ha nulla a che fare col loro numero.
    Questo non vuol dire che i “ggiovini” si aggreghino tutti a sinistra, per carità, ma direi che mantengono un’equivalente distanza ed un menefreghismo totale verso la cosa comune che spesso ricade in atteggiamenti qualunquistici di destra – qui dove vivo totalmente assorbiti dalla Lega – , e questo certo è un dato certo inquietante, ma né le radici né le soluzioni di questo problema stanno minimamente nelle vicinanze del “fenomeno” Casa Flop. Probabilmente ci son più vicine di casa e neanche ce ne accorgiamo, o non semplicemente non prestiamo attenzione.

    Sull’ “ampio spazio” dedicato a questi fascisti non mi riferivo alla firma del documento ma… hai visto la home di questo sito oggi? Se non è ampio spazio questo, non so cosa lo sia…

    Saluti,
    c.

  14. Piero Sansonetti

    piero sansonetti

    13 maggio 2010 at 15:12

    RISPOSTA A GIANNI

    la riscrivo senza refusi (forse)

    Ma basta che diciamo “abbiamo fato una cazzata” o dobbiamo anche bere un po’ di olio di ricino. L’olio di ricino eventuamente ce lo fornisci tu?

  15. Piero Sansonetti

    piero sansonetti

    13 maggio 2010 at 15:10

    RISPOSTA A GIANNI:

    ma basta che diciamo “abbiamo fatto una cazzata” o dobbiamo bee anche un po’ di olio di rcino? L’olio di ricino eventuamente ce lo fornisci tu?

  16. pavlov

    13 maggio 2010 at 14:55

    scusa, colombo, non sono un “compagno”. spesso mi ci hanno chiamato. a volte mi sentivo onorato, a volte mi indignavo. dipendeva dall’interlocutore. di sicuro se mi ci chiamava uno stalinista, mi sentivo a disagio. altre volte, certi “compagni” mi davano del fascista, altre del borghese, altre del sottoproletario, altre del frocio… insomma, le conosci queste cose come vanno, non te le devo spiegare. oggi a te, forse ieri eri tra quelli che davano del “fascista” a tutti gli altri. ma visto che ora sei andato all’oratorio non lo fai più. sei bravo e democratico. però, pure te, tra i precetti borghesi potevi imparare l’arte del risparmio, no? magari non ti ci sistemavi, ma qualche eurello ti rimaneva in tasca se eri più oculato con i soldini guadagnati come portavoce del gruppo parlamentare di RC al Senato. invece ora sei pieno di debiti. povero. adesso organizzo una colletta. anzi fatteli prestare da ritanna armeni, forse qualcosina lei che è più furbetta l’ha messa da parte in questi tempi di crisi. deve essere tanto dura pure per lei. e quando la cammeriera con la crestina in testa (fvutto della supevfetazione del capitalismo) ti apre a casa bertinotti che fai? ti presenti senza una giacchetta adatta? un consiglio, a qualche mercatino dell’usato potresti vendere l’arredamento philippe starck della redazione o barattarlo per un paio di scarpette…. magari qualche liretta ce la fate… non preoccuparti, stiamo per uscire dalla crisi, devi solo resistere un altro po’… se vuoi passa a pranzo da me, dove si mangia in tre si mangia anche in quattro. tenete duro “compagni”!!!

  17. andrea colombo

    13 maggio 2010 at 14:39

    Caro c., scusa per il romanesco, non era per te ma per i moltissimi che hanno scritto insulti in romano perché così si sentono più “de strada”. Il discorso che fai in questo post è serio e meriterebbe repliche ben più lunghe. Ma prima di tutto, forse, bisognerebbe chiarire che non cogli il punto. Noi infatti non abbiamo dedicato ampio spazio e dotte riflessioni ai fascisti. Ci siamo limitati a dire che chiedere di vietare una manifestazione era sbagliatissimo. Si poteva non essere d’accordo, figurati, ma il livello di pazzia che si è innescato è un segnale allarmante sullo stato di salute, politica e anche mentale, di quello che alcuni chiamano “il nostro ambiente di riferimento”.
    Quello di cui parli tu in quest’ultimo post è tutt’altro e con la nostra posizione sul divieto onestamente non c’entra niente: avremmo assunto la stessa identica posizione se al posto dei fascisti ci fosse stato chiunque altro. Detto questo, comunque, non sono mica d’accordo sul fatto che quei “500 giovani e belli” non siano interessanti. In un paese in cui noi siamo ormai infima minoranza, in cui la cultura che vince non è certo la nostra, toccherà pure chiedersi com’è che la destra riesce a fare il pieno, cioè a compattare in un blocco sociale padroni e operai (sì, proprio operai: nel 2008 stavo alle porte di Mirafiori ed era un continuo ripetere che avrebbero votato a destra perché “voi pensate solo ai negri”), giustizialisti e garantisti, paladini dell’ordine e ribellisti futiristico-dannunziani. I quali, lo dico sapendo che mi procurerà una nuova raffica d’insulti, non sono la componente peggiore di quel blocco.
    Un sacco di post hanno ripetuto che noi non ci rendiamo conto di che presa abbiano i fascisti oggi sui ragazzini. Al contrario, ce ne rendiamo conto, non pensiamo che la situazione si raddrizzerà strepitando come fanno i nostri aspiranti linciatori e personalmente penso anche che il nodo sia nel capire come mai tanto “ribellismo” giovanile slitta, credo spesso in buona fede, verso posizioni che si saldano poi col blocco socio-politico berlusconian-leghista. Ma, appunto, è un discorso lungo, che non si può affrontare né con i post né in un clima demente come questo, e, lo ripeto per l’ennesima volta, comunque non c’entra con la posizione che abbiamo preso sul divieto, la quale non parla affatto del nostro rapporto con i fascisti ma di quello con la democrazia e con il concetto di libertà.
    A Gianni, invece, vorrei dire che non esiterei un attimo a scusarmi con chi compra il giornale e anche con chi non lo compra se pensassi di avere torto. Invece, dopo aver visto i paladini del divieto esprimersi in questi giorni, sono più che mai convinto di aver fatto benissimo ad assumere quella posizione. Certo mi piacerebbe che anche i più virulenti si convincessero che la abbiamo assunta senza secondi fini e, giusta o sbgliata che fosse, credendoci al 100%. Ma mi sa che con “compagni” simili è chiedere troppo.

  18. gianni

    13 maggio 2010 at 14:11

    a colombo lascia stare Stalin.
    Avete fatto una cazzata,
    Basterebbe titolare abbiamo fatto una cazzata.
    Ci scusiamo con chi ci compra il giornale.
    E invece no.
    State a scomodare i massimi sistemi per una questione di visibilità.
    Siete finiti politicamente (non è una minaccia, ma una constatazione)

  19. c.

    13 maggio 2010 at 09:08

    …bah, mi sembra di essere capitato in una discussione surreale, anzi, senza “mi sembra”. Andrea Colombo, al mio messaggio m’hai risposto in romanesco, e non sono romano, e cercando di fare a gara a chi ce l’ha più lungo… cosa che francamente non mi interessa e ritengo che non sia molto fruttuoso fare un elenco di chi ha fatto cosa quando e dove, per la discussione. E gli stalinisti stan sulle palle pure a me.
    L’antifascismo per me non è mai stato il fine dell’agire politico, faccio altro ed ai fascisti e nazisti italioti ci penso davvero molto poco spesso. Purtroppo, quando accade è per via di aggressioni a me, ad amici e compagni e quant’altro. Mai mi son sognato di fare politica in versione “anti” e basta, son più interessato a costruire, generalmente.
    Questo non toglie che appunto, io alle leggi Scelba, né tantomeno allo Stato, non chiedo proprio niente per impedire cortei altrui, se ritengo, come ritengo per la recente manifestazione di Casa Flop, che un corteo offenda la democrazia mi sbatto in prima persona per impedirlo, non chiamo la mamma e il papà per non far manifestare i fascisti. Se poi altri ritengono di appellarsi a leggi fasciste per farlo, non è affare mio e non lo condivido come pratica.
    Il punto è: possibile che di fronte ad un movimento vasto e ricco come il nostro, il nostro composito frammentario spesso conflittuale ma ricco e popolato movimento, un giornale che si intitola “la sinistra quotidiana” debba dare spazio ai neofascisti cadendo nella trappola mediatica per il quale, dato che son cinquecento “giovani e belli” e sono una novità del panorama politico (che novità sarà mai Iannone poi qualcuno dovrebbe spiegarmelo), sembra siano gli unici giovini che fan politica genuina in Italia. Non è vero.
    I centri sociali puzzeranno di vecchio, non saran più di moda, ma un giornale di sinistra mi aspetto che almeno faccia vedere quanto di buono fa la sinistra, tutta fuori dal parlamento, nei comuni e nei quartieri delle nostre città, piuttosto che farsi affascinare da quelli che sono, con sempre gli stessi slogan, i vecchi e nuovi fascisti. Anche perché questo ruolo informativo o lo chiediamo agli sparuti giornali rimasti del giro, o di certo non sarà la tv ad affrontare certi argomenti. Invece tutti giù a buttarsi sull’argomento di moda senza un minimo di pensiero critico su perché e percome certi ceffi facciano parlare di sé in modo così trendy e a chi giova che se ne parli con certi toni piuttosto che con altri.
    Va ben comunque, la cosa non si risolverà certo qui.
    Sono convinto che crediate in quello che scrivete, il problema è che da un giornale come gli Altri mi aspettavo un analisi differente da quella di Libero, il Giornale, la Padania e compagna bella. Non è così e non rimane che prenderne atto.

    Saluti,
    c.

  20. andrea colombo

    13 maggio 2010 at 07:06

    caro compagno pavlov, purtroppo non ci siamo sistemati, al contrario sono/siamo pieni di debiti. speriamo in meglio per il futuro. per fortuna, invece, di quel passato non rinnego proprio niente, nemmeno la violenza che ci stava tutta. però gli stalinisti mi davano al cazzo allora e peggio oggi

  21. benjamin

    12 maggio 2010 at 17:00

    gli Altri stanno facendo la stessa politica culturale di quelli di FarFagliareFuturo…la cultura della visibilità in merito a chi le spara più grosse.

    Bravi, quelli sfondano a sinistra e voi a destra e poi vi incontrate tutti nella post-ideologia. Attenti, compagni, tutti vogliono la fine dei conflitti.

    Compagni, attenti, questa strategia è stata concordata da entrambe le parti circa un anno fa.

    comunque

    viva Zizek e viva Stalin !

  22. Gianluca

    12 maggio 2010 at 15:56

    Povero sansonetti, cosa non si fa per avere un po’ di visibilita’ e vendere qualche copia in piu’. Siete come i fascisti, per voi solo disprezzo.

  23. pavlov

    12 maggio 2010 at 12:53

    andrea colombo scrive:“Aho ma a questi mica je passa pella mente che uno po’ scrive ‘na cosa perché pensa che è giusta e non pe’ vende de più o pe’ fasse pubblicità. Roba da chiedese cosa c’hanno ner cervello: se vede che loro so’ fatti così. Poracci.”
    il problema colombo è che conosciamo te e gli amichi tuoi. e già ti basterebbe questa come risposta. però, diciamocelo. te eri un regazzetto un po’ coglioncello e un po’ furbetto con la sveglia facile. un violentuccio cor pugnetto chiuso. un po’ coglioncello perché imbevuto de tutta una serie de cazzate che ora rinneghi. furbetto, perché alla fine sapevi che te saresti riciclato con un curriculum che ti avrebbe fatto sedere tra i coglioncelli come te nella lunga fila degli ex (tanto lunga regà che è difficile che è rimasto posto, ma quarcosa ve troveremo). gli illuminati de sta minchia. quelli che hanno sempre raccontato cazzate e poi pretendono de dà lezioni de cazzate agli “altri”. bene. questi de casapound te ricordano te quando eri giovane e cojone. je piace menà pe du cazzate mandate a memoria, ma alla fine lo sai che se siederanno su qualche poltroncina a sparà nuove cazzate. ne hai visti tanti di ex che il fiuto sarà allenato ormai. volemo parlà de pace. lasciamo perde che è meglio. avete ammorbato sto paese de mongostatici co’ le vostre cazzate, quando alla fine voi ve siete sistemati e i quattro cojoni che ve stavano a sentì so finiti a disperasse co le pere o a scaricà le cassette della frutta. bravi, bravi, bravi. non ti chiedo l’impossibile (de sparì, cosa geneticamente impossibile per l’esseri come te e l’amichi tua). ma armeno lasciace sfogà in pace. semo poveretti. ce basta mannatte affanculo un par de volte al giorno per senticce un po’ mejo.
    p.s. a te e sansonetti, qui se parla romanesco ogni tanto perchè fori der raccordo ve conosce giusto ‘na vecchia rincojonita che se vede bruno vespa. queswto, ce lo so, ve comprendo, è teribbile pe’ chi cià l’ego come er vostro.

  24. Un giovane compagno da Brescia

    11 maggio 2010 at 22:52

    con questo appello, per quanto mi riguarda, avete perso ogni credibilità, un esperimento di rottura interessante verso il mondo paludato della sinistra si è perso nei suoi contorcimenti.

    buone intenzioni o meno il vostro appello era da respingere in tutti i sensi, e mi pare che il 99% della nostra area di riferimento la pensi cosi.

    la democrazia E’ i suoi limiti.

    E i limiti comprendono l’impossibilità di ricostituire il partito fascista, seppur in forme diverse e “movimentiste” (quante volte l’estrema destra una questa farsa, assieme al “non siamo nè di qua nè di là”?

    davvero, sono estremamente deluso.

    giusto i radicali potevano firmarlo, ‘sto appello.

    e ora ne attendiamo uno sulla bontà dell’attuale leadership politica di Israele, perchè anche quei cattivoni di palestinesi continuano ad ostinarsi a chiedere – poverini – pace, terra e libertà.

    mi dicono che fiamma nirestein (persona rispettabilissima, per carità) ha già pronto un bell’appello da far firmare AGLI ALTRI..

    civilmente, ma delusamente

    un giovane compagno da Brescia.