Nei giorni scorsi, insieme a un gruppetto di giornalisti, intellettuali e esponenti politici di sinistra – tra quali vari redattori e collaboratori del settimanale che dirigo, Gli Altri – ho firmato un appello a favore della libertà – per tutti – di manifestare e di sfilare in corteo. Per tutti: anche per i fascisti, come per i liberali e per i comunisti.
La firma mi era stata chiesta dai giovani del “Blocco Studentesco”, una organizzazione di estrema destra che raccoglie molti studenti in tutta Italia. Loro avevano convocato un corteo, in vista della prossima scadenza elettorale universitaria, ma il corteo gli era stato vietato dalla polizia, su pressione di un gruppo consistente di professori e scienziati che aveva anche chiesto ai rettori di escludere il “Blocco studentesco”, perché fascista, dal diritto di partecipare alle elezioni.
Il nostro appello non è stato molto utile. Il divieto di sfilare è rimasto, e il “Blocco” ha accettato di trasformare la manifestazione in un sit in che si è svolto ieri, pacificamente, a piazza Esedra. Sebbene inutile, però, l’appello ci ha procurato molti guai. Da tre giorni le nostre poste elettroniche sono intasate di insulti, Facebook e vari siti sono presi d’assalto da coloro che ci definiscono fiancheggiatori dei fascisti, il manifesto ha pubblicato in prima pagina un articolo durissimo verso di noi dello scrittore Valerio Evangelisti, intitolato “Compagni che sbagliano”, con una evidente e un po’ sconclusionata accusa di “brigatismo rosso”. (Chi ha qualche anno ricorderà che “compagni che sbagliano” era il modo con il quale un pezzo di sinistra – garantista – negli anni ’80 chiamava gli esponenti della lotta armata, suscitando feroci polemiche da parte del Pci).
Non credo di dover spiegare perché, insieme ad altri amici (Angela Azzaro, Andrea Colombo, Alberto Abruzzese, Ritanna Armeni, Massimo Ilardi, Lanfranco Pace, Paola Concia, Rita Bernardini, Massimo Bordin, Paola Tavella e Gian Luca Minotti) ho creduto di dover firmare quell’appello. Nel quale dicevamo quanto ci sentiamo lontani dal Blocco studentesco, ma quanto ci repelle l’idea che si possa impedire a qualcuno di manifestare o di presentarsi alle elezioni. La nostra era una posizione di semplicissimo buonsenso, certamente condivisibile da chiunque non sia un fanatico di una ideologia totalitaria.
Nel mare di contumelie ricevute, quasi nessuno (tranne uno, al quale tra qualche riga risponderò) ha provato a contestarci questo principio. Tutti hanno tentato di dimostrarci (peraltro con incerti argomenti e pochi fatti) quanto siano cattivi e violenti i ragazzi del “Blocco” e di Casa Pound. Dando per scontata l’idea che se loro sono cattivi e violenti, noi non dobbiamo riconoscergli i diritti civili. Non so se davvero i ragazzi del Blocco siano particolarmente violenti (è una discussione da fare, un’altra volta) ma noi non parlavamo di questo, noi abbiamo semplicemente posto la seguente domanda: che sinistra è una sinistra che firma un appello per chiedere alla polizia di proibire una manifestazione politica?
Che sinistra è una sinistra che, nel 2010, si appella alla legge Scelba? (Sapete chi è stato Scelba? Il peggior ministro di polizia di tutta la storia della Repubblica. Un reazionario, uno che varò quella legge contro l’apologia di fascismo per coprirsi a destra e poi lanciare la sua polizia a manganellare, arrestare e uccidere centinaia di operai! Magari molti giovani antifascisti di oggi non sanno niente di tutto questo, e gli sembra normale sventolare la bandiera rossa e invocare Scelba…). Secondo me – lo dico senza furia – una sinistra così è una sinistra non molto presentabile. Che non ha la possibilità di aprire gli occhi sul futuro e di candidarsi e guidare questo futuro. È una sinistra che ancora ha una grande difficoltà ad accettare la parola libertà e il peso di questa parola.
Dicevo che uno solo – tra i tanti polemizzatori – ha risposto alla nostra domanda. Ed è appunto Valerio Evangelisti sul manifesto. Ha scritto: “la libertà non può essere anteposta all’antifascismo”.
Ecco. Non ho molto da aggiungere. Capisco drammaticamente che noi di sinistra dobbiamo ancora fare i conti con la libertà. Pensavamo di averli risolti, pensavamo di essere entrati nel terzo millennio, pensavamo di avere liquidato i tragici errori del novecento. Mi accorgo che non è così. Qui, accanto a me, tra i miei amici più cari, ci sono centinaia di persone che dicono: la libertà viene dopo la legge, la libertà viene dopo la Costituzione, la libertà viene dopo la mia identità. La libertà… Ve lo confesso: mi viene da piangere.
Pingback: Simply Ear Plugs
Pingback: Good info.
giuliano
21 agosto 2010 at 02:10
Condivido il 99 % di cio’ che leggo sul vs settimanale. Sono un iscritto (da poco tempo) a sel, storico votante di estrema sinistra. Seguo attivamente la politica attiva della mia regione. A mio modesto parere non avete una minima idea di chi si nasconda sotto al blocco studentesco ed a casa pound (autori di decine di aggressioni in italia, documentatevi sui siti di movimento). Io gente cosi’ per strada non la voglio vedere (per la mia storia, per cio’ che mi ha raccontato mio nonno, per l’educazione che mi e’ stata data). Fate attenzione (e’ un consiglio) a non scambiare lucciole per lanterne. Il blocco e casa puond sono ancora oggi orgogliosamente fascisti (nei metodi, intendo).
red
8 agosto 2010 at 18:04
Non credo che la libertà sia un valore assoluto da difendere sempre e comunque, ma non per questo mi sento retrograde, chiuso o filototalitario. La convivenza civile ed ogni sistema politico si fonda e si caratterizza per i limiti che pone. Credo che se i firmatari fossero stati dei lavavetri ai semafori o, come me, vivessero e facessero politica e militanza a diretto contatto con quel vicinato nero, soprattutto qui a Roma, si sarebbero comportati in modo ben diverso. Questo non vuol dire riprorre banalmente la logica amico-nemico, che tanti danni ha fatto, soprattutto a livelli ravvicinati e personali, ma uscire da un concetto astratto di diritti per tutti e stare sul terreno della quotidianità odierna (ben diversa dal passato…). Chi porta avanti idee che negano e ristringono lo spazio della convivenza civile, provocando danni materiali e personali, a mio avviso non ha il diritto di manifestarle, proprio per tutelare chi è vittima del loro agire.
Ariel 54
14 luglio 2010 at 19:17
Con quale coraggio si parla di violenza : la violenza è a destra e a sinistra.
La scuola ha fallito anche in questo. Basterebbe far conoscere il terribile caso dei fratelli romani(non ricordo il cognome) morti bruciati in una strage compiuta a freddo da un cosidetto compagno. Orrore!
Mi piacerebbe che invece di filosofeggiare a vuoto qualcuno cominciasse a dire cos’ è di destra e cosa si sinistra. Per il momento ci dobbiamo accontentare del’abc di Giorgio Gaber.
Io mi chiedo è di sinistra promuovere con un sei politico o è di destra bocciare con una valutazione reale?
E’ una stronzata in tutt’e due i casi. Ci si dovrebbe rendere conto che la nostra parte di Terzo mondo sono i ragazzi cosidetti “dispersi” neanche fossimo in
guerra. Io la penso come Don Milani: invece di avere il doppio delle ferie dei comuni lavoratori gli inseganti dovrebbero occuparsi fattivamente dei dispersi.
E, se non basta, lavorare gratis nei doposcuola. Un disperso salvato è un disadattato in meno: quello che ti scippa o ti violenta la figlia o il figlio. Esagero?
Non credo proprio, statistiche alla mano. Sono di destra o di sinistra? Bo! Io non lo so. Chi ha detto che l’utopia di oggi è la realtà di domani?
Antonio
9 luglio 2010 at 14:17
Devo dire che parlare di fascismo antifascimo in termini classici non abbia più molto senso, ma si dovrebbe fare una nuova riflessione che mi sembra abbia fatto in pieno Sansonetti sostenendo la libertà di chiunque ad esprimere la propria idea qualunque essa sia e lottando anche se non si condivide nulla di questa idea, altrimenti che senso sarebbe una democrazia dove si può esprire una sola idea
paolodellasala
21 giugno 2010 at 23:26
Tra il fascismo del socialista massimalista Mussolini, e persino il nazional-socialismo e il comunismo leninista e postleninista, c’era una affinità micidiale che non è mai stata approfondita, e proprio per questo ci sono questi corti circuiti. Purtroppo è così: l’anarchia era un’altra cosa, e lo era anche la democrazia nata dalla Magna Charta, mentre quella nata dai tagliatori di teste del 1789 ha prodotto Napoleone dopo pochi mesi… Il ’68 ha fatto vedere delle ombre di luce diverse, ma sono stati lampi troppo brevi.
festival antifascista
14 maggio 2010 at 13:08
FESTIVAL SOCIALE DELLE CULTURE
ANTIFASCISTE II EDIZIONE – BOLOGNA, 28 MAGGIO-6 GIUGNO
28 Venerdi
Antifascismo e territori
Incontri confronti delle reti di movimento territoriale le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’, progetti e conflitti.
h 12:00-15:00 Spazio Ebio
Privatizzazione e razzializzazione dell’economia
Ne parliamo con il Dott. Giuseppe Campesi (Ricercatore in Criminologia della devianza e del controllo sociale – Università di Bologna). Affronteremo i temi cruciali della crisi del capitalismo, dal controllo sociale ai nuovi
schiavi…
h 17:00-19:00 Spazio Ali
A seguire: Aperitivo musicale
A cura del Collettivo studentesco universitario Aula1
Giuri-sprudenza (BO).
h 19:00-20:00 Bar
La controrivoluzione preventiva di Luigi Fabbri
Nel 1922 Luigi Fabbri compiva quarantacinque anni, era maestro elementare a Corticella in provincia di Bologna e militante anarchico da oltre vent’anni.
Per questo, aveva subìto intimidazioni e bastonate da parte dei fascisti. La riflessione di un testimone che ha visto una città «rossa» come Bologna diventare, nel volgere di pochi mesi, una roccaforte e anzi la «culla»
del fascismo e della reazione antiproletaria.
h 17:00-19:00 Spazio Durruti
Enciclopedia Multimediale dell’Antifascismo
Presentazione dell’Enciclopedia Multi-mediale dell’Antifascismo e proiezione dei materiali contenuti (immagini, video, fotografie etc…). A cura del CIPES -
Centro di Iniziativa Politica e Sociale (Milano).
h 18:00-19:00 Spazio Bonnot
Salud di e con Beppe Casales
In Spagna, nel ’36, non c’è stata solo una guerra civile. C’è stata anche una vera e propria rivoluzione. Allora proviamo a seguire i personaggi che hanno scatenato il putiferio. L’ingegnere Beppe Fanelli che dall’Italia porta in Spagna il vento dell’anarchia alla fine del secolo scorso. Buenaventura Durruti, il più famoso rivoluzionario spagnolo e tutto quello che sta in mezzo.
Nomi, come Franco, Hitler e Stalin. Ma anche luoghi, come la Cesena fascista, la Barcellona rovesciata dagli anarchici, e infine Madrid in fiamme. Un viaggio non da poco. Perché la Spagna è grande. Quanto il sogno
che ti portiamo a fare.
h 21:00-22:00 Teatro Foco
Les touches louches
Il progetto Les Touches Louches nasce come quartetto nel 2008, grazie alla condivisione di differenti esperienze e percorsi musicali, afferenti soprattutto alle musiche popolari e al jazz. l concerto dei LTL si basa su brani strumentali e canzoni di Claudio Cadei, cantautore e compositore del gruppo. A questo repertorio di musiche originali si aggiunge un vasto repertorio di
interpretazioni, che comprende alcuni brani classici del gipsy swing e standard jazz arrangiati in chiave manouche, nonché diversi brani tratti da tradizioni musicali differenti, dal klezmer, al tango, alle musiche dei Balcani.
h 22:00-23:30 Arena concerti
Antifascismo e territori 2
Incontri confronti delle reti di movimento territoriali – le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’, progetti e conflitti
h 12:00-15:00 Spazio Ebio
Nomadica – Festival del cinema e delle arti
Nomadica è un festival di arte e cinema, un circuito di distribuzione dal basso, una rete di ricerca nel campo delle arti cinematografiche. Composto dalle opere di circa 50 autori, riuniti all’interno di diversi progetti di ricerca, Nomadica è una struttura dalle molteplici finalità, tutte proiettate verso nuove possibilità di produzione, sostegno e diffusione di autori e artisti.
Durante il pomeriggio, a partire dalle 15.00 si alterneranno proiezioni del circuito nomadica, presentazioni degli autori e del progetto
h 15-23 Spazio Bonnot
Assemblea Nazionale “Abitare nella crisi”
a cura di Bologna prende casa.
Pratiche di sindacalismo metropolitano nei territori. I movimenti per il diritto all’abitare dentro le contraddizioni della nuova composizione di classe meticcia con interventi dei movimenti per il diritto alla casa
29 Sabato
Bonaccorsi giornalista di Left, autore del libro “Potere
assoluto, la protezione civile ai tempi di Bertolaso”.
Brigate di Solidarietà Attiva che porteranno la loro
esperienza di resistenza sul campo, dalla loro nascita
nel portare solidarietà attiva alle popolazioni terremotate
ai successivi progetti di solidarietà con i lavoratori
in lotta in tutta Italia. Aula C (BO) autori di tesi sull’emergenza
aquilana.
h 17:00-19:30 Spazio Bonnot
Comando e controllo
Un film di Alberto Puliafito (IK Produzioni).
Tra le macerie de L’Aquila. Le tendopoli, i «recinti»
invalicabili anche per chi vorrebbe solo volantinare. I
comitati dei cittadini che si interrogano sull’«esproprio
» della loro città. Le testimonianze sul potere «straordinario
» della Protezione civile. La santificazione di
Guido Bertolaso. E su tutto, come la definisce qualcuno,
«quella bolla di cristallo che non permette di far uscire
la verità».
h 17:00-18:00 Spazio Bonnot
Lo stato di eccezione, processo per Monte Sole
62 anni dopo
Presentazione e proiezione del documentario sul processo
del 2006-2007, 62 anni dopo l’eccidio di montesole.
Saranno presenti: Germano Maccioni (regista);
Loris Lepri (cosceneggiatore del film e curatore del
cofanetto dvd+libro edito da Cineteca di Bologna);
Avv. Andrea Speranzoni (avvocato di parte civile nel
processo di La Spezia).
h 17-19 Spazio Irma
Il sangue dei rossi
Morire di politica negli anni Settanta: presentazione
con l’autore Pino Casamassima.
Il libro ricostruisce con dovizia di particolari, fatti e personaggi,
un capitolo cruciale del nostro recente passato.
Un libro che racconta tutto sui giovani rossi “morti
di politica” per mano delle forze dell’ordine o dei neofascisti.
h 17:00-19:00 Spazio Durruti
RAP Antifa showcase
Serata dedicata ai gruppi RAP “militanti”.
Sul palco: Zona rossa crew (Aq), Mic Meskine (Bo),
Los stranos elementos (Sardegna), Acero Moretti (Mi),
Beppe Rebel (Mi), Il Signor K (Bg), BG team (Bg), I Porci
Roma, Napoli, Bologna, Firenze, Milano, Parma,
Modena.
h 15:00-18:00 Spazio Ali
Arditi contro il fascismo e l’egemonia
La storia la scrivono i vincitori si sa, ma questo non
basta a spiegare l’oblio che l’arditismo popolare ha
incontrato dalla sua morte ai giorni nostri. E’ interessante
parlare di Arditi del popolo anche per tracciare un
parallelo tra “ieri e oggi”. Partecipano: Andrea Staid,
autore del libro: Gli arditi del popolo – La prima lotta
armata contro il fascismo 1921-1922; Andrea Aureli
(centro documentazione anarchico “Anomalia” -
Roma); Comitato Antifascista Agosto 1922 – Parma; Eros
Francescangeli (studioso di storia del movimento operaio
italiano e autore di Arditi del Popolo – Argo
Secondari e la prima organizzazione antifascista).
h 15:00-17:00 Spazio Durruti
Oltretorrente
Reading teatrale, La Compagnia Fantasma presenta:
“Oltretorrente” di P. Cacucci.
La Compagnia Fantasma guida lo spettatore attraverso
il suono e il ritmo delle parole, lo lascia vagare tra le
pagine cullato dalle voci, dai movimenti e dalla musica,
per far vivere il testo scritto nello spazio teatrale. Una
narrazione fluida e coerente, un modo diverso e coinvolgente
di fare teatro, fuori dai teatri, a partire dal
testo letterario.
h 17:00-19:00 Teatro Foco
R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista
a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder e Vincenza Scuderi.
In un contesto in cui la ricerca storica europea appare
ancora fortemente condizionata da istanze maschilibianche
e le reti accademiche non sembrano certo
distinguersi nell’investire sensibilità ed energie sulla
storia dei soggetti “altri”, quali le lesbiche sono indubbiamente,
i lavori qui presentati assumono sicuramente
una rilevanza particolare nel panorama storiografico.
h 16:00-17:00 Spazio Irma
La gestione dell’emergenza a l’Aquila
Solidarietà attiva come pratica di resistenza di classe:
dall’emergenza terremoto a L’Aquila ai conflitti sociali.
Intervengono: Alberto Puliafito (IK Produzioni) che presenterà
il suo film documentario sulla gestione dell’emergenza
aquilana “Comando e controllo”; Manuele
(BO), La Kattiveria (RE), Lele Prox (MI)
h 20:00-23:30 Arena concerti
Sottoforma
“Sottoforma” è un intervento con burattini avente al
centro lo scontro fra il Sig. Fanfurla, anziano signore in
pensione, con tanto di nipote e il Ricostituente,
imbonitore che arringa il pubblico sulla bontà e modernità
del proprio operato di modifica della Costituzione.
Lo spettacolo è nato a seguito dell’attentato alla sede
locale dell’ANPI svoltosi nella notte fra l’8 e il 9 settembre
2004, e replicato in occasione delle iniziative antifasciste
e democratiche cittadine.
Produzioni AllegraBrigata-Art&mmartello.
h 23:30-24:00 Bar
Non mi uccise la morte
La storia di Stefano Cucchi, arrestato a Roma il 15
ottobre del 2009, tradotto in carcere e mai più uscito
vivo. Saranno presenti gli autori Luca Moretti e Cristiano
Armati, direttore editoriale della Castelvecchi e autore del
saggio finale del libro sulle vittime dell’“ordine pubblico”
in Italia.
h 11:00-13:00 Spazio Irma
Dinni e la normalina
Ovvero la video polizia psichiatrica contro i sedicenti
nuclei di follia militante di Alberto Grifi (1978).
Esilarante quanto geniale cortometraggio che finge un
programma tv effettuato da un medico per sponsorizzare
i benefici sociali della terapia su scale nazionale a
base di “Normalina”, un farmaco che assicurava lo
stemperamento degli ardori rivoluzionari dei giovani e
ne produceva un docile “rincretinimento”.
h 13:00-14:00 Spazio Irma
Antifascismo e territori 3
Incontri confronti delle reti di movimento territoriali -
le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’,
progetti e conflitti.
h 12:00-15:00 Spazio Ebio
Sicurezza sul lavoro
Un punto di vista antifascista sulle nuove leggi sulla
sicurezza. Lotte e strumenti di difesa e attacco verso le
leggi del profitto che condannano agli infortuni.
Intervengono: Marco Spezia, ingegnere e tecnico della
sicurezza; delegati Cobas Ravenna; Giuliano Bugani,
regista di “2018”, rls di vari settori.
Organizzano: Collettivo Malasorte e Circolo Iqbal Masih.
h 15:00-17:00 Spazio Durruti
Ballata per una morte bianca
Recita di un monologo tratto da “Ballata per una morte
bianca” di Stefano Seproni.
Una narrazione drammatica sul tema delle morti del
lavoro. Lo spettacolo prende le mosse da un fatto di
cronaca: un operaio perde la vita sul posto di lavoro.
Questo doloroso episodio, uno dei molti che si verificano
quotidianamente in Italia, diventa il tema centrale
di un ‘monologo a più voci’ dal quale emerge il drammatico
ritratto di uomini che lavoravano per vivere e
che, a causa del lavoro, hanno sacrificato la vita.
Iniziativa a cura del Collettivo Malasorte.
h 17:00-17:30 Spazio Durruti
Anno 2018: Verrà la Morte
Presentazione e proiezione del documentario di e con
Giuliano Bugani e Salvo Lucchese. “Anno 2018: verrà la
morte” è un documentario sociale che racconta la
strage dell’amianto. Attraverso le voci delle vittime,
dei parenti di coloro che sono già morti, dei medici e di
chi lotta in un’aula di tribunale perché i diritti dei
lavoratori esposti vengano riconosciuti, il documentario
racconta la memoria di ciò che è avvenuto lasciando
al pubblico il presagio di un triste futuro.
h 17:30-18:30 Spazio Durruti
Linguaggi visivi, reddito, autorganizzazione
Incontro-dibattito con la partecipazione di
Teleimmagini (BO), Reporter Libertario (BO), InsuTV
(NA), Forte Prenestino (ROMA), Produzioni dal basso
(ROMA), Tek festival (Roma), Radio Onda Rossa (Roma),
Ogino Knauss (Berlino), Ik Produzioni (Torino).
h 15:00-19:00 Spazio Bonnot
Sessismo e movimento
Il sessismo in relazione alla rappresentazione e autorappresentazione
dei soggetti minoritari all’interno dei
movimenti.
Un confronto sul significato di una politica responsabile,
in grado di farsi carico di quel processo di decolonizzazione
dei nostri movimenti da modelli sessisti ed
etero-normativi.
Iniziativa a cura di Facciamo Breccia e Ri/generiamoci
MayDay.
h 15:00-17:00 Spazio Ali
Diritti per i migranti?
Tavola rotonda, con Marina Prosperi – Giuristi democratici,
Sokos – Associazione per l’assistenza a emarginati e
immigrati, Gruppo Prometeo – Facoltà di Medicina,
Bologna.
h 16:00-18:00 Spazio Irma
Stato dell’arte sulle nuove destre
Incontro dibattito con Saverio Ferrari, presentazione
del libro “Le nuove camice brune”. L’iniziativa, incentrata
sul fenomeno attuale dei gruppi neo-fascisti/neonazisti,
la loro evoluzione e la loro simbologia, si sposta
nella seconda parte sul fenomeno “Lega”, con la
proiezione del documentario “Giussano: an instant
north blues”.
h 18:00-20:00 Spazio Durruti
GIUSSANO – An instant north blues
Il documentario si concentra sulla crescita dei votanti
Lega in Italia, nel nord del paese soprattutto, cercando
di individuare i punti oscuri e quelli cardine di una propaganda
che utilizza la simbologia in maniera
pressante, indagando la concezione di territorio, di
appartenenza e di origine, e analizzando le teorie politiche
sull’immigrazione.
h 18:00-18:30 Spazio Durruti
Il boicottaggio accademico verso Israele:
una pratica lecita?
Verrà presentato il libro “Pianificare l’oppressione: Le
complicità dell’accademia israeliana”. Sarà presente il
curatore Enrico Bartolomei. Il libro nasce dall’esigenza
di documentare all’interno del contesto accademico
italiano i profondi collegamenti esistenti tra le università
e il complesso sistema militare, di sicurezza e di
oppressione israeliani, con uno sguardo molto attento
alle università stesse come luogo di produzioni di
ingiustizie nei confronti del popolo palestinese.
Iniziativa realizzata dal coordinamento BDS di Bologna.
h 18:00-20:00 Spazio Ali
Il timido
Una produzione Blanca Teatro (Ms) nel trentennale
della morte di Gianni Rodari.
30 Domenica
Il festival è attraversato da dibattiti, seminari, workshop, presentazioni di libri, fumetti, video, progetti, concerti e spettacoli teatrali, mostre fotografiche, e quant’altro siamo riusciti a costruire grazie agli stimoli e alla disponibilità di quanti hanno contribuito alla sua realizzazione.
Nel programma ogni evento è associato ad una o più aree tematiche.
Gli orari e la collocazione degli eventi potranno subire cambiamenti. Per informazioni aggiornate potete rivolgervi al Media Center durante le giornate del festival o consultare il sito http:// http://www.fest-antifa.net.
Aree tematiche:
Ambiente e territorio
Antiproibizionismo
Comunicazione e media
Crisi economica
Casa & lavoro
Migranti
LGBTIQ
Nuove destre
Storia e memoria
E’ la storia di una società che poteva divenire. Di una persona
che l’ha saputa raccontare al Presente o con
Presentimenti. La storia di quella Italia che pensava a
quel che diceva. É la storia di Gianni Rodari che sapeva
dire a tutti quel che pensava.
h 21:00-22:30 Teatro Foco
Psichiatria e fascismo
Il Fascismo si rapportò in modo inequivocabilmente
autoritario con tutto il mondo della cultura italiana.
Cercheremo di ricostruire quale fu l’impatto che ebbe
sugli ambienti psichiatrici, nella ridefinizione delle
competenze del sapere medico in relazione al potere
poliziesco e giudiziario… Ne parliamo con: Paolo
Peloso,medico, psichiatra presso il Dipartimento Salute
Mentale e Dipendenze Patologiche dell’ASL 3 di
Genova; Paolo Giovannini, docente di Storia contemporanea
e di Storia dell’Europa orientale all’Università di
Camerino; Luigi Benevelli medico psichiatra.
h 11:00-13:00 Spazio Durruti
Antifascismo e territori 4
Incontri confronti delle reti di movimento territoriali -
le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’, progetti
e conflitti
h 12:00-15:00 Spazio Ebio
Educare al genere
Imparare a problematizzare la propria identità di genere
nel periodo dell’adolescenza è un fattore determinante
per poter progettare il proprio futuro. In questo
processo, il mondo della scuola e quello della formazione
giocano un ruolo cruciale e sono chiamati a introdurre
una prospettiva di genere all’interno delle proprie
pratiche educative… Partecipano: Cristina
Gamberi, Maria Agnese Maio, Giulia Selmi.
h 15:00 – 16:00 Spazio Durruti
E rimasero impuniti
Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due repubbliche, di
Antonella Beccaria.
La sentenza che chiude il processo di primo grado per
la morte di Roberto Calvi, il banchiere di Dio, manda
assolti tutti gli imputati. Tra questi ci sono Flavio
Carboni, Pippo Calò, Ernesto Diotallevi e Silvano Vittor.
Nomi che, nella recente storia italiana, significano
imprenditoria disinvolta, affarismo, cosa nostra, banda
della Magliana, terrorismo, stragi e contrabbando.
h 15:00-16:00 Teatro Foco
Autoproduzioni visive
Produzioni e progetti di comunicazione visiva indipendenti.
Presentazione dei documentari ed incontro tra
gli autori di: Un colpo al cuore – Teleimmagini (Bo), Doble
Forza – OGINOKNAUSS (Berlino), Lucio. Anarchico, rapinatore,
falsario ma soprattutto muratore, Bandite -
Bandite Film, Uso improprio – Luca Gasparini e Alberto
Masi (Rm).
h 16:00-23:30 Spazio Bonnot
La crisi della democrazia
Non v’è chi non veda la crisi della politica, manifestarsi
dapprima come crisi dei partiti, giunti al collasso tra la
fine della guerra fredda e tangentopoli, quindi come
antipolitica. Ad essere in crisi è l’idea stessa di democrazia,
così come l’occidente l’ha costruita nel corso
degli ultimi due secoli. Con Luca Alessandrini, Direttore
dell’Istituto Storico Parri Emilia Romagna.
h 17:00-19:00 Spazio Durruti
La psicologia di massa del neofascismo
(1a Parte)
Relazione a cura del Prof. Roberto Sassi
h 17:00-19:00 Spazio Irma
Psichiatria e razzismo
Dibattito intorno alle vittime della repressione psichiatrica
come controllo sociale e discriminazione, con la
presentazione del caso Francesco Mastrogiovanni.
Saranno presenti: Giorgio Antonucci, Collettivo Irren
Offensive (Berlino), Osservatorio antiproibizionista (Pi),
Collettivo Antipsichiatrico Artaud (Pi), Centro di
Relazioni Umane (Bo).
h 17:00 – 18:30 Spazio Ali
Stalag XB
Il fumetto di Marco Ficarra racconta la vicenda umana di
Gioacchino Virga un ragazzo di 20 anni.
Una storia che accomuna oltre 650.000 militari italiani
che rifiutarono l’adesione alla Repubblica Sociale
Italiana di Mussolini e per non tradire il loro
giuramento finirono nei lagher nazisti.
Presentazione del progetto Una storia in viaggio.
h 19:00-20:00 Spazio Durruti
Razza partigiana
Lettura musicata di brani tratti dal libro “Razza partigiana.
Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)”.
Legge Antar Mohamed Marincola, nipote di Giorgio
Marincola, partigiano romano, unica medaglia d’oro
della resistenza italiana.
h 19:00-21:00 Teatro Foco
La patria riconoscente
Diciannove ragazzi nati nel 1921 in un Paese del veneto
muoiono tutti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il racconto ci parla delle loro nascite della loro infanzia
in un’Italia povera e contadina e dei fronti sui quali
l’Italia è stata impegnata fino all’8 settembre e alla
Guerra Partigiana di Resistenza. Un racconto civile con
due narratori e 4 musicisti in scena.
Dal romanzo omonimo di Giulio Cisco uno spettacolo
dell’associazione Studio 900 (MI)
h 21:15-23:30 Teatro Foco
Il giorno in cui la notte scese due volte
Documentario realizzato da Lisa Tormena e Matteo
Lolletti, un film che, prendendo spunto dalla tragica
vicenda di Alberto Mercuriali – giovane castrocarese
fermato dai Carabinieri in possesso di hashish, finito
sulle prime pagine dei giornali locali e suicidatosi il
giorno successivo la comparsa degli articoli – riflette su
libertà e responsabilità di stampa, diritti civili, dignità
umana, forze dell’ordine e meccanismi della stampa.
h 11:00-12:00 Spazio Bonnot
L’informazione drogata
Dopo la proiezione del documentario Il giorno in cui la
notte scese due volte sulla morte di Alberto Mercuriali,
con intervento del comitato Amici di Alberto, incontro
con i giornalisti/registi e riflessioni sulle corresponsabilità
della disinformazione di regime con la redazione di
Polvere, Giornale di strada autoprodotto di Torino e
Forum Droghe, giornale on-line di controinformazione.
h 12:00-13:00 Spazio Bonnot
Antifascismo e territori 5
Incontri confronti delle reti di movimento territoriali -
le esperienze nelle singole citta’. Analisi e attivita’, progetti
e conflitti.
h 12:00-15:00 Spazio Ebio
Il caso jugoslavo – tra ricerca storica, rimozioni
e disinformazione
Tavolo di discussione sul “caso jugoslavo” con Giorgio
Simbola – CS Il Lazzaretto; Claudia Cernigoi, redazione
de La Nuova Alabarda di Trieste; Andrea Martocchia,
segretario Coord. Naz. per la Jugoslavia onlus; Vladimir
Kapuralin, resp. relazioni internazionali Partito
Socialista dei Lavoratori della Croazia.
h 15:00-18:00 Spazio Bonnot
Repertori della sessualita’ e politiche razziste
Effetti delle politiche razziste sui movimenti di liberazione
delle donne e delle minoranze sessuali. Iniziativa a
cura di: Facciamo Breccia, Laboratorio Smaschieramenti,
con Vincenza Perilli, Tavolo LGBTQ* Trento, coordina
Titti Castiello
h 16:00-17:30 Spazio Ali
La scelta vegetariana
Dibattito con il dr. Riccardo Crespidi, Ass. Medicina non
violenta e con la dr.sa Mirella Pizzi, medico e omeopata.
h 16:00-18:30 Spazio Ebio
La zona del silenzio
Una storia di ordinaria violenza italiana. All’alba del 25
settembre del 2005, un diciottenne muore a Ferrara,
pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia.
La storia di Federico Aldrovandi sarebbe semplicemente
questa, se una madre veramente coraggiosa
non avesse aperto un blog per battersi per una giustizia
negata. Da quel blog e da un lavoro di inchiesta di
tre anni nasce il romanzo a fumetti di Spataro e
Antonini. Saranno presenti familiari e avvocati di altre
vittime della strage proibizionista, come Stefano
Frapporti, Aldo Bianzino, Giuseppe Uva.
h 16:00-17:00 Spazio Durruti
L’importanza di esperienze di comunicazione e
informazione autogestita
L’uso funzionale al controllo sociale di leggi come la
Fini Giovanardi. Presentazione di piccoli manuali di
autodifesa riguardo: ritiro patenti e drug test sui posti
di lavoro, a cura di Cobs, (operatori bassa soglia
Piemonte) e Osservatorio Antiproibizionista di Pisa e
sindacati di base. Brainstorming finale tra sportelli
autogestiti da tutta Italia: Bologna, Pisa, Torino,
Genova, Roma.
h 17:00-19:00 Spazio Durruti
La psicologia di massa del neofascismo
(2a parte)
Segue da La psicologia di massa del neofascismo
(1a parte), relazione a cura del prof. Roberto Sassi.
h 17:00-19:00 Spazio Irma
Laboratorio di post-pornografia multimediale
Il laboratorio intende sviluppare collettivamente
discorsi e materiali che in forme pubbliche, condivise e
copyleft puntino a rappresentare l’ordinaria perversione
dei nostri desideri, destabilizzando il consumo sessuale
normalizzato che marca l’orizzonte sessuofobico
e fascista della cultura e della societá italiana.
h 18:00-21:00 Spazio Durruti
OKUPACIJA U 26 SLIKA
(L’occupazione in 26 immagini)
di Lordan Zafranoviç, Jugoslavia 1978; analizza
l’occupazione italiana e tedesca di Dubrovnik. Versione
originale serbocroata sottotitolata in italiano.
Un film del 1978 sulla guerra in Yugoslavia.
h 20:00-21:00 Spazio Bonnot
Jasenovac – omelia di un silenzio
Di e con Dino Parrotta, Compagnia Primo Teatro – in
collaborazione con Associazioni “Mosta za Beograd” e
“L’isola che non c’è”. Uno spettacolo per attore solo e
video che, attraverso la pluralità dei linguaggi espressivi,
vuole offrire un momento di riflessione su una
delle pagine più terribili della seconda guerra mondiale:
il campo di sterminio per ebrei, serbi e zingari di
Jasenovac, dove i nazionalisti cattolici croati Ustascia
trucidarono circa 700.000 persone.
h 21:00-22:00 Teatro Foco
Ballamulè
Gruppo musicale di zingari domestici, provenienti da
esperienze di fanfare di strada e teatro. Un misto di
musicalità balcaniche e note popolari italiane.
h 22:00-23:30 Arena concerti
Mediattivismo e territori
Strategie di mediattivismo territoriale, una chiacchierata
tra i diversi punti di informazione che operano
su Bologna.
h 12:00-14:00 Spazio Durruti
pavlov
13 maggio 2010 at 19:33
andrea, devo dire che nonostante le provocazioni che ti (e vi) ho rivolto tu hai avuto il coraggio e la pazienza di rispondere in maniera civile. non ti vedo come un “nemico”, ma credo che sia ora di cominciarsi a prendere delle responsabilità a sinistra da chi questa sinistra atomizzata con i suoi drammi la ispira non da oggi. anche se mi hai sorpreso, non per la civiltà che immaginavo, ma perché non ti sei sottratto in toto alle questioni, non mi hai convinto e non mi sembra un dramma. in particolare il punto che più mi ispira quel sentimento così banale e primitivo che è la rabbia. quando dici “che tutto voleva essere tranne che una provocazione”. ecco, forse perché non vedo tanta differenza tra un cane e un essere umano sarà utile riflettere sugli esperementi di pavlov “sull’induzione di stati di indecisione nei cani (e nella sinistra)” a con cui fu in grado di indurre schizofrenia e stati confusionali nei cani. c’è da trarne alcune lezioni utili a capire anche alcuni commenti che ricevete o alcune derive della sinistra italiana:
da wikipedia:
Nell’esperimento Pavlov mette il cane di fronte a un cerchio o a un’ellisse, addestrandolo a premere il bottone A se si tratta di un cerchio o B se si tratta di un’ellisse. Successivamente, presenta al cane ellissi sempre più similari a un cerchio. Il cane non riesce quindi più a riconoscere la differenza tra le due figure, e quando sbaglia gli viene inflitta una scossa elettrica. Con questo esperimento studiò l’induzione di stati di indecisione e le varie tipologie della schizofrenia, strettamente connesse con il temperamento dell’animale.
In queste categorie si identificano agevolmente le tre forme riconosciute di schizofrenia, secondo la tipizzazione già adottata da Kraepelin per la demenza precoce da lui introdotta, rispettivamente:
catatonica (o catatonia);
paranoide (o paranoia);
ebefrenica (o ebefrenia).
I motivi per cui il cane adottava una delle tre sono riconducibili a attitudini temperamentali, il che, per essere precisi, include un fattore di dipendenza dalla prevalenza biochimica di origine genetica del suo sistema nervoso a produrre determinate sostanze, e il fenotipo schizofrenia si produce nel 100% dei casi.
andrea colombo
13 maggio 2010 at 19:01
Infatti, c. e lorenza, se la nostra posizione (che tutto voleva essere tranne che una provocazione) fosse stata presa per quello che era sulla nostra home, ora, dovrebbe esserci una discussione sulla democrazia e la libertà e non sul fascismo o sull’antifascismo. Non è così, e in effetti la home pare un po’ ossessivamente concentrata su quel tema, per la valanga di post che di democrazia e libertà non parlavano affatto se non per dire che per i fascisti la libertà non deve essitere e che chi nega questa verità assoluta o è un parafascista o è un paraculo che cerca pubblicità.
Lorenza, che con toni infinitamente più civili di quasi tutti gli altri, batte a sua volta sul fatto che abbiamo regalato visibilità ai fascisti o ci siamo incartati in un dibattito su fascismo/antifascismo. Lorenza, fattene una ragione: tutta questa vicenda riguarda la sinistra e il suo rapporto con la libertà. I fascisti c’entrano pochissimo, quasi niente.
Mi pare che sia stato proprio c., o forse pavlov, a scrivere che la nostra “colpa” è stata proprio far emergere, come scrivi tu, “la parte più deteriore dell’antifascismo”. Non mi pare una colpa ma un merito.
Lo stalinismo, come il fascismo, non è un regime: è un modo di guardare al mondo e ai rapporti politici. E come tale ha le sue regole fisse: la prima è che chi la pensa diversamente è sempre un traditore e pertanto va odiato e additato al pubblico disprezzo. La seconda è che il verme in questione non è mai in buona fede: è sempre un venduto, ha sempre secondi e ignobili fini. La terza è che chi la pensa in modo diverso rompe il fronte compatto e quindi diventa automaticamente il miglior alleato del “nemico di classe”, e di qui il salto sino a diventare lui stesso il nemico è brevissimo. L’ultima è che, di conseguenza, per riscattarsi deve, come vorrebbe gianni, ammettere l’errore e procedere a quel rito inquisitorio che si chiamava “autocritica”.
cara lorenza e caro c, e anche caro pavlov, se avete dei dubbi sulla sopravvivenza di questo cuore di tenebra “nel nostro ambiente” andatevi a leggere con pazienza gli sproloqui, le requisitorie e le condanne su questo sito e un po’ ovunque in rete. E non mi dite che questa vicenda è piccolissima e triviale, lo so da solo, ma tante volte sono proprio le storie piccole a rivelare un mentalità diffusa.
Ora, io credo che il problema vero della sinistra sia molto più la sua incapacità di chiudere i conti con la parte avvelenata e velenosa delle sue radici che non casapound. E resto basito vedendo che anche i più lucidi tra quanti scrivono su questa faccenda fanno il possibile per chiudere gli occhi e non accorgersi di quello che dice non sui fascisti ma su di noi, sulla sinistra.
lorenza
13 maggio 2010 at 17:03
peccato, caro colombo, che quando finalmente qualcuno individua chiaramente e pacatamente qual’è la questione politica elusa irresponsabilmente dalle vostre superficiali e provocatoriamente fine a se stesse prese di posizione su fascismo/antifascismo, poi non ci sia il tempo e lo spazio sufficiente per affrontarla…
peccato davvero, perché anch’io credo che il nodo vero in questa vicenda sia quello individuato da c. nei suoi post.
il ritornello “vietato vietare” se non viene sostanziato politicamente rimane un rigurgito tardoadolescenziale che mal si distingue dal “famo come ce pare” stampato sulle simpatiche magliette di CP. lo sa bene sulla propria pelle chi ha un’esperienza minima di autogestione di spazi sociali.
la tristezza, che spesso ha segnalato – a modo suo – anche pavlov nei suoi post, è che l’unico risultato che avete ottenuto è quello di regalare visibilità non solo ai fascistelli minoritari, ma anche alla parte più deteriore dell’antifascismo in questo paese. anziché scegliere di dare forza ai tanti e alle tante che in questo malandato paese si impegnano quotidianamente a risignificare le pratiche e le culture antifasciste, in senso fortemente antiautoritario, antirazzista e antisessista. l’antifascismo italiano non è come lo dipingete voi nè come lo dipingono i commenti rabbiosi contro di voi, che del resto potrebbe averli scritte chiunque. la realtà fortunatamente non gioca le sue partite su facebook e non è quella fotografata dai media mainstream. è molto più ricca e complessa, nel bene e nel male. per questo non è politicamente condivisibile in alcun modo aver scelto di ridurre il problema sollevato dall’appello di studenti, professori e ricercatori alla richiesta di divieto della manifestazione di BS. per questo, purtroppo per voi, il dissenso nei confronti delle vostre scelte politiche è molto più profondo di quello espresso dagli insulti beceri sul web.
cercate anche voi di uscire dalle vostre ossessioni, frustrazioni, acredini personali per riconquistare uno sguardo ampio sul mondo. altrimenti lo specchio continuerà a rimandarvi indietro solo immagini deformate e passioni tristi.
pavlov
13 maggio 2010 at 15:26
p.s. vorrei fornire alcune tracce per le prossime interviste in modo da scuotere questa sinistra rancorosa che sa solo odiare:
1) avete notato quanti maschi assassini ci sono? basta condannarli, “ la situazione si raddrizzerà strepitando come…” fanno “gli altri”. cerchiamo di capirli intervistandoli
2) avete notato quanti non credono più all’Olocausto? basta condannarli, cerchiamo di capire
3) avete notato quanta contrarietà alla troppa libertà delle donne e dei gay? basta con gli isterismi, cerchiamo di capire
4) avete notato la quantità di persone che si rivolge a maghi e fattucchieri? basta con il ridicolizzarli, facendo così abbiamo perso. la gente continua a telefonare ai numeretti a pagamento per farsi leggere le carte. colpa di questa sinistra moralista che non ha saputo intercettare quella voglia di divino (othelma) che c’è nell’umanità
molto altro lo avete già sdoganato (grande fratello, sanremo, vespa, o qualsiasi altra cretinata che fa tanto post). ma ancora avete del lavoro da fare… vi è rimasto un fondo di moralismo su alcuni temi che non capisco.
c.
13 maggio 2010 at 15:13
Guarda,
ti rispondo in velocità solo a un punto: io penso che l’attenzione mediatica su Casa Flop e i suoi cinquecento militanti sia semplice sovraesposizione.
Indotta, ed a cui almeno i “nostri” strumenti di comunicazione non dovrebbero sottostare.
Immagino che a Roma siano una realtà mediamente grossetta, ma direi non paragonabile all’infinità dei centri sociali in città. Io vivo al nord, hanno aperto alcune sedi nella mia regione, ma sono davvero, davvero pochi e insignificanti. Qua “tira” di più Forza Nuova, in quegli ambienti. E comunque, aggregano cifre – entrambi i movimenti – che fanno ridere in confronto a quello che aggrega un centro sociale per una manifestazione cittadina, con le loro manifestazioni nazionali.
Ergo, non facciamo questo errore di interpretazione: loro non sono “di più”, loro sono appoggiati e appoggiano il potere, per cui in questo determinato periodo storico “influiscono” di più, ma questa influenza non ha nulla a che fare col loro numero.
Questo non vuol dire che i “ggiovini” si aggreghino tutti a sinistra, per carità, ma direi che mantengono un’equivalente distanza ed un menefreghismo totale verso la cosa comune che spesso ricade in atteggiamenti qualunquistici di destra – qui dove vivo totalmente assorbiti dalla Lega – , e questo certo è un dato certo inquietante, ma né le radici né le soluzioni di questo problema stanno minimamente nelle vicinanze del “fenomeno” Casa Flop. Probabilmente ci son più vicine di casa e neanche ce ne accorgiamo, o non semplicemente non prestiamo attenzione.
Sull’ “ampio spazio” dedicato a questi fascisti non mi riferivo alla firma del documento ma… hai visto la home di questo sito oggi? Se non è ampio spazio questo, non so cosa lo sia…
Saluti,
c.
piero sansonetti
13 maggio 2010 at 15:12
RISPOSTA A GIANNI
la riscrivo senza refusi (forse)
Ma basta che diciamo “abbiamo fato una cazzata” o dobbiamo anche bere un po’ di olio di ricino. L’olio di ricino eventuamente ce lo fornisci tu?
piero sansonetti
13 maggio 2010 at 15:10
RISPOSTA A GIANNI:
ma basta che diciamo “abbiamo fatto una cazzata” o dobbiamo bee anche un po’ di olio di rcino? L’olio di ricino eventuamente ce lo fornisci tu?
pavlov
13 maggio 2010 at 14:55
scusa, colombo, non sono un “compagno”. spesso mi ci hanno chiamato. a volte mi sentivo onorato, a volte mi indignavo. dipendeva dall’interlocutore. di sicuro se mi ci chiamava uno stalinista, mi sentivo a disagio. altre volte, certi “compagni” mi davano del fascista, altre del borghese, altre del sottoproletario, altre del frocio… insomma, le conosci queste cose come vanno, non te le devo spiegare. oggi a te, forse ieri eri tra quelli che davano del “fascista” a tutti gli altri. ma visto che ora sei andato all’oratorio non lo fai più. sei bravo e democratico. però, pure te, tra i precetti borghesi potevi imparare l’arte del risparmio, no? magari non ti ci sistemavi, ma qualche eurello ti rimaneva in tasca se eri più oculato con i soldini guadagnati come portavoce del gruppo parlamentare di RC al Senato. invece ora sei pieno di debiti. povero. adesso organizzo una colletta. anzi fatteli prestare da ritanna armeni, forse qualcosina lei che è più furbetta l’ha messa da parte in questi tempi di crisi. deve essere tanto dura pure per lei. e quando la cammeriera con la crestina in testa (fvutto della supevfetazione del capitalismo) ti apre a casa bertinotti che fai? ti presenti senza una giacchetta adatta? un consiglio, a qualche mercatino dell’usato potresti vendere l’arredamento philippe starck della redazione o barattarlo per un paio di scarpette…. magari qualche liretta ce la fate… non preoccuparti, stiamo per uscire dalla crisi, devi solo resistere un altro po’… se vuoi passa a pranzo da me, dove si mangia in tre si mangia anche in quattro. tenete duro “compagni”!!!
andrea colombo
13 maggio 2010 at 14:39
Caro c., scusa per il romanesco, non era per te ma per i moltissimi che hanno scritto insulti in romano perché così si sentono più “de strada”. Il discorso che fai in questo post è serio e meriterebbe repliche ben più lunghe. Ma prima di tutto, forse, bisognerebbe chiarire che non cogli il punto. Noi infatti non abbiamo dedicato ampio spazio e dotte riflessioni ai fascisti. Ci siamo limitati a dire che chiedere di vietare una manifestazione era sbagliatissimo. Si poteva non essere d’accordo, figurati, ma il livello di pazzia che si è innescato è un segnale allarmante sullo stato di salute, politica e anche mentale, di quello che alcuni chiamano “il nostro ambiente di riferimento”.
Quello di cui parli tu in quest’ultimo post è tutt’altro e con la nostra posizione sul divieto onestamente non c’entra niente: avremmo assunto la stessa identica posizione se al posto dei fascisti ci fosse stato chiunque altro. Detto questo, comunque, non sono mica d’accordo sul fatto che quei “500 giovani e belli” non siano interessanti. In un paese in cui noi siamo ormai infima minoranza, in cui la cultura che vince non è certo la nostra, toccherà pure chiedersi com’è che la destra riesce a fare il pieno, cioè a compattare in un blocco sociale padroni e operai (sì, proprio operai: nel 2008 stavo alle porte di Mirafiori ed era un continuo ripetere che avrebbero votato a destra perché “voi pensate solo ai negri”), giustizialisti e garantisti, paladini dell’ordine e ribellisti futiristico-dannunziani. I quali, lo dico sapendo che mi procurerà una nuova raffica d’insulti, non sono la componente peggiore di quel blocco.
Un sacco di post hanno ripetuto che noi non ci rendiamo conto di che presa abbiano i fascisti oggi sui ragazzini. Al contrario, ce ne rendiamo conto, non pensiamo che la situazione si raddrizzerà strepitando come fanno i nostri aspiranti linciatori e personalmente penso anche che il nodo sia nel capire come mai tanto “ribellismo” giovanile slitta, credo spesso in buona fede, verso posizioni che si saldano poi col blocco socio-politico berlusconian-leghista. Ma, appunto, è un discorso lungo, che non si può affrontare né con i post né in un clima demente come questo, e, lo ripeto per l’ennesima volta, comunque non c’entra con la posizione che abbiamo preso sul divieto, la quale non parla affatto del nostro rapporto con i fascisti ma di quello con la democrazia e con il concetto di libertà.
A Gianni, invece, vorrei dire che non esiterei un attimo a scusarmi con chi compra il giornale e anche con chi non lo compra se pensassi di avere torto. Invece, dopo aver visto i paladini del divieto esprimersi in questi giorni, sono più che mai convinto di aver fatto benissimo ad assumere quella posizione. Certo mi piacerebbe che anche i più virulenti si convincessero che la abbiamo assunta senza secondi fini e, giusta o sbgliata che fosse, credendoci al 100%. Ma mi sa che con “compagni” simili è chiedere troppo.
gianni
13 maggio 2010 at 14:11
a colombo lascia stare Stalin.
Avete fatto una cazzata,
Basterebbe titolare abbiamo fatto una cazzata.
Ci scusiamo con chi ci compra il giornale.
E invece no.
State a scomodare i massimi sistemi per una questione di visibilità.
Siete finiti politicamente (non è una minaccia, ma una constatazione)
c.
13 maggio 2010 at 09:08
…bah, mi sembra di essere capitato in una discussione surreale, anzi, senza “mi sembra”. Andrea Colombo, al mio messaggio m’hai risposto in romanesco, e non sono romano, e cercando di fare a gara a chi ce l’ha più lungo… cosa che francamente non mi interessa e ritengo che non sia molto fruttuoso fare un elenco di chi ha fatto cosa quando e dove, per la discussione. E gli stalinisti stan sulle palle pure a me.
L’antifascismo per me non è mai stato il fine dell’agire politico, faccio altro ed ai fascisti e nazisti italioti ci penso davvero molto poco spesso. Purtroppo, quando accade è per via di aggressioni a me, ad amici e compagni e quant’altro. Mai mi son sognato di fare politica in versione “anti” e basta, son più interessato a costruire, generalmente.
Questo non toglie che appunto, io alle leggi Scelba, né tantomeno allo Stato, non chiedo proprio niente per impedire cortei altrui, se ritengo, come ritengo per la recente manifestazione di Casa Flop, che un corteo offenda la democrazia mi sbatto in prima persona per impedirlo, non chiamo la mamma e il papà per non far manifestare i fascisti. Se poi altri ritengono di appellarsi a leggi fasciste per farlo, non è affare mio e non lo condivido come pratica.
Il punto è: possibile che di fronte ad un movimento vasto e ricco come il nostro, il nostro composito frammentario spesso conflittuale ma ricco e popolato movimento, un giornale che si intitola “la sinistra quotidiana” debba dare spazio ai neofascisti cadendo nella trappola mediatica per il quale, dato che son cinquecento “giovani e belli” e sono una novità del panorama politico (che novità sarà mai Iannone poi qualcuno dovrebbe spiegarmelo), sembra siano gli unici giovini che fan politica genuina in Italia. Non è vero.
I centri sociali puzzeranno di vecchio, non saran più di moda, ma un giornale di sinistra mi aspetto che almeno faccia vedere quanto di buono fa la sinistra, tutta fuori dal parlamento, nei comuni e nei quartieri delle nostre città, piuttosto che farsi affascinare da quelli che sono, con sempre gli stessi slogan, i vecchi e nuovi fascisti. Anche perché questo ruolo informativo o lo chiediamo agli sparuti giornali rimasti del giro, o di certo non sarà la tv ad affrontare certi argomenti. Invece tutti giù a buttarsi sull’argomento di moda senza un minimo di pensiero critico su perché e percome certi ceffi facciano parlare di sé in modo così trendy e a chi giova che se ne parli con certi toni piuttosto che con altri.
Va ben comunque, la cosa non si risolverà certo qui.
Sono convinto che crediate in quello che scrivete, il problema è che da un giornale come gli Altri mi aspettavo un analisi differente da quella di Libero, il Giornale, la Padania e compagna bella. Non è così e non rimane che prenderne atto.
Saluti,
c.
andrea colombo
13 maggio 2010 at 07:06
caro compagno pavlov, purtroppo non ci siamo sistemati, al contrario sono/siamo pieni di debiti. speriamo in meglio per il futuro. per fortuna, invece, di quel passato non rinnego proprio niente, nemmeno la violenza che ci stava tutta. però gli stalinisti mi davano al cazzo allora e peggio oggi
benjamin
12 maggio 2010 at 17:00
gli Altri stanno facendo la stessa politica culturale di quelli di FarFagliareFuturo…la cultura della visibilità in merito a chi le spara più grosse.
Bravi, quelli sfondano a sinistra e voi a destra e poi vi incontrate tutti nella post-ideologia. Attenti, compagni, tutti vogliono la fine dei conflitti.
Compagni, attenti, questa strategia è stata concordata da entrambe le parti circa un anno fa.
comunque
viva Zizek e viva Stalin !
Gianluca
12 maggio 2010 at 15:56
Povero sansonetti, cosa non si fa per avere un po’ di visibilita’ e vendere qualche copia in piu’. Siete come i fascisti, per voi solo disprezzo.
pavlov
12 maggio 2010 at 12:53
andrea colombo scrive:“Aho ma a questi mica je passa pella mente che uno po’ scrive ‘na cosa perché pensa che è giusta e non pe’ vende de più o pe’ fasse pubblicità. Roba da chiedese cosa c’hanno ner cervello: se vede che loro so’ fatti così. Poracci.”
il problema colombo è che conosciamo te e gli amichi tuoi. e già ti basterebbe questa come risposta. però, diciamocelo. te eri un regazzetto un po’ coglioncello e un po’ furbetto con la sveglia facile. un violentuccio cor pugnetto chiuso. un po’ coglioncello perché imbevuto de tutta una serie de cazzate che ora rinneghi. furbetto, perché alla fine sapevi che te saresti riciclato con un curriculum che ti avrebbe fatto sedere tra i coglioncelli come te nella lunga fila degli ex (tanto lunga regà che è difficile che è rimasto posto, ma quarcosa ve troveremo). gli illuminati de sta minchia. quelli che hanno sempre raccontato cazzate e poi pretendono de dà lezioni de cazzate agli “altri”. bene. questi de casapound te ricordano te quando eri giovane e cojone. je piace menà pe du cazzate mandate a memoria, ma alla fine lo sai che se siederanno su qualche poltroncina a sparà nuove cazzate. ne hai visti tanti di ex che il fiuto sarà allenato ormai. volemo parlà de pace. lasciamo perde che è meglio. avete ammorbato sto paese de mongostatici co’ le vostre cazzate, quando alla fine voi ve siete sistemati e i quattro cojoni che ve stavano a sentì so finiti a disperasse co le pere o a scaricà le cassette della frutta. bravi, bravi, bravi. non ti chiedo l’impossibile (de sparì, cosa geneticamente impossibile per l’esseri come te e l’amichi tua). ma armeno lasciace sfogà in pace. semo poveretti. ce basta mannatte affanculo un par de volte al giorno per senticce un po’ mejo.
p.s. a te e sansonetti, qui se parla romanesco ogni tanto perchè fori der raccordo ve conosce giusto ‘na vecchia rincojonita che se vede bruno vespa. queswto, ce lo so, ve comprendo, è teribbile pe’ chi cià l’ego come er vostro.
Un giovane compagno da Brescia
11 maggio 2010 at 22:52
con questo appello, per quanto mi riguarda, avete perso ogni credibilità, un esperimento di rottura interessante verso il mondo paludato della sinistra si è perso nei suoi contorcimenti.
buone intenzioni o meno il vostro appello era da respingere in tutti i sensi, e mi pare che il 99% della nostra area di riferimento la pensi cosi.
la democrazia E’ i suoi limiti.
E i limiti comprendono l’impossibilità di ricostituire il partito fascista, seppur in forme diverse e “movimentiste” (quante volte l’estrema destra una questa farsa, assieme al “non siamo nè di qua nè di là”?
davvero, sono estremamente deluso.
giusto i radicali potevano firmarlo, ‘sto appello.
e ora ne attendiamo uno sulla bontà dell’attuale leadership politica di Israele, perchè anche quei cattivoni di palestinesi continuano ad ostinarsi a chiedere – poverini – pace, terra e libertà.
mi dicono che fiamma nirestein (persona rispettabilissima, per carità) ha già pronto un bell’appello da far firmare AGLI ALTRI..
civilmente, ma delusamente
un giovane compagno da Brescia.