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Ma Berlusconi ora è più debole

Andrea Colombo Pubblicato da
il 23 aprile 2010.
Pubblicato in gli Altri, Politica.

L’inaudita violenza con cui Silvio Berlusconi si è scagliato contro Gianfranco Fini è una prova non di forza ma di estrema debolezza, sia sul piano politico che su quello della tenuta psicologica. Con alle spalle una maggioranza bulgara nella Direzione del Pdl e quasi altrettanto granitica nei gruppi parlamentari, il capo del Pdl avrebbe potuto tranquillamente almeno fingere di tendere una mano, come aveva sempre fatto in occasione delle precedenti e numerosi rotture.

Tanto più che, nel merito, il ringhioso premier aveva già ceduto, rinunciando alle riforme istituzionali con la stessa repentinità con cui aveva ingranato la retromarcia sulla riforma fiscale al primo abbaiar di Tremonti.  Ha preferito invece mettere platealmente in scena un vero e proprio massacro mediatico,  con punte di sincera e non mimata intemperanza isterica. In parte la scelta del premier significa probabilmente che dopo 16 anni spesi in un’arena che non gli è consona e che non ha mai amato come quella della politica, Silvio Berlusconi non ne può letteralmente più e non è più in grado di reggere le mediazioni e le trattative permanenti che sono indispensabili in qualsiasi regime politico, non esclusi quelli totalitari.

Sul piano politico, però, il discorso è ben più complesso. Circondato in apparenza da un esercito di cortigiani solerti nell’applauso e abituati a concordar sempre scodinzolando, il Cavaliere sa bene di doversi misurare, sottopelle, con un quadro ben diverso. Tenuto insieme solo dalla sua leadership, il Pdl ha dimostrato nelle regionali scorse di essere solo un mosaico di gruppi di potere locali rissosi e capacissimi, nei rispettivi territori, di disobbedire al sovrano. E’ una situazione destinata non a risolversi ma ad aggravarsi, perché il tallone di ferro del Carroccio costringerà inevitabilmente il governo a varare politiche fortemente penalizzanti per un meridione già massacrato negli ultimi anni, e pertanto a moltiplicare dissensi e malumori in aree consistenti del Pdl. Senza contare i rumori di sciabole che sono risuonati per mesi nei piani alti della reggia, e che certo non sono sfuggiti al monarca circondato ormai da dignitari di cui giustamente si fida ormai pochissimo.  Il pestaggio assembleare a cui si è  abbandonato il premier mira a rimettere in riga non solo Fini il fellone, ma anche tutte le aree solo formalmente obbedienti e tutti i baroni che hanno per mesi affilato i pugnali e riempito di veleno le loro boccette. E’ una scelta comprensibile, ma di corto respiro. L’esito dell’intemerata berlusconiana, sceneggiate a parte, è a tutti gli effetti una situazione di stallo e paralisi. Per evitare traumi e fratture, Berlusconi deve infatti rinunciare a qualsiasi velleità di concreta azione politica, e del resto ne ha sempre nutrite ben poco essendo sempre rimasto un affarista costretto dalle esigenze dell’azienda a sacrificarsi facendo politica.

Fini, però, ha esigenze opposte. Se non vuole trovarsi, tra uno o due anni, nello stesso vicolo cieco in cui si dibatte oggi, deve assolutamente mettere in campo il massimo di iniziativa politica, andando ben oltre la sterile guerriglia di dichiarazioni e di distinguo a cui si è limitato in qui. Per questo il centrosinistra farebbe bene a prepararsi da subito a elezioni politiche che ben difficilmente, ormai, arriveranno solo fra tre anni.

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6 Responses to Ma Berlusconi ora è più debole

  1. Aron Sperber

    11 giugno 2010 at 13:48

    sono un blogger austriaco

    ho letto il libro “Storia Nera” con molto interesse

    ho scritto questo articolo, influenzato dalla lettura del libro:

    http://aron2201sperber.wordpress.com/2010/06/08/le-4-piste-della-strage-di-bologna/

  2. francesco saverio

    24 aprile 2010 at 20:43

    Certo è che la situazione politico-economica italiana si fa sempre piu’ grave. Di fronte ad un possibile disintegrarsi del partito delle libertà, ormai casa di tanti potentati locali, ( in fondo in Puglia la destra ha perso perchè il vassallo di turno, Fitto, ha imposto il suo protetto), per contro abbiamo una sinistra avviata ad un lento ed inesorabile tramonto, fotocopia per tanti versi dell’avversario, priva di idee alternative sullo sviluppo di questa nazione anch’essa avviata così a spegnersi. Una sinistra che parla con una certa dose di faccia tosta ancora di fabbriche, quali, quelle di Vendola?, mentre quelle vere si avviano ad una veloce sparizione, che parla di riforme istituzionali masticando lo stesso linguaggio di Berlusconi, dopo il grande tradimento di Max, il baffino di ferro, una classe politica infine nel suo insieme, destra e sinistra, autoreferenziale dove parentopoli pare abbia preso il sopravvento. E se Fassino diceva vittoriosamente abbiamo una banca!, altrettanto fa oggi Bossi e compagni che vorrebbero anch’essi una banca….Insomma la specularità è la caratteristica di questi uomini politici da operetta. Intramontabili. Fini forse oggi è l’unico politico che segna una discontinuità nel grigiore complessivo del panorama politico italiano. Potrebbe rappresentare, se le cose evolvono naturalmente, il passaggio verso una politica ed un modo di intendere le cose piu’ moderno e consono alla realtà italiana. Le distanza prese da Berlusconi sono le giuste distante da un uomo che ha rivelato alla fine il suo vero volto di padre padrone, piuttosto rozzo, e circondato da una serie di vassalli e buffoni di piazza. La moderazione di Fini nel settore giustizia, che pure ha bisogno di riforme vere, non solo nel penale ma soprattutto nel civile per le lungaggini burocratiche di cui è affetto il sistema, la presa di posizione chiara contro l’ormai evidente strisciante razzismo ed egoismo dei leghisti, l’apprezzamento ricevuto da numerosi politici dell’area moderata e non, la dice lunga. Forse è arrivato il momento di nuove aggregazioni politiche, su basi chiare e principi certi, che poste le distanze dai tanti camaleonti in giro, ritrovando nelle nuove generazioni linfa vtale, dia l’avvio a una “cosa” nuova di cui il nostro paese ha tanto bisogno. Una ” cosa ” che dista ovviamente anni luce da quella di Occhetto! E Fini potrebbe essere il vero elemento nuovo catalizzatore di tutto questo. Stiamo esagerando?

  3. pietro ancona

    24 aprile 2010 at 16:46

    LA SCISSIONE NECESSARIA

    Se Fini, dopo la reazione di Berlusconi e dei suoi pretoriani alle sue critiche e dopo l’approvazione di una mozione finale che ricorda frasi e toni da centralismo democratico di memoria stalinista, resta nel PDL rischia di ridurre e derubricare a mera questione interna le sue posizioni. Posizioni che denunziano una crescente colonizzazione della ideologia leghista del PDL sempre più condizionato e vincolato dall’agenda dettata da Bossi. Quando Formigoni propone un reclutamento su base regionale degli insegnanti fa propria una rivendicazione identitaria dei leghisti che vogliono espellere
    dalla scuola, dalla magistratura, dalla pubblica amministrazione i quadri di provenienza esterna alla Padania. Il processo di leghizzazione del PDL è in fase avanzata ed impregna sempre di più la legislazione e gli atti del governo. Basti pensare alle tristi vicende del centocinquantesimo dell’Unità d’Italia ed alla proposta di sottoporre ad un esame di lingua italiana i commercianti stranieri.
    Nel Pdl non c’è alcuna possibilità che si cambi linea e che i valori di cui Fini si è fatto portatore, frutto di un sofferto ripensamento di sue precedenti convinzioni, conquistino il cuore e la maggioranza del Partito. Partito espressione di una borghesia illiberale che mostra il bastone. Basti pensare alle recenti dichiarazioni di Marchionne che, senza tanti giri di parole, invita i lavoratori italiani a piegarsi alle sue richieste pena il trasferimento della Fiat all’estero. Basti ricordare il trattamento che gli agrari della valle padana (e non solo loro) infliggono ai contadini indiani o rumeni. Il Pdl è espressione di un ceto imprenditoriale che si è fatto violento e che si riconosce molto nelle posizioni di Bossi anche se vota Berlusconi.
    Il nuovo Fini non sopravviverà nel PDL. Deve uscirne subito, creare un suo raggruppamento, agire in Parlamento come forza autonoma animata da una visione di destra civile. Se non farà la scissione
    è destinato a deperire oppure ad andare a Canossa ammesso che il Caudillo abbia voglia di riprenderlo e di perdonarlo. Se farà la scissione costringerà il PD che oggi lo fa cuocere nel suo brodo ad apprezzare le sue posizioni e da forza marginale potrà evolvere fino a diventare una significativa forza politica.
    La politica non è soltanto l’arte di barcamenarsi in una situazione data ma la realizzazione di ideali, di una utopia. Se Fini è davvero convinto, come sembra, della necessità di estirpare dall’Italia il tumore del razzismo e del sovversivismo del movimento nazifascista della Lega, ora e subito deve lasciare Berlusconi ed i suoi cortigiani, per intraprendere il duro cammino di un recupero della Costituzione e della Repubblica democratica. E’ il solo modo per liberarsi dalle gravi responsabilità di una quasi ventennale collaborazione con Berlusconi e Bossi.
    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it

  4. Paolo

    24 aprile 2010 at 10:30

    Ottimo articolo!!

    @alessandro
    Che la si smetta di chiamare Sinistra il Pd e Bersani! Le parole sono importanti…

  5. alessandro

    23 aprile 2010 at 16:46

    No, non sono d’accordo. Quella del Pdl è una crisi di crescita. La sconfitta della sinistra alle regionali segna l’inizio della sua scomparsa dalla scena politica italiana. La sinistra rischia di fare la fine dei mazziniani nella prima internazionale, dei monarchici durante la repubblica, o della sinistra argentina dopo i 20 morti fra i manifestanti del 2001. E c’è una ragione per la quale la sinistra rischia di scomparire dalla scena politica italiana: perché non ha dato una risposta alla globalizzazione. La sinistra (ho sentito Bersani al circolo della stampa a Milano) fa ancora l’apologia della globalizzazione, che dovrebbe essere governata meglio. La sinistra rifiuta di capire che la globalizzazione è fallita perché non ha nessun fondamento né economico né razionale. La globalizzazione è il frutto di una ideologia religiosa, al quale la sinistra aderisce. La strategia, e non le singlo scelte tattiche della sinistra, è completamente sbagliata. Con le elezioni regionali è cominciata la fine del suo insediamento sociale.

  6. pietro ancona

    23 aprile 2010 at 14:02

    Il coraggio di un leader

    Ieri Fini è stato nella fossa dei leoni. Un’assemblea ostile fin quasi a menare le mani, popolata di squallidi arnesi di regime, gente pronta alle ingiurie ed alle offese più gravi per il “ribelle” solo per farsi sentire e notare dal Caudillo ossessionato da un solo problema: ottenere le dimissioni del Presidente della Camera. Berlusconi ha chiuso la riunione con una votazione da Politburo: 159
    voti contro 11. Ma questi undici voti hanno spezzato l’incanto che tiene prigioniera l’Italia da anni. Undici persone coraggiose che hanno sfidato il linciaggio di una maggioranza fanatizzata dal culto delle personalità del ricchissimo miliardario che si sente onnipotente.
    Fini non si è fatto intimidire. La defezione di suoi ex “colonnelli” e l’isolamento non lo hanno scoraggiato. Ha elencato puntualmente quanto non condivide dei comportamenti e del progetto politico di Berlusconi. Una lunga serie di punti dall’immigrazione alla giustizia sui quali non si può non convenire. Ma la cosa più importante che ha detto riguarda la Lega che, dopo le elezioni regionali e la conquista di due importanti regioni del Nord, rischia di espandersi e di inghiottere nella sua visione razzista lo stesso elettorato del Pdl. La Lega che detta le riforme, che nega la mensa ai bambini e sepoltura ai musulmani, che attraverso Formigoni, vuole il reclutamento su base regionale degli insegnanti e che, ieri, ha proposto i contratti di lavoro su base territoriale, rischia di diventare
    l’ideologia e la politica di tutto il PdL e di guidarne una involuzione xenofoba e di rottura della coesione sociale e dell’unità nazionale.
    Berlusconi sa di avere perduto l’adesione o la sottomissione di Fini al suo progetto di riforme costitu
    zionali. Fa finta di aver perso interesse per esse ma in verità sa che se non demolisce la Costituzione cambiandone i principi non è destinato a fare ancora molta strada. La sua leaderchip è come una ameba insaziabile: ha bisogno di inghiottire quanto resta ancora delle regole e delle salvaguardie del diritto. Per quanto possa guastare forzando in Parlamento con leggi che, anche se ottengono il timbro del Capo dello Stato, restano scandalose e precarie, se non abbatte la legge fondamentale dello Stato
    non potrà mai diventare il dittatore d’Italia.
    Per questo deve sfrattare Fini da Presidente della Camera. Ma, come osserva giustamente Bobo, la Camera dei Deputati non è la Rai. Non sarà facile un pronunziamento o una sorta di impeachment.
    Alla ingiunzione di Berlusconi si è unito, con più di una accusa, il Presidente del Senato che ha sollecitato le dimissioni di Fini.
    Credo che sarebbe opportuna una nota del Quirinale a difesa delle Istituzioni. Non si può consentire al Capo del Governo di attaccare la Presidenza della Camera perchè occupata da persona che non la pensa come lui.
    Ieri Fini ha speso se stesso nell’ipotesi di una destra civile che torni ad isolare la Lega anche nel Nord. E’ evidente che per quanto Bossi voglia nascondere le sue reali intenzioni e la sua vera natura totalitaria (nel territorio controllato dalla Lega è difficile vivere se non si ostenta una cravatta verde), il suo obiettivo è una sorta di leghizzazione del PdL, scopo che Berlusconi sembra condividere per il suo forsennato obiettivo di cambiare le regole.
    A due giorni dal 25 aprile, un uomo proveniente dalla scuola di Almirante ma maturato attraverso un lungo percorso verso la libertà e la democrazia, ha dato un significativo contributo alla celebrazione della Resistenza e dei suoi valori racchiusi nella preziosa Carta Costituzionale che faremmo bene a non toccare mentre la minaccia del secessionismo e del razzismo incombono. Farebbe bene Napolitano a non sollecitare “coesione” verso “riforme” che oggi non potrebbero che essere disastrose per l’Italia.
    Unisco a questo scritto il testo del discorso pronunziato da Fini. Una sinistra consapevole dovrebbe
    prenderne atto e valorizzarlo: è la prima porta che si apre, dopo tanti anni, verso una possibilità diversa da quella imposta da Berlusconi e da Bossi e non adeguatamente contrastata dal PD.
    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it

    http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=5343&Cat=1&I=immagini/Foto%20A-C/bandierepdl_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Politica&Codi_Cate_Arti=27