Cos’è il pudore pubblico? Perché ad un certo punto della storia sociale e politica assume la connotazione di reato il suo “oltraggio”? Cos’è l’osceno? Che rapporto intercorre tra la produzione della norma giuridica e sociale e il controllo sulle singole condotte sessuali? Ma soprattutto a cosa è servita la rivoluzione sessuale dei ’70 se ci ritroviamo puntualmente a fare i conti con un moralismo di ritorno a tratti ridicolo, a tratti assai preoccupante sul piano degli effetti che produce? Di primo acchito potrebbero apparire delle domande desuete, un po’ fuori dalla storia, ma la stessa storia ci fornisce molti buoni motivi per renderci conto del contrario. Lo dimostrano a pieno titolo la vicenda Lario-D’Addario-Berlusconi o più recentemente le insinuazioni pubbliche sui possibili tradimenti vicendevoli tra Sarkozy e Carla Bruni.
Il pubblico pudore o il moralismo di ritorno, nonostante secoli di lavorìo critico attorno alla libertà sessuale, continuano ad occupare la scena pubblica producendo una serie immumerevole di “scandali”. Ma “scandalo” rispetto a cosa? Più che interrogarsi attorno alla mitica affermazione secondo cui il “personale è politico” questa domanda ci permette di muoverci anche e soprattutto su un altro piano. Ovvero sulle matrici fondative, bigotte e moraliste, che generano lo “scandalo” al punto tale da strumentalizzare lo slogan femminista per eccellenza senza aver mai tratto alcun insegnamento da esso. D’altronde se così non fosse Repubblica non avrebbe mai pubblicato le foto delle “escort”, vere o presunte, sulle sue pagine senza chiedere loro un consenso preventivo. Il personale può essere senz’altro politico, ma il privato non necessariamente deve diventare pubblico o siamo nel bel mezzo di un controllo sociale prescrittivo e sanzionatorio diffuso sulle condotte sessuali altrui.
Siamo, insomma, su un terreno subdolo e scivoloso attraverso cui si costruiscono “scandali sessuali” utilizzando, paradossalmente, modalità scandalosamente bigotte. Un corto circuito che ci riporta ai tempi del reato di “oltraggio al pubblico pudore”. Un vero paradosso del presente che Marcela Iacub, ricercatrice al CNRS, giurista e nota femminista francese ha provato a ricostruire in un libro bellissimo appena tradotto e introdotto in Italia da Graziella Durante (Dal buco della serratura. Una storia del pudore pubblico dal XIX al XXI secolo, pp. 328, Dedalo, euro 18). La sua tesi di fondo, felicemente provocatoria, è chiara: la nascita e la riforma della nozione di oltraggio al pudore pubblico, tanto quanto privato, si fonda su un’asimmetria prodotta dal moralismo, ovvero dalla logica secondo cui si punisce chi mostra lasciando tranquilli coloro che guardano e spiano. Ma non è solo questo.
La nozione di pudore ha a suo modo generato una spazializzazione del lecito e dell’illecito sul piano delle condotte dei corpi e delle condotte sessuali producendo gli stessi spazi pubblici e privati che, in un secondo momento, sono stati normati dai dettami dell’ordine sociale, dal diritto penale e dal diritto di famiglia. Non a caso in Francia l’oltraggio al pubblico pudore per molti anni, quasi un secolo, veniva punito solo se prodotto al di fuori delle pareti domestiche legittimando di fatto le condotte “spudorate” sul talamo nuziale. Così come la stessa nozione di pudore la si può capire bene solo se analizzata in relazione al diritto sul lungo periodo.
Dalla nascita della nozione di “oltraggio al pubblico pudore” ad oggi, ratificata dall’articolo 330 del Codice penale francese di ottocentesca memoria, la punibilità degli “immorali” e l’impunità degli “spioni” ha sostanzialmente trasformato la matrice del reato senza mai eliminarne l’elemento fondativo, ovvero il moralismo che lo produce. Come ci spiega bene la Iacub, attraverso l’analisi di una casistica socio-giuridica interminabile, l’oltrepassamento del concetto di pudore pubblico ha sdoganato la punibilità e il controllo del sesso nonché della sessualità dentro e fuori il matrimonio, ma il luogo di approdo è stato quello dell’istituzione del reato di “esibizione sessuale”.
Gli anormali, i “perversi”, gli “esibizionisti”, gli omosessuali, i trans, le prostitute con il loro “abbigliamento adescante” –come recitano le assurde ordinanze amministrative messe a punto dai sindaci italiani- sono oggi le nuove soggettività incarnate contro cui accanirsi per ristabilire un ordine sociale basato sull’ipocrita senso comune che permane in certa opinione pubblica. L’esito del superamento della nozione di pudore ha, in poche parole, favorito la criminalizzazione della sessualità, sia nello spazio pubblico che nello spazio privato, individuando figure specifiche contro cui fare crociate. Nonostante i processi culturali -prevalentemente sviluppati dal femminismo- di de-matrimonializzazione della vita privata, lo Stato, la sovranità giuridica e i mezzi di comunicazione di massa non sembrano aver perso l’abitudine di pontificare attorno alla sessualità esercitando su di essa un controllo soffocante.
Non a caso oggi la sessualità considerata “anormale” continua ad essere da una parte stigmatizzata e dall’altra strumentalizzata per finalità che trascendono la stessa libertà sessuale, sino ad azzerarla o sino a produrre una vera e propria contro-rivoluzione sessuale. E’ un libro importante questo della Iacub, nonostante quel suo atteggiamento, molto presente soprattutto in altri suoi testi, di reagire al perbenismo anteponendo le inesorabili leggi dell’illuminismo senza mai rendersi conto fino in fondo di quanto l’elemento soffocante della sessualità normata e criminalizzata provenga anche da quei saperi.
Un limite che, invece, aveva colto molto bene Foucault nella sua memorabile “Storia della sessualità” nel momento in cui spiegava il famoso passaggio consumatosi dall’ars erotica pre-moderna alla scientia sexualis della modernità. Peraltro un limite brillantemente riportato da Graziella Durante nell’introduzione al volume.
Ariel 54
4 maggio 2010 at 19:20
Moralismo? A me sembra solo una cortina fumogena molto comoda per giornalisti privi d’iniziativa e di idee.
E’ ormai noto che lo scandalo che ha coinvolto Clinton aveva il solo scopo di dare punti alla lobby delle armi e ad affosssare la riforma sanitaria della moglie.
Troppo facile? Non mi pare. In Italia sono anni che non si parle dei problemi seri di questa nazione sui generis: la scuola, per esempio interessa solo a Formigoni? Pare di dì. Per troppi andava bene prima della Gelmini. Ma dove vivono? Ma cosa leggono? Appunto.