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Intervista a Di Pietro: “Bersani, ora smonta il Pd”

Davide Varì Pubblicato da
il 4 aprile 2010.
Pubblicato in gli Altri, Politica.

Tonino Di Pietro non le manda a dire, non l’ha mai fatto, e come d’abitudine dice pane al pane e vino al vino. C’è l’ha col Pd, «sotto scacco, ostaggio delle misere oligarchie locali che scelgono i candidati sbagliati», ma salva Pierluigi Bersani: «Un galantuomo affidabile e capace che però deve fare piazza pulita nel suo partito». Poi le solite bordate contro il Cavaliere al quale promette nuove battaglie «fino a che non riusciremo a cacciarlo». Ma c’è anche il Di Pietro di governo, il riformista che nel momento in cui distrugge pensa al dopo che è con la mente al 2013, alle elezioni politiche che, dice lui, sono dietro l’angolo. E se gli chiedi se ha in mente di candidarsi come candidato premier, lui ti spiazza: «Io sono un centravanti di sfondamento. Ognuno deve fare il proprio lavoro, assecondare i proprio talenti e metterli a disposizione per il bene comune. No, nel 2013 non sarò io il candidato del centrosinistra».

Senatore, da dove si riparte?

Si riparte da noi, si riparte dall’Idv. I risultati elettorali sono chiari e premiano le nostre scelte, la nostra politica. Possiamo senz’altro affermare che l’Idv sta al centrosinistra come la Lega al centrodestra. Proprio come il partito di Bossi, siamo noi il perno dell’alleanza del futuro. Abbiamo consolidato la nostra presenza nel territorio. Insomma, abbiamo azzeccato tutto.

Eppure Berlusconi continua a vincere…

Non direi. Non è Berlusconi che ha vinto, è il centrosinistra che ha perso. E in tutto questo, l’Idv è l’unico partito di centrosinistra che aumenta i proprio consensi. Per questo ci proponiamo come punto di riferimento dinamico per la costruzione dell’alternativa. Abbiamo raggiunto maturità e consapevolezza politica. Le nostre scelte, le nostre battaglie e le nostre idee erano giuste, tutti devono riconoscerlo. E continueremo così fino a che non saremo riusciti a cacciare Silvio Berlusconi. Un traguardo molto più vicino di quel che non si creda.

Si sta candidando come premier per il 2013?

No, non ci penso nemmeno. Io so bene qual è il mio ruolo: io sono un centravanti di sfondamento. Il prossimo candidato premier dovrà essere una figura di pacificazione.

Pacificazione? E’ proprio Di Pietro che parla? E’ il guerriero di Montenero di Bisaccia?

Certo, una volta mandato a casa Berlusconi bisognerà trovare una persona di alto profilo che possa rappresentare la parte migliore di questo paese. Una persona preparata e capace. Un riformista che sia in grado di guidare il paese fuori dalle secche in cui è impigliato, fuori dalla palude in cui è risucchiato.

Sembra il ritratto di Romano Prodi…

No, ma quale Prodi. Per carità, Prodi è un persona capace e competente ma noi dobbiamo guardare avanti.

E se il prossimo candidato premier fosse Vendola?

Ci andrei molto cauto. La vittoria di Vendola è molto importante, peraltro ha vinto anche grazie al nostro appoggio, ma la sinistra storica ha fatto il suo tempo. Serve qualcosa di diverso, serve una persona capace di cogliere la dinamicità dei tempo. Vendola pensi a governare bene la Puglia…

Insomma, chi ha in mente quando pensa al prossimo leader del centrosinistra?

Vuol sapere la verità?

Certo…

Non penso proprio a nessuno. Per il semplice motivo che non vedo nessuno all’orizzonte, nessuno che abbia queste caratteristiche. Di una cosa però son certo: il prossimo candidato premier dovrà essere una persona in grado di unire, di ricompattare i mille rivoli in cui si è persa la sinistra. Un riformista, un liberale, solidale che metta fine al frazionismo e alla moltiplicazione dei micropartiti di sinistra.

E’ per questo che il centrosinistra non ha vinto? Per il frazionismo?

Certo, per questo e per le correnti interne al Pd.  Non possiamo infatti dimenticare che il Pd ha una grande responsabilità. Io rinnovo la stima e il mio impegno per costruire una coalizione vincente, ma nello stesso tempo chiedo al Pd di liberarsi delle correnti che lo attraversano, dei piccoli satrapi locali che decidono le candidature per interesse personale, per mantenere piccole fette di potere e di controllo. Chiedo dunque a Bersani, persona di cui ho grande stima, di liberarsi di questi personaggi. Voglio citare un caso emblematico, un caso, peraltro, che riguarda il mio Molise: per fare un dispetto a Di Pietro, il Pd locale ha deciso di presentare due candidati del centrosinistra a Montenero e due a Termoli. Io non ho fatto questioni per correttezza, non ho creato problemi perché antepongo il bene della coalizione ai miei interessi. Il risultato di tutto ciò è stata una prevedibile sconfitta. Gli elettori di centrosinistra hanno trovato due candidati e, come era ovvio, i voti si sono dimezzati facendo vincere il centrodestra. Ecco, questo modo di far politica proprio non va bene. Bersani deve mettere mano al proprio partito e fare un po’ di pulizia sennò non se ne esce vivi. Si deve giocare per vincere e non per preservare i posti di potere dei funzionari di partito.

Pensa a qualcuno in particolare?

Certo che ho in mente qualcuno. Ho in mente nomi e cognomi. Tanto per cominciare penso alla candidatura calabrese di Loiero: una batosta annunciata. Non capisco purché il Pd non ha deciso di appoggiare il nostro candidato, il nostro Callipo: persona capace e per bene. Poi penso anche alla candidatura di Emma Bonino nel Lazio. Ma come si fa! Come si fa a presentare una “mangiapreti” nel cuore del papalismo. Io stimo Emma Bonino, ma candidare lei è stato come infilare un dito nell’occhio dei nostri elettori. Infine il Piemonte: lì il centrosinistra aveva un candidato che avrebbe fatto “a pezzi” Cota. Era Sergio Chiamparino. Ma per i soliti veti incrociati, per le solite alchimie incomprensibili agli elettori si è preferita Mercedes Bresso. Stesso discorso per quel che riguarda la Campania. Noi abbiamo appoggiato Vincenzo De Luca per responsabilità, ma anche lì c’erano candidati che avrebbero potuto far meglio.

Parliamo di Grillo: è preoccupato del suo piccolo exploit? Pensa che rubi voti alla sua lista?

Preoccupato? E perché dovrei essere preoccupato. Sento dire in giro che il Piemonte è andato perso per colpa di quel 3% di Grillo. È come prendersela col medico invece di cercare di sconfiggere la malattia. Grillo non è né di destra né di sinistra. Lui rappresenta un voto di protesta noi invece siamo impegnati per la costruzione di un’alternativa. Ma io rispetto lui e i suoi elettori.

Quando parla di alternativa pensa anche all’Udc? La passione di D’Alema per Casini sembra ancora accesa…

Casini sta cazzeggiando, lasciamolo continuare. Io sarò impegnato ogni giorno a dare battaglia a Berlusconi, alla sua cricca di potere. Siamo pronti a scendere in piazza, siamo pronti a partire con i referendum e a dare battaglia in Parlamento per denunciare l’assenza di questo governo nei confronti delle necessità  vere dei cittadini. Noi vinceremo e Berlusconi andrà a casa.

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4 Responses to Intervista a Di Pietro: “Bersani, ora smonta il Pd”

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  3. francesco saverio

    4 aprile 2010 at 13:06

    Ci vuol dire questo masaniello dell’ultimora, satrapo dell’Italia dei valori…..immobiliari (?), come abbia fatto ad acquisire un patrimonio immobiliare di ben quasi 11 o 12 immobili in tutta Italia in pochissimi anni? Ci vuol parlare della differenza tra l’associazione italia dei valori, e il partito italia dei valori?
    Ci vuole illustrare le tappe della sua vita sino alla laurea in legge e l’inizio della carriera di magistrato?
    Cosa ci faceva in America Latina agli inizi della sua carriera di magistrato? Uomo del controspionaggio italiano? Ha distrutto un’intera classe politica, con un occhio di riguardo per il solo ex PCI. Ha poco da far prediche. Se ha proprio qualcosa da dire, perchè non si fa promotore di una campagna mediatica per ridurre o quantomeno contenere i lauti stipendi della casta dei magistrati ingiudicabili di fatto, del CSM che vuole aumentarsi le più che laute prebende, dei politici nazionali e regionali che sono scandalose! Che ne direbbe di un assegno di 3500 euro per tutti questi indefessi lavoratori e suoi amici? Che ne dice del doppio finanziamento dei partiti, quello pubblico e quello attraverso le tangenti, oramai “strutturate”. Se fossi in Bersani diffiderei di tal persona e aggiungerei pure diffidate, diffidate gente….!

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