Ru486, disobbedienza contro l’integralismo

Angela Azzaro Pubblicato da
il 2 aprile 2010.
Pubblicato in Cultura, Donne, gli Altri.

La carta d’identità della Lega vittoriosa, se ancora qualcuno avesse avuto dei dubbi, si è immediatamente chiarita. A urne ancora calde hanno lanciato il grido di guerra: no alla pillola abortiva RU486. No alle libertà delle donne di decidere sul loro corpo. Il farmaco, che formalmente è entrato in vigore dai ieri, ha infatti ricevuto lo stop di Cota, neogovernatore in Piemonte, e di Zaia, neogovernatore del Veneto.

I due esponenti leghisti hanno detto che nei “loro” ospedali la pillola abortiva non verrà distribuita. Con il plauso della Chiesa per bocca di monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e cappellano di Montecitorio.  Una boutade quella dei due leghisti che non ha appigli legali ma che sicuramente rende ancora più difficile la vita della RU, già resa complicata dal dibattito se debba o non debba essere somministrata con l’obbligo di ricovero.

In molti paesi Europei, in testa Germania e Francia, dove la pillola è utilizzata da molti anni, la somministrazione avviene sì in ospedale ma con una procedura molto più “laica”: la donna che fa questa scelta prende tre pillole iniziali e va a casa. Il terzo giorno torna in ospedale dove prende una nuova pillola che provoca l’espulsione del feto. Solo dopo l’ecografia, la donna potrà tornare a casa. E’ un protocollo sicuro per la salute delle donne. Ma è anche un metodo che permette di conservare la privacy e di non subire una ospedalizzazione forzata, che può rendere psicologicamente più duro l’intervento. In Italia questo metodo è stato sperimentato con ottimi risultati.

Il ministero della Salute, invece, dopo un tira e molla  con l’Agenzia del farmaco, ha dato indicazione alle Regioni di agire secondo il regime stabilito dalla legge 194, quindi prevedendo l’obbligo dell’ospedalizzazione. Ogni Regione, per quanto riguarda la sanità, gode però di autonomia e può decidere quale sia il protocollo migliore.  Il segnale che arriva da queste elezioni fa temere il peggio. Cota e Zaia non sono soli. Anche Renata Polverini, vincitrice nel Lazio, ha fatto sapere che la RU verrà somministrata solo in ospedale, mentre Formigoni, che nei “suoi” ospedali ha avvantaggiato gli obiettori di coscienza fa sapere addirittura che la pillola abortiva va contro la 194, legge che comunque lui ha fatto in modo che diventasse carta straccia.  Davanti a tanto odio nei confronti delle donne, perché di odio si tratta, vengono in mente una considerazione e una proposta.

La considerazione. Il fatto che la Lega abbia affidato l’overture del suo governo alla lotta contro la libertà femminile, significa che l’analisi sul radicamento del partito di Bossi nel territorio è vero. Ma è anche vero che quel successo è frutto di un’idea di società, di una visione del mondo che non si può spiegare solo con il radicamento o con la difesa di interessi strettamente economici o sociali. La sinistra se vuole vincere deve essere capace di fare altrettanto: offrire una visione del mondo, un’idea forte di società che sia evidentemente nettamente opposta a quella della Lega. In questi anni, la sinistra non è stata capace di farlo.

La proposta. Le prese di posizione di Cota e Zaia, ma per molti versi anche quelle di Polverini e di Formigoni, sono anticostituzionali (basti solo citare il diritto alla salute) e comunque vanno,  soprattutto nel caso dei due governatori leghisti, contro leggi dello Stato. Alla loro illegalità, si può rispondere in un solo modo: la disobbedienza. De medici, che devono usare la RU anche in Piemonte e in Veneto. Delle donne: che possono e devono firmare per non essere ospedalizzate. Non arrendiamoci alla loro inciviltà.

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11 Responses to Ru486, disobbedienza contro l’integralismo

  1. Daniela Greco

    Daniela Greco

    12 aprile 2010 at 15:54

    D’accordo con Angela e con Anna.
    @Rita: l’immagine della donna “vulnerabile” e “ fragile” a me sembra un pò rievocare una immagine della donna minus habens che, a causa della sua debolezza, ha bisogno di un appoggio esterno (ospedale) e che qualcuno (Stato o Chiesa o entrambi) decida per lei.
    L’aborto non è un momento di fragilità, è una decisione dolorosa che spetta alla donna: il punto è questo è va tenuto fermo.
    E poi la disobbedienza è una azione collettiva e non pone chi la attua in una posizione non adulta, come scrivi. Forse in una posizione “non adulta” si mettono le donne quando le si definisce “fragili” creature esposte alle intemperie.

  2. Anna Simone

    Anna Simone

    3 aprile 2010 at 17:49

    Condivido dalla prima all’ultima parola l’articolo di Angela e dico a Rita: se lei è una femminista perchè non rispetta quella straordinaria idea fondativa dello stesso femminismo secondo cui devono essere le donne a decidere del loro corpo? Se si accetta la sovranità dello Stato su questo decade a priori la ragione per cui il femminismo esiste.

  3. francesco saverio

    2 aprile 2010 at 19:46

    I signori della Lega, come anche il Pdl, hanno sostanziamente tollto la maschera dal proprio volto. Chi pensava che tra i leghisti gli ottusi fossero solo una minoranza, si era sbagliato di grosso, chi pensava che tra i liberali del PDL prevalesse l’autonomia laica del pensiero, ancora una volta si è sbagliato. Pur di raccattare i consensi cattolici o per meglio dire di un clericarismo sotto vuoto, e di una Chiesa a brandelli, tra pedofilia e direttori pescati con le mani nel sacco nel proprio scandaletto sessuale, fanno finta di non sapere e di dare ordini. Agli stolti, ai montanari del nord.
    Ignorano crassamente la Costituzione, le leggi dello Stato, ignorano che già esiste la pillola del giorno dopo, che l’aborto è previsto dalla legge 194. Continua intanto a mettere il naso negli affari italiani il buon(sic!) Ratzinger, in buona compagnia dei suoi amici di centro, l’unione dei camaleonti, che predicano bene la morale cattolica e razzolano male. Come il genero del palazzinaro romano, dell’IO CENTRO sempre,purtroppo, che della croce cristiana ne ha fatto una spada. Sposato, divorziato, risposato, alla faccia del Papa edella morale. Il signor Ratzinger è davvero un buona compagnia!

  4. Rita Charbonnier

    2 aprile 2010 at 18:34

    Certo, il momento dell’aborto è per ogni volta diverso, così come il momento del lutto è diverso per ogni essere umano… ma non si può onestamente sostenere che non si tratti di un momento di fragilità: altrimenti lei stessa non avrebbe parlato di “andare a casa e stare tranquille vicino alle persone che ti vogliono bene”. Non crede?
    Quello che voglio dire, da donna, femminista e persona che conosce l’argomento, è che in momenti drammatici come il presente, nei quali si calpestano le esigenze delle donne, non mi sembra opportuno incitare le donne stesse a una ribellione individuale. Soltanto l’azione collettiva può dare forza. E’ ovvio che chi intende abortire con la RU 486 firmerà per andarsene a casa. Ma non è una soluzione del problema, e non lo sarebbe neppure se tutte le donne d’Italia individualmente lo facessero: sarebbe soltanto una scappatoia. La “disobbedienza”, letteralmente, pone chi la attua in una posizione non adulta.

  5. Angela Azzaro

    angela azzaro

    2 aprile 2010 at 17:33

    A stefano: sono perfattemente d’accordo. se a volte anche noi ti sembriamo faziosi (come effettivamente siamo) lo facciamo anche per mettere l’accento su questioni secondo noi dimenticate. Riannodare le storie, i conflitti, le analisi: questa è la sfida. Altra cosa però è vedere il giustizialismo come panacea di tutti i mali. Tu mi dici: ma se la tua critica è solo contro il giustizialismo alla fine sei speculare pure tu. Cioè si crea un meccanismo perverso: berlusconi/antiberlusconi e dall’altra anti-antiberlusconi/antiberlusconi. forse. ma con il settimanale Gli altri non credo che ci siamo fermati a questo: stiamo provando tenacemente e impopolarmente a costruire… altro.

    A rita: il momento dell’aborto è per ogni donna diverso. non condivido quindi questa analisi che vede le donne al momento di abortire come tutte fragili. Dipende. Può essere come non può essere. in ogni caso la fragilità non impedisce di fare delle scelte, come quella di andare a casa e di stare tranquille vicine alle persone che ti vogliono bene invece di restare in ospedale per seguire i dettami di chiesa e stato. il dibattito di questi anni ha fatto di tutto per colpevolizzare le donne e metterle sotto accusa, sottrarsi a questo gioco dà solo forza.

  6. Stefano Ciccone

    stefano ciccone

    2 aprile 2010 at 13:57

    solo un’osservazione a margine dell’articolo di Angela che ovviamente condivido. Nelle analisi post voto, anche sul manifesto torna l’idea che occuparsi di questi temi sia un errore perchè allontana dalla concretezza a cui invece la lega e altri guarderebbero radicandosi nei territori. Invece la lega, appena dopo le elezioni sceglie questo terreno tutto simbolico e riguardante i diritti civili, i corpi., l’etica, il rapporto con la religione. Allora forse dovremmo smettere di dividerci tra chi accusa gli altri di essere giustizialisti, o di occuparsi di gay e bioetica invece di operai. Il problema è come costruire nessi di senso. La lega, in negativo, è capace di fare riferimento a un universo coerente in cui il riferimento a valori identitari, l’ostilità verso l’immigrato e al tempo stesso l’insofferenza verso le regole, l’ipocrisia del consumo privato, l’evasione fiscale, lo sfruttamento del lavoro nero dei migranti, corrispondono tra loro. Proviamo a uscire dalla sindrome dell’allenatore della nazionale in cui ognuno di noi ha la sua formazione tipo e proviamo a riannodare i fili tra noi.

  7. MsRedPepper

    2 aprile 2010 at 13:45

    Italia annozero. Donne si torna alla gogna della sacra romana chiesa. Il diktat è chiaro abortirai con dolore! Torniamo in piazza adesso, subito. E costringiamo la sinistra, quella di Vendola, a farne un punto di discussione con i pezzi della Federazione della sinistra, stiamo affogando in un regime leghista e fascista e l’aria è sempre più rarefatta. Se quel che resta della sinistra e la nuova “narrazione” della società e dei diritti che arriva dalla Puglia non decidono, ora, di trovare un punto di discussione alternativo, anche al Pd, ma soprattutto al medioevo catto-leghista, non si va da nessuna parte. E finiranno per tornare le mammane e gli ambulatori clandestini. No grazie!

  8. aurelio mancuso

    2 aprile 2010 at 12:14

    Direi che l’articolo è perfetto e che sarebbe ora che fosse lanciato un segnale chiaro…bisogna essere in tante e in tanti a reagire. A Torino e in ogni dove

  9. Rita Charbonnier

    2 aprile 2010 at 12:05

    Temo che l’interruzione di una gravidanza sia per ogni donna che la vive (e moltissime donne l’hanno vissuta e continuano a viverla, come sappiamo, anche cattoliche) un momento di dolore, fragilità e solitudine, e che quindi sia un po’ forte la proposta di disobbedire all’imposizione del ricovero. Significa affidare la responsabilità della resistenza alla parte più vulnerabile.

  10. Ambrogio

    2 aprile 2010 at 11:58

    Grazie per l’articolo…

    Questa è l’ennesima “modernità medievale ” della Lega.
    La scienza al servizio di tutti non vedrà in Cota, Zaia o altri omini alcun freno.
    La gente ha già scelto il progresso. Le donne sono “avanti”.
    Ecco una “smagliatura” ( a voler essere buoni ) in cui infilarci per riportare alla ragione i faziosi della Lega.

  11. carla

    2 aprile 2010 at 11:44

    se avesse vinto bonino, almeno nel lazio sarebbe stato tutto diverso. qualcuno dovrà chiederle scusa per non averla abbastanza sostenuta